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"Rieducare" i detenuti nel Mezzogiorno attraverso il lavoro

Sviluppare competenze e creare nuove opportunità occupazionali sono azioni base per un buon percorso attivo e responsabile di inserimento nel mercato del lavoro e questi processi concreti divengono ancora più centrali quando si incernierano su un percorso di rieducazione e reinserimento nel contesto sociale, come nel caso dei detenuti.

Come sancisce l’articolo 27 della Costituzione Italiana, il fine della pena detentiva è la rieducazione ed è chiaro come uno “strumento” assolutamente funzionale a questo obiettivo sia proprio l’integrazione nella società, attraverso lo svolgimento di un proprio lavoro. Spesso il periodo detentivo aliena dal “resto del mondo” ed è quindi importante riuscire a “mantenere in vita” o comunque “rivitalizzare” competenze e professionalità delle persone durante la detenzione.

Secondo dati recenti, fino allo scorso anno, circa un detenuto su tre era lavoratore, statistica che si può sempre migliorare, ma che è comunque tendenzialmente in crescita nell’ultimo decennio. Con grande finalità sociale, all’interno di un contesto nazionale sempre più attento al tema, si inserisce appieno l’iniziativa “E vado a lavorare”, lanciata dalla nota “Fondazione con il Sud”, che con questa call intende promuovere appunto il reinserimento sociale dei detenuti nel Mezzogiorno attraverso il lavoro.

In ballo per questa seconda edizione 2019 ci sono 2 milioni e mezzo di euro di risorse private, che finanzieranno specifici interventi in grado di dare una “seconda possibilità” ai detenuti degli istituti penitenziari delle regioni:

  • Basilicata;
  • Calabria;
  • Campania;
  • Puglia;
  • Sardegna;
  • Sicilia.

La call richiama quindi all’impegno sociale tutto il Terzo Settore del Sud Italia che potrà partecipare presentando proposte concrete di progetti che favoriscano il reinserimento dei detenuti nella società, grazie anche alla valorizzazione e nobilitazione di sé stessi attraverso il lavoro. L’obiettivo finale è quindi quello di sviluppare, far nascere e garantire esperienze di lavoro vere e proprie durante il periodo detentivo dei condannati, in modo da favorire poi per loro un futuro, anche professionale, all’interno della società di riferimento.

Le esperienze lavorative di cui sopra dovranno svolgersi durante il periodo detentivo inflitto, all’interno o all’esterno delle carceri, tramite realtà già consolidate o anche soggetti nuovi, appena o da poco costituiti, caratterizzati da virtuose capacità e intenzioni di imprenditoria sociale. Inoltre, grazie alla collaborazione attiva con il Ministero della Giustizia e Anci potranno essere protagonisti dell’iniziativa sociale anche progetti di pubblica utilità e volontariato.

Tutti i dettagli utili dell’iniziativa “E vado a lavorare” sono reperibili sul testo completo del bando. Per partecipare è necessario registrarsi e fare domanda sul portale di riferimento Chàiros, entro e non oltre il 19 giugno 2019.

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