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Una formazione di qualità: gli incentivi per avere le giuste competenze

Investire nella formazione è una tendenza che va consolidandosi con l’evoluzione del mercato del lavoro. La dicotomia tra la carriera scolastica e professionale è ormai superata. Le persone sono coinvolte in processi di apprendimento che iniziano a scuola e continuano per l’intera vita lavorativa, secondo il concetto di formazione continua.

Dall’altro lato, l’alternanza tra scuola e lavoro rappresenta quel momento osmotico tra formazione teorica e on the job. Un modello, quello duale, che nasce in Germania ma sta acquistando favori anche negli altri Paesi europei e negli Stati Uniti.

Maggiori competenze non sono sempre, però, sinonimo di maggiore occupabilità. È necessario comprendere quale sia la formazione “giusta” ossia quella più in linea con le richieste del mondo del lavoro. Questo tema è centrale sia per le persone nello sviluppo di una maggiore autoconsapevolezza e nella capacità di prendere delle decisioni adeguate al proprio inserimento nel mondo del lavoro; sia per le aziende che con i giusti investimenti nel proprio capitale umano possono raggiungere migliori risultati in termini di produttività e, di conseguenza, essere maggiormente competitive sul mercato.

Quali sono i Paesi dove le competenze acquisite generano il maggiore valore economico? L’Human Capital Index (“Indice del capitale umano”) elaborato dal World Economic Forum (WEF) quantifica questo aspetto e pone Finlandia, Norvegia e Svizzera nelle prime tre posizioni del rating. Quello che accumuna i tre Stati è la loro capacità di aver saputo sviluppare e utilizzare a pieno il loro capitale umano potenziale.
Un risultato raggiungibile anche grazie a delle politiche di steering education, una formazione “guidata” che indirizza i cittadini verso le competenze più richieste nell’ottica di una nuova rivoluzione industriale: l’industria 4.0.

Quali sono gli strumenti per una formazione efficace? L’OECD ha presentato il suo ultimo studio sul tema: Getting Skills Right - Financial Incentives for Education and Training systems, un’analisi unica nel suo genere che ha l’obiettivo di individuare i modelli più innovativi e le prassi più efficaci nell’uso degli incentivi, tenendo conto dei diversi contesti nazionali in cui sono stati realizzati.

L’OECD illustra molteplici elementi che determinano un mercato della formazione efficiente. Le variabili influenzano il lato della domanda, composto da cittadini e imprese, e quello dell’offerta dove si collocano le istituzioni accademiche e scolastiche. 

Per capire meglio le molteplici varianti coinvolte, lo studio punta la sua attenzione proprio sui casi pratici: le best practice del mondo della formazione, in un’ottica di confronto tra i diversi Paesi ma soprattutto di condivisione degli elementi di forza.

Il sistema scandinavo della formazione professionale è uno dei fattori di successo che porta Finlandia e Norvegia nelle prime posizione del rating WEF. Il motivo è principalmente la partecipazione della componente datoriale nella strutturazione dell’offerta formativa. In questo modo si cerca di colmare il mismatch di cui spesso di parla quando ci si riferisce all’inefficienza del mercato del lavoro, ci sono posti di lavoro disponibili ma non personale con le giuste competenze per ricoprirli.

L’innovazione richiede dei processi formativi al passo con i tempi e l’Irlanda è un esempio di come le aziende possano coniugare efficienza economica e percorsi di qualità per i proprio dipendenti. L’esperienza dei Skillnets vede l’unione di soggetti privati per poter sviluppare dei corsi di formazione in rete; grazie alla suddivisione dei costi è possibile così realizzare dei progetti altrimenti inattuabili dai singoli in quanto eccessivamente gravosi sul piano economico. Si realizza in questo modo un’idea di formazione continua vicina al paradigma dell’open innovation, dove le competenze vengono condivise per raggiungere migliori prestazioni economiche. Guardando all’Italia troviamo nelle reti d’impresa un simile approccio. Queste possono influire positivamente nelle dinamiche innovative legate all’organizzazione e alla produzione ma soprattutto nella creazione di una sharing economy delle competenze.

Passiamo ai casi più interessanti di steering education sul versante scuola. L’Olanda ha realizzato il progetto School EX 2.0. L’aspetto innovativo in questo caso non è tanto il target di riferimento - gli studenti degli istituti professionali – quanto l’obiettivo: orientarli nella formazione terziaria e superare uno stereotipo che considera i percorsi professionali come l’anticamera al lavoro per chi è poco interessato ad un percorso di studi dopo la scuola secondaria. Gli studenti olandesi coinvolti hanno potuto così valutare opzioni differenti, assecondando le proprie propensioni ed attitudini personali.
La formazione tecnica terziaria è ancora poco conosciuta in Italia ma gli ITS sono in costante crescita sia per il numero di studenti che per la varietà dell’offerta.

 

Scopriamo gli impulsi che provengono dall’Europa nel segno della steering education e come si stia muovendo l’Italia.

Il 90% dei posti di lavoro del futuro richiederà un certo livello di competenze digitali. Eppure, oggi, il 40% degli europei non ne ha”: da questa considerazione parte la New Skills Agenda lanciata dalla Commissione europea nel giugno 2016. L’Unione Europea nel suo complesso si colloca in una buona posizione del rating del WEF: gli Stati membri fanno un uso tra il 70% e l’80% del loro capitale umano. Nonostante le buone prestazioni generali, la New Skills Agenda nasce per colmare questo gap ed essere pronti alla quarta rivoluzione industriale. L’Agenda si articola in una serie di iniziative che puntano a  migliorare la qualità della formazione, favorire il riconoscimento e la comparabilità delle competenze e aiutare i cittadini nell’intraprendere le migliori scelte possibili per la loro carriera.

Si tratta di un approccio lungimirante  basato proprio sulla steering education: capire le competenze chiave e diffonderle nella popolazione lavorativamente attiva.

In realtà l’attenzione non è posta solo sulle persone già occupate ma anche a chi si affaccia per la prima volta al mondo del lavoro. Come osservato dal WEF, uno degli elementi che mina in alcuni Paesi europei la crescita del proprio capitale umano è la disoccupazione giovanile in quanto l’inattività comporta un potenziale capitale umano inespresso.

Su questo fronte l’Europa è scesa in prima linea attivando la Youth Guarantee, un programma di politiche attive strutturato a livello comunitario. In Italia Garanzia Giovani, iniziata nel maggio 2014, ha visto l’adesione di oltre un milione di ragazzi NEET. La formazione è una delle misure fondamentali del Programma che punta proprio a migliore l’occupabilità degli iscritti tramite l’acquisizione di nuove competenze. Tra queste non sono dimenticate proprio quelle digitali. Il progetto Crescere in Digitale, rivolto agli iscritti di Garanzia Giovani, permette di acquisire questo tipo di competenze tramite una prima fase per la formazione a distanza, dei laboratori di gruppo ed, infine, l’attivazione di tirocini.

Non finisce qui. Il Piano Nazionale per l’Industria 4.0, le iniziative per il rilancio del Made in Italy, il Piano Nazionale Scuola Digitale e le azioni sull’alternanza attivate dal MIUR: sono le diverse azioni avviate nell’ultimo anno per far fronte alle sfide del futuro. Sfide che non possono considerare gli investimenti nella valorizzazione del capitale umano. 

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