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Sostenibilità e innovazione: nella moda la rivoluzione è green

Come ogni rivoluzione che si rispetti, anche quella verde – annunciata da tempo e ormai in atto – tende a investire ogni settore. E così se è lecito aspettarsi un rinnovamento radicale nelle pratiche industriali, dall’emissione dei gas fino ai carburanti per le vetture, e ancora nel settore dell’agricoltura o delle energie sostenibili, meno scontato è associare una parola come “green” al campo della moda. Ebbene, il processo è in atto, è già iniziato, e anche in Italia i movimenti registrati in questo comparto sono sempre più visibili, da Roma a Milano, epicentro della moda non solo nazionale.

È il caso, ad esempio, dell’iniziativa “Innovazione per una moda sostenibile. Uno sguardo al femminile”: promossa da Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi intende avvicinare Italia e Regno Unito attraverso il Comitato Imprenditoria Femminile e il Tavolo Giovani della Camera di commercio, in collaborazione con il Consolato Generale britannico a Milano. Obiettivo del Tavolo Giovani in questo senso è la valorizzazione delle startup dalla moda al design, con la convinzione che la capacità creativa di imprese improntate al verde sappiano proporre modelli produttivi nuovi, sempre più attenti alla qualità, alla circolarità e alla sostenibilità: fattori che dovranno costituire i tratti fondamentali di un nuovo Made in Italy.

Le premesse per avviare un modello di forte sviluppo non mancano: già adesso il cosiddetto "fashion green", la moda eco frendly (un intreccio tra agricoltura, ambiente e abbigliamento) vale già un giro d’affari pari a 30 milioni di euro. In Italia negli ultimi due anni la domanda per capi sostenibili realizzati con tessuti innovativi basati su frutta, radici, fiori e foglie è cresciuta del 78%. Un comparto che partendo dal design e dalla moda allarga i suoi orizzonti anche ad altre imprese: basta pensare alle centinaia di aziende produttrici di piante officinali, ma anche alle tintorie e alle imprese agricole rilanciando gli scarti.

Il Tavolo Giovani di Milano, puntando a favorire un network tra le startup del settore, anche in una dimensione internazionale, è una delle sedi a disposizione di questo progetto; ma non è l’unica: anche nella Capitale non manca il fermento intorno alla moda ecosostenibile. Si è svolta da poco la Sustainable innovation fashion week, il primo evento in Italia totalmente dedicato all'innovazione della moda green. Al centro dell’iniziativa – che ha riguardato aziende selezionate fra quelle in linea con almeno uno dei 17 obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Agenda 2030 – l’idea di creare un marketplace virtuoso per brand di nicchia, dai produttori artigiani di pregio fino agli artisti manifatturieri e a investitori e creativi: il circuito della moda verde, infatti, non si limita solo a stilisti e creativi ma punta a coinvolgere varie professionalità, dall’artigianato ad alta specializzazione fino alla ricerca in campo chimico e tessile. Un insieme che possa dar vita, ad esempio, a borse e scarpe PVC-free, ovvero prive di solventi e inquinanti per l’ambiente; e rivitalizzare aziende di fibre ecosostenibili certificate e filati innovativi antibatterici in fibra d’argento ma anche produttori di accessori in polvere di marmo, onice, graniti, materiali di recupero, legno di sughero e polpa di legno; profumi privi di ftalati, formaldeide e parabeni; creare gioielli dal design rigorosamente sostenibile, etici e certificati o nati da un avviato o consolidato processo virtuoso all’interno della filiera produttiva.

Filiera produttiva, dunque, che non è affatto all’anno zero. Anzi, sono diversi i marchi e i produttori già attrezzati per la rivoluzione verde in atto. Si va da Myar, marchio focalizzato su capi di abbigliamento militare vintage, con abiti 100% made in Italy composti da moduli intercambiabili, che si trasformano attraverso cerniere nascoste, creati sulla base di un design che mette al centro della filosofia sostenibilità e pratiche etiche; o alle creazioni di Tiziano Guardini, eco-designer che produce vestiti e abiti da materiali e tessuti naturali, e ancora Kidsofbrokenfuture, un brand ultra moderno con una filosofia di fondo attenta ai cambiamenti climatici in atto. In ottica di sostegno alla moda green, infine, va segnalato un progetto come The sustainable style, avviato da Pitti immagine uomo con la partnership di UniCredit: anche in questo caso, l’obiettivo è sostenere brand che abbiano avviato un percorso verso una moda sostenibile e documentare un processo in atto per unire i principi dell’ecosostenibilità, dell’etica produttiva e dell’impegno sociale a quelli della cura estetica e dello stile.

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