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Space economy: la nuova frontiera dell'economia per giovani e startup

Quando si parla di economia dello spazio si pensa immediatamente ad astronavi,  astronauti, navicelle, e a tutte le infrastrutture spaziali. Ma la space economy comprende anche tutte quelle applicazioni innovative basate su tali infrastrutture, come i big data, che permettono di offrire servizi di telecomunicazione, navigazione e posizionamento, monitoraggio ambientale, previsione meteo. L’osservazione dei dati spaziali, dunque, è materia di studio e di ricerca, e impatta moltissimo sulle attività e sulla vita delle persone.
Non è un caso che nel mondo la space economy vale 350 miliardi di dollari: di questi circa 80 miliardi sono legati all’industria non satellitare e provengono da budget governativi. Tutto il resto proviene da privati.

Il comparto, infatti, non è più esclusivo appannaggio del settore pubblico quando l’unico attore era la NASA, ma stanno entrando in questo mercato aziende private. Solo per citare le più note a livello internazionale, la Virgin Galactic, la compagnia creata da Richard Branson per aprire il settore dei voli spaziali al mercato commerciale e SpaceX, l'azienda aerospaziale statunitense con sede in California,  voluta dall’imprenditore Elon Musk con  l'obiettivo di creare le tecnologie per ridurre i costi dell'accesso allo spazio.

L’Italia non ha niente da invidiare agli altri Paesi. Vanta una lunga tradizione nelle attività spaziali: è stata tra le prime nazioni al mondo a lanciare ed operare in orbita satelliti, ed è tra i membri fondatori dell’Agenzia Spaziale Europea, di cui oggi è terzo paese contributore. Inoltre, è uno dei pochi Paesi ad avere la filiera industriale completa: la realizzazione di un prodotto o progetto avviene tutto su suolo italiano, dal satellite al software.
Sarà per questo che stanno crescendo molte realtà imprenditoriali sul territorio nazionale, complici anche gli investimenti nel settore. L’economia dello spazio è uno dei comparti più promettenti di sviluppo dell’economia per i prossimi decenni e può offrire molte opportunità di business nel quale l’Italia ha una posizione di eccellenza. Come il fondo di
venture capital (capitale di rischio da investire su startup e giovani imprese innovative) specializzato in trasferimento tecnologico e investimenti seed/early stage (per le prime fasi di una startup). Si chiama Primomiglio SGR, la società di venture capital che ha lanciato a metà 2018 insieme all’Agenzia Spaziale Italiana un fondo di venture capital da 80 milioni di euro, puntando ad essere operativo con i primi investimenti già nel 2019.

I costi di produzione e manutenzione, inoltre, si sono notevolmente ridotti, e questo permette l’ingresso sul mercato di diversi attori commerciali e non, comprese le startup, che hanno portato alla crescita della space economy. Tra le startup più rilevanti si possono citare: D-Orbit, la startup di Como che lancia nello spazio nano satelliti, sempre più usati per la sicurezza marittima, in ambito agricolo e per servizi di meteorologia; ha attuato anche un sistema per il decomissioning dei satelliti, ovvero la gestione a fine vita affinché non vadano ad aumentare la “spazzatura spaziale”; LeafSpace, la startup di Milano che ha realizzato una rete di “ascolto” per micro-satelliti in grado di consentire la raccolta dei dati a terra in modo agevole e non costoso (offre servizi di gestione delle telecomunicazioni tra la Terra e i microsatelliti per applicazioni come la ricerca e il soccorso, l’agricoltura, il monitoraggio di zone disastrate, il tracciamento delle navi); l’idea ha ottenuto più di un miliardo di euro da Horizon 2020, il programma della Commissione europea che finanzia la ricerca scientifica; T4i, la startup padovana che sviluppa motori innovativi, propulsori e antenne a servizio delle piccole piattaforme satellitari.

La crescita fiorente di questa economia influenza anche il lavoro. Se il settore è in forte ascesa ne beneficiano anche le opportunità di lavoro.
L’Agenzia spaziale europea, ad esempio, ha più di 15 posizioni aperte al momento (alcune a scadenza ravvicinata) per diversi profili: dal Climate Applications Scientist all’Internal Auditor, dall’Identity Management Engineer al Project Engineer. È possibile consultare tutte le posizioni, con il luogo di lavoro, i requisiti richiesti e la scadenza della domanda, sul sito dellEsa, nella sezione
Career Opportunities.   

L’Agenzia spaziale italiana, invece, ha aperto un bando per individuare il candidato idoneo a ricoprire il ruolo di direttore generale (scadenza 25 settembre 2019).

Anche la Nasa offre opportunità di carriera e come dice la stessa agenzia americana sul sito, non ha solo astronauti. Al suo interno lavorano scienziati, ingegneri, IT specialist, responsabili risorse umane, commercialisti, tecnici. Per visualizzare i profili al momento ricercati, visita la sezione specifica dell’Agenzia.

Tra le opportunità che offre la NASA, c’è sicuramente da segnalare anche il contest Sand (Safeguard with Autonomous Navigation Demonstration). Viene richiesto di progettare droni innovativi in nome della sicurezza: velivoli senza pilota che possano aiutare a gestire al meglio situazioni di emergenza e pronto intervento, come nel caso di catastrofi naturali. Il contest è rivolto ad aziende, startup, università e menti interessate. Si apre ufficialmente a settembre per concludersi, con la competizione vera e propria, a maggio 2020. Per tutti i dettagli.

In generale, il comparto aerospaziale è ampio e stimolante, anche le Università (come La Sapienza, Tor Vergata e il Politecnico di Torino ad esempio) si sono adeguate alle nuove tendenze e offrono master e percorsi per far acquisire le competenze tecnico-scientifiche più richieste dal settore. Gli sbocchi sono molteplici: ingegneri aerospaziali, geologi ed esperti scientifici, project manager, esperti di economia, big data analyst. La frontiera dello spazio è aperta, basta coglierne l’opportunità. 

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