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Uguaglianza e inclusione lavorativa: le novità per la parità salariale

Incentivare le aziende mediante la concessione di sgravi contributivi, aumentare la platea di imprese tenute a redigere il rapporto sulla presenza di lavoratori uomini e donne, oltre a stimoli di altra natura. Sono questi gli assi portanti su cui è costruito il disegno di legge 2418, da poco approvato in Senato, che modifica il codice in materia di pari opportunità in ambito lavorativo. Con questo provvedimento, sono diverse le novità assunte rispetto alle linee guida stabilite nel 2006. Obiettivo dichiarato è arrivare al superamento del divario salariale fra uomo e donna. Un tema che riguarda tutta l'Unione europea, tanto che la Commissione ha assunto iniziative autonome.

Del resto, guardando i numeri, in media, alle lavoratrici del Vecchio Continente spetta una retribuzione oraria inferiore di oltre il 14% rispetto ai colleghi uomini. Questo divario aumenta abbondantemente se si prende come parametro il compenso mensile, raggiungendo, in media, il 36,7%, e il nostro Paese è purtroppo in linea con questi dati. Lo scopo degli ultimi provvedimenti, dunque, è approdare all’effettiva tutela di un diritto fondamentale come quello dell’uguaglianza: una condizione necessaria nonché portatrice di sviluppo e crescita per tutto il sistema economico nonché sociale. Nel dettaglio, il nuovo provvedimento legislativo si muove lungo alcune linee fondamentali. Innanzitutto ampliando l’obbligo di presentare un rapporto periodico con cadenza biennale sulla situazione del personale maschile e femminile nei confronti delle aziende con oltre 50 dipendenti, rispetto ai precedenti 100. Allo stesso tempo, la legge prevede che anche le aziende più piccole possano comunque redigere il rapporto, su base volontaria, aspirando a ottenere la certificazione di parità. Il meccanismo previsto immagina dunque un sitema a premio, in base al quale le aziende virtuose che dal 2022 otterranno la certificazione della parità di genere potranno beneficiare di uno sgravio contributivo in misura non superiore all'1% e nel limite massimo di 50mila euro annui.

In secondo luogo, simultaneamente, la legge riguarda l'ampliamento dei contenuti del rapporto sulla parità di genere: al netto delle ulteriori indicazioni che saranno previste dai decreti attuativi, ciascun datore di lavoro dovrà indicare il numero dei lavoratori occupati di sesso femminile e di sesso maschile, il numero delle risorse in stato di gravidanza, i lavoratori di entrambi i sessi eventualmente assunti nel corso dell'anno, nonché le differenze tra le retribuzioni iniziali, l'inquadramento contrattuale e la funzione svolta da ciascun lavoratore occupato. Su questa base, il Consiglio di Ministri ha previsto nella legge di bilancio per il 2022 uno stanziamento per la parità salariale che ammonta a 52 milioni di euro complessivi, per sostenere in modo significativo l'equità di riproduzione.

Sul fronte comunitario, invece, occorre ricordare che al vertice sociale di Porto del maggio 2021, i leader dell'Unione europea assieme alle istituzioni dell'UE, hanno rafforzato il loro impegno ad attuare il pilastro europeo dei diritti sociali: pilastro che stabilisce 20 principi chiave e diritti essenziali per i mercati del lavoro e i sistemi di welfare equi e ben funzionanti nel XXI secolo, compreso il principio 2 sulla parità di genere. In particolare, il piano d'azione del pilastro fissa tre nuovi obiettivi principali per il 2030 e invita gli Stati membri almeno a dimezzare il divario occupazionale di genere. La proposta della Commissione sulla trasparenza retributiva, adottata già il 4 marzo 2021, si concentra sul rafforzamento dell'applicazione del principio della parità di retribuzione per lo stesso lavoro o lavoro di pari valore tra uomini e donne. Consente ai lavoratori di rivendicare i propri diritti e incentiva le aziende a rivedere la propria struttura retributiva.

Nel corso della giornata della parità retributiva, celebrata il 10 novembre scorso, istituita per stimolare sul tema ma anche per far emergere le discriminazioni sui luoghi di lavoro, il vicepresidente per i valori e la trasparenza, Věra  Jourová, assieme a Nicolas Schmit, commissario per l'occupazione e i diritti sociali, e Helena  Dalli, commissaria per l'uguaglianza, hanno dichiarato: “Attraverso la proposta di una direttiva sulla trasparenza retributiva all'inizio di quest'anno, la Commissione mira a fornire ai lavoratori strumenti concreti per far valere i propri diritti e, soprattutto, a rafforzare l'applicazione della parità retributiva nelle aziende”. Una linea, dunque, che passa da Bruxelles a Roma, all'insegna di una nuova stagione segnata dalla parità.

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