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Workers Buyout: l'unione fa la forza, anche nel lavoro

Dopo ogni caduta, l’importante è rialzarsi, soprattutto quando il problema riguarda la propria sfera personale e nel caso specifico il lavoro. Workers Buyout, espressione inglese che letteralmente in italiano significa “impresa rigenerata”, è una di quelle possibilità che recentemente risulta essere vincente per molti lavoratori in difficoltà.

Nello specifico si tratta di tutti quei casi in cui i dipendenti di una realtà aziendale in situazione d’impasse si trasformano in una sorta di “imprenditori di sé stessi”, rilevando l’attività e cercando così di valorizzare le professionalità coinvolte, sviluppando occupazione e rivitalizzando realtà spesso storiche sul territorio.

Questa pratica sorta negli Usa più di mezzo secolo fa si è affacciata alla finestra della nostra Penisola negli anni ’80 e in tempi recenti sta prendendo sempre più piede, complice il fatto che i lavoratori oggi non vengono più “lasciati soli” come prima, bensì supportati a braccetto da istituzioni ed enti locali in tutti i passaggi necessari, anche burocratici, al fine di rilevare e sviluppare un’attività aziendale. Non di rado infatti, oltre alle risorse economiche (che comunque si possono trovare investendo spettanze varie dei lavoratori stessi), il problema centrale è la conoscenza e il “sapersi muovere” nell’ambito imprenditoriale: fortunatamente, in molti casi attuali, questa esperienza viene messa in campo da istituzioni pubbliche come le Regioni, realtà associative e cooperativistiche e banche del territorio, che sempre con maggiore frequenza mettono a disposizione linee di finanziamento utili alla “rinascita” delle imprese.

A titolo di esempio è utile citare alcuni casi di successo in cui, come detto sopra, oltre a mantenere viva l’occupazione locale, non disperdendo competenze e professionalità personali, i bilanci aziendali sono tornati ampiamente in attivo, rendendo a volte anche possibili nuove assunzioni.

Il caso della 3b Meccanica di Urgnano (Bergamo), che si occupa di lavorazioni meccaniche di ogni genere con alluminio, ghisa e leghe varie. Ferruccio Bonacina e moglie hanno rilevato l’attività in difficoltà, riassunto tutti i 19 ex colleghi e assunto recentemente anche altre cinque risorse. Il processo è comunque lungo e faticoso: fu la moglie di Bonacina a consigliare il marito, adducendo al fatto che tutti gli ex lavoratori (compresi loro) avevano famiglia e spesso la “scelta autoimprenditoriale” è anche funzionale per dare un futuro ai propri figli. Il salto nel buio avviene quando bisogna investire risorse proprie (come la mobilità), in un progetto proprio di lungo termine. In questo caso, come in tanti altri sono state anche le banche radicate sul territorio a dare una mano con finanziamenti agevolati. La cosa importante di tutti questi casi italiani di Workers Buyout è sempre non far “morire” l’attività, continuando a lavorare producendo quotidianamente, perché è fondamentale mantenere in vita i rapporti con i propri clienti e attivarne di nuovi.

Il caso Wbo Italcables di Caivano (Napoli), che produce trefolo e filo per il cemento armato precompresso. Stavolta sono stati salvaguardati ben 51 posti di lavoro. Grazie ai soldi della liquidazione, i lavoratori campani si sono rimboccati le maniche e hanno acquistato il proprio stabilimento alcuni anni fa. Riuniti in una cooperativa, i lavoratori sono riusciti a risalire la china, portando il fatturato dai due milioni di euro del 2015 ai quasi 19 del 2017.

Il caso Birrificio Messina. L’azienda a conduzione familiare nata nel 1923 chiuse gli stabilimenti produttivi nel 2011, ma due anni dopo, 15 maestri birrai intraprendenti, ex operai della “vecchia” azienda chiusa, decisero di investire il loro Tfr per far risorgere la storica attività imprenditoriale siciliana. Grazie al supporto delle istituzioni, i 15 lavoratori fondarono la cooperativa Birrificio Messina, che oggi vende in tutta Italia (grazie a una recente partnership con Heineken), la sua particolare “Birra Messina cristalli di sale”, dando così una previsione di crescita ambiziosa per il prossimo futuro, ovvero il raddoppio dei volumi produttivi. Grazie alla salvaguardia di un prodotto di qualità, radicato nelle competenze del territorio siculo, non solo la manodopera è stata valorizzata, ma potrà anche essere sviluppata nei prossimi anni.

Pare chiaro come l’intraprendenza dei lavoratori sia un elemento chiave per la buona riuscita di un processo di Workers Buyout ed è fondamentale investire parte di sé per raggiungere l’obiettivo; ma grazie alla fattiva collaborazione con istituzioni, banche e realtà associative, il desiderio di mantenere vive le proprie competenze professionali e sviluppare la propria attività può divenire anche realtà.

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