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Servizio Civile Universale, la nuova legge spiegata da Luigi Bobba

Arriva con il servizio civile universale (SCU) il primo tassello della riforma del Terzo Settore avviata con la Legge delega n.106/2016.

Il Decreto Legislativo n.40/2017 è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 3 aprile 2017 e rivoluziona il modo di vivere il volontariato per i giovani. La nuova disciplina conferma il valore civico di questa esperienza, individuando tra le sue finalità la difesa non armata e non violenta della Patria, l’educazione alla pace tra i popoli e la promozione dei valori fondativi della Repubblica. Si realizza così uno strumento di cittadinanza attiva rivolto alle nuove generazioni.

Le novità del servizio civile universale interessano, innanzitutto, la platea dei beneficiari. Sono ammessi i giovani che abbiano compiuto i diciotto anni di età e non abbiano superato il ventottesimo anno. È svolto su base volontaria da cittadini italiani e cittadini comunitari. La partecipazione è estesa anche ai giovani stranieri regolarmente soggiornanti in Italia. 

Vengono ampliati i settori di intervento permettendo ai partecipanti di svolgere esperienze molto diverse tra loro. Si passa dall’assistenza alla promozione ambientale e culturale nelle sue molteplici sfaccettature, fino all’agricoltura sociale e in zone di montagna.

Il periodo di volontariato può avere una durata variabile tra gli otto e i dodici mesi – secondo il singolo Programma di intervento – e svolgersi in Italia, oppure all’estero. Per poter vivere la loro esperienza al meglio, è garantita ai partecipanti un’adeguata formazione di almeno ottanta ore, di tipo generale e specialistico.

Il nuovo servizio civile è stato progettato in un’ottica di flessibilità, permettendo la complementarietà con altre tipologie di attività. L'impegno orario richiesto ai volontari  consiste in venticinque ore settimanali complessive, per un monte ore massimo di 1.145 ore per i percorsi annuali e di 765 ore per quelli di otto mesi. Ai ragazzi è riconosciuto un assegno mensile per il servizio svolto, esente da tassazione, che non incide sullo stato di disoccupazione.

Il testo della norma interessa anche i rapporti tra le diverse istituzioni, stabilendo le differenti funzioni dei soggetti coinvolti e istituendo un organismo dedicato al confronto come la Consulta nazionale per il servizio civile universale.

Il SCU è finanziato dal Fondo nazionale per il servizio civile e la Presidenza del Consiglio dei Ministri ne gestisce la programmazione, l’organizzazione, l’attuazione e l’Albo degli enti - pubblici o privati - che partecipano con i loro progetti. Le Regioni e le Province Autonome di Trento e Bolzano possono svolgere, in via sussidiaria, funzioni legate alla gestione e alla valutazione dei progetti, previo accordo con la Presidenza.

È previsto il riconoscimento delle competenze acquisite durante l’esperienza di servizio civile universale. Con accordo sancito in sede di Conferenza Stato – Regioni saranno infatti definiti i criteri per il riconoscimento e la valorizzazione delle competenze acquisite dai volontari, in funzione del loro utilizzo nei percorsi di istruzione e in ambito lavorativo. Questo conferma il valore del servizio civile non solo come strumento di cittadinanza attiva, ma anche di occupabilità  per chi sta entrando nel mondo del lavoro. Inoltre, anche le Università potranno prevedere il riconoscimento di eventuali crediti formativi universitari per le esperienze svolte tramite il SCU.

Sono tante le novità previste così come le opportunità concrete che un’esperienza di servizio civile può offrirti. Ne parliamo con il Sottosegretario di Stato presso il Ministero del lavoro e delle politiche sociali Luigi Bobba che ha seguito da vicino questa riforma. 

Ormai il servizio civile universale è legge. Cosa si offre in più ai ragazzi rispetto al passato? 
Sono cinque gli elementi di innovazione. Il Servizio Civile cambia nome diventando Servizio Civile Universale, non più Nazionale. Non è un cambio meramente nominalistico. Aggiungendo  l’aggettivo “universale” si intendono creare le condizioni affinché tutti i giovani che vogliano svolgere questa esperienza - in forma volontaria -lo possano fare. Oggi abbiamo 50mila giovani impegnati nei progetti;  questa è una crescita esponenziale rispetto al passato. Le domande pervenute sono all’incirca 85mila, un numero che rappresenta un potenziale di richiesta che vorremmo soddisfare pienamente. Il secondo cambiamento importante è che il Servizio Civile si apre ad una dimensione europea: i progetti che saranno presentati potranno prevedere fino a tre mesi in un altro Paese dell’Unione Europea. In questo modo si darà un respiro internazionale a questa esperienza, anche sull’onda dell’iniziativa del Corpo Europeo di Solidarietà lanciata dalla Commissione. La terza novità nasce dalla maggiore attenzione nei confronti delle esigenze dei partecipanti che sono state evidenziate negli ultimi tre lavori di ricerca elaborati tra il 2016 e il 2017. Avremo un Servizio Civile più flessibile perché la durata potrà variare tra gli otto ed i dodici mesi, secondo la tipologia del progetto e l’impego del giovane. Le ore minime settimanali diminuiranno da 30 a 25, consentendo un’integrazione con lo studio e  le piccole attività lavorative. Ulteriore novità è l’inserimento di una norma dedicata ai ragazzi più svantaggiati, i NEET. Questo nasce dalle rilevazioni effettuate  sui partecipanti che hanno svolto il Servizio Civile all’interno del Programma Garanzia Giovani che mostrano come questa misura sia stato un buono strumento di inserimento lavorativo. Il quarto punto di novità è l’apertura ai giovani stranieri - anche non comunitari - regolarmente soggiornanti in Italia, recependo le indicazioni della Corte Costituzionale a riguardo. Passiamo al quinto punto: il Servizio Civile avrà una programmazione triennale, dando maggiore certezza agli enti accreditati che sapranno i prioritari settori di intervento e le risorse destinate. Questi soggetti potranno fare così  un investimento orientato sui giovani. Infine, abbiamo introdotto un’attestazione delle competenze creando un ponte tra il Servizio Civile ed i successivi percorsi professionali.

Questo ultimo elemento di novità evidenzia il valore aggiunto che offre il Servizio Civile a chi si affaccia al mondo del lavoro. Il riconoscimento e la valorizzazione delle competenze saranno  immediatamente spendibili e come? 
L’attestazione  - sul modello dello Youth Passport - non ha un valore formale ma coinvolge l’ente e il giovane nel definire gli obiettivi del progetto e nel verificarli strada facendo. Da un lato l’attestazione permette una crescita di consapevolezza per il giovane delle proprie capacità e  competenze, comprese quelle trasversali (le cosiddette soft skills). Dall’altro lato, questo strumento rappresenta un impegno da parte dell’ente nell’essere coerente con gli obiettivi progettuali, in particolare con il ruolo e il tipo di funzioni date al volontario. In pratica, questo tipo di riconoscimento ha un valore promozionale, diverso dalla mera formalizzazione.

Dai dati divulgati, il 16 marzo scorso, dalla ricerca svolta dall’INAPP su un campione di 1.000 volontari che hanno svolto il Servizio Civile nell'ambito del programma Garanzia Giovani, è emerso come un terzo di loro abbiano avuto accesso ad un percorso di formazione o di inserimento lavorativo grazie a questa esperienza. In che modo pensa che il  volontariato abbia migliorato l’“occupabilità” dei partecipanti? Il Servizio Civile permette di acquisire delle nuove competenze e creare delle relazioni. I giovani che hanno partecipato con questa misura al Programma sono stati messi alla prova con un impegno diretto sul campo. Questo consente sicuramente ai ragazzi di uscire da quella zona di limbo dell’inattività, ponendo le basi per una successiva occupazione o per la ripresa di un percorso formativo (14% del campione oggetto dell’ultima indagine INAPP). Possiamo dire che quasi la metà dei partecipanti ha avuto un effetto positivo di “attivazione” ed è un buon risultato, considerato che parliamo di ragazzi che partivano da  una situazione di svantaggio.

Ci saranno nuovi bandi rivolti ai NEET? 
Questo si potrà dire con certezza appena sarà formalizzata  Garanzia Giovani 2.0, la seconda fase del Programma che è in corso di definizione. Considerando questi buoni risultati l’orientamento sarà quello di proseguire nella strada che è stata intrapresa. Nel frattempo nel 2017 sono previsti bandi per 50mila giovani, rivolti anche a coloro che non solo NEET.

Il Servizio Civile è solo il primo passo di una riforma organica del Terzo Settore. Quali novità riservano ai giovani le prossime tappe di attuazione della riforma? 
La riforma intende favorire e sostenere sia le occasioni di impegno volontario e civico nel mondo associativo, sia l’economia sociale. Su quest’ultimo punto stiamo predisponendo le norme che regolano le imprese sociali. Pensiamo che sia una buona base per sviluppare delle nuove opportunità di lavoro. 

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