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Space Economy, i piani di sviluppo per i prossimi anni

Tra i settori sul quale il Governo italiano punta per guidare la ripresa economica e guardare con fiducia sul futuro, un ruolo di primo piano spetta al comparto aerospaziale, ben presente nei programmi istituzionali anche attraverso il Piano nazionale di ripresa e resilienza. Progetti innovativi che sottolineano la decisione con la quale l’Italia intende investire in un comparto dagli scenari ancora inesplorati: a certificare questa tendenza, anche una recente ricerca condotta dall’Osservatorio Space Economy, che ha censito a livello mondiale più di 700 startup per un valore complessivo di investimenti nel 2020 pari a 4,8 miliardi di dollari. Secondo la Satellite Industry Association, ancora, i ricavi generati nel 2019 dalla Space Economy sono pari a circa 366 miliardi di dollari, di cui quasi il 34% riconducibile all’erogazione dei servizi satellitari di telecomunicazione, navigazione e osservazione della Terra. Il 36%, invece, è legato ai prodotti relativi all’equipaggiamento a Terra per la gestione e l’erogazione dei servizi satellitari, come infrastrutture di rete a Terra, o sensori e antenne, quali ad esempio il GPS installato sui dispositivi mobili.

Una considerazione preliminare vuole che il nostro Paese è una delle poche nazioni al mondo che, grazie agli investimenti degli ultimi decenni, ha sviluppato una filiera spaziale autonoma e completa che consente di poter accedere e sfruttare lo spazio, grazie ad infrastrutture e sistemi spaziali e alla disponibilità dei conseguenti dati e servizi a favore di istituzioni, imprese e cittadini. Un punto di forza sul quale fare leva, assieme agli investimenti. Nel dettaglio, a questo proposito, le risorse finanziarie sono previste nella proposta di Recovery Plan e nel fondo complementare: gli stanziamenti ammontano a circa 2,3 miliardi di euro, di cui 1,49 miliardi richiesti al Dispositivo per la ripresa e la resilienza, con il resto nel fondo complementare. La promessa, inoltre, è di ottenere importanti ricadute positive sull’occupazione, stimata potenzialmente in un aumento del 20% degli addetti: circa 1600 persone in più.

Allo spazio, del resto, e a tutto quello che rappresenta, è ormai ampiamente riconosciuto il ruolo di attività strategica per lo sviluppo economico, sia per il potenziale impulso che può dare al progresso tecnologico e ai grandi temi di transizione dei sistemi economici (ad esempio, l’anticipazione delle implicazioni del cambio climatico tramite l’osservazione satellitare), sia per la naturale scala continentale/europea che ne contraddistingue l’ambito di azione e di coordinamento degli investimenti. Come spiega il Piano: “analizzando il contesto di mercato globale e le caratteristiche dell’industria spaziale italiana è stato prodotto un Piano nazionale volto a potenziare i sistemi di osservazione della terra per il monitoraggio dei territori e dello spazio extra-atmosferico e a rafforzare le competenze nazionali nella space economy”. Nel Piano, ancora, non mancano i riferimenti alle tecnologie satellitari. Il primo nell’ambito dei “progetti-faro di economia circolare”, per cui si specifica che verrà sviluppato un sistema di monitoraggio contro gli scarichi illegali anche attraverso i satelliti. Il secondo, invece, riguarda l’ambito del rafforzamento della capacità previsionale degli effetti del cambiamento climatico, per cui si prevede la raccolta e omogeneizzazione di dati territoriali sfruttando sistemi di osservazione satellitare, droni, sensoristica da remoto e integrazione di sistemi informativi esistenti.

La strategia, in particolare, mira a potenziare i sistemi di osservazione della terra per il monitoraggio dei territori e dello spazio extra-atmosferico e a rafforzare le competenze nazionali nella space economy, con cinque linee guida:

- SatCom (satelliti e tecnologie per comunicazioni sicure a banda larga)

- Osservazione della terra (realizzazione di una costellazione satellitare ad alta frequenza di rivisita e lancio del progetto CyberItaly)

- Space factory (linee integrate per produzione, integrazione e collaudo di piccoli satelliti in Italia)

- Accesso allo spazio (tecnologie innovative per la prossima generazione di sistemi di trasporto)

- In-orbit economy (capacità di fornire la manutenzione in orbita di satelliti e infrastrutture).

Come ha spiegato Giorgio Saccoccia, il presidente dell’Agenzia Spaziale Italiana (Asi): “Parliamo di progetti per circa l’1% dell’intero piano ha spiegato Saccoccia – ovviamente, l’obiettivo è, vista anche la velocità richiesta per l’attuazione, quello di concentrarsi su temi dove l’Italia ha già un avviamento importante e possa realizzare progetti nei tempi previsti dal PNRR e generare crescita economia, la nascita di posti di lavoro associati. Per l’Agenzia Spaziale Italiana e per l’Italia, l’esplorazione è una priorità e un’opportunità di crescita per tutto il settore spaziale”. Del resto, l’Italia è, dopo Germania e Francia, il terzo investitore europeo attraverso la partecipazione nell’European Space Agency: un fattore centrale per lo sviluppo del nostro Paese.

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