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#machelavoroè: l'ergonomo dell'inclusione

Nell’era del digitale, delle super tecnologie e dell’innovazione, non poteva non affacciarsi sul mercato del lavoro una nuova figura professionale, ancora in via di definizione: l’ergonomo dell’inclusione, ruolo complesso e caratterizzato da una forte sensibilità ai temi sociali della disabilità e delle pari opportunità.

Infatti questo professionista si occupa di utilizzare al meglio la tecnologia, al fine di tutelare i diritti dei lavoratori disabili, ponendoli nelle stesse condizioni di tutti gli altri, grazie a strategie mirate, che sono in grado di sfruttare al massimo le varie evoluzioni scientifiche e psicologiche. Una mansione decisamente rivoluzionaria, che richiede competenze più che trasversali: neuroscienze, ingegneria dell’informazione, psicologia, conoscenze di management e ingegneria gestionale e perfino formazione medica per comprendere appieno i vari gradi possibili di disabilità.

Sulla figura dell’ergonomo dell’inclusione c’è ancora poca cultura, ma la necessità di un’utile stretta collaborazione fra uomo e tecnologia, anche in ambito lavorativo è un tema trattato ampiamente fin dal 1961, quando furono fondate la IEA, Associazione Internazionale di Ergonomia e la SIE, Società Italiana di Ergonomia.

Il vantaggio che l’ergonomo può portare alle realtà aziendali è tangibile anche nei casi in cui un lavoratore diventi disabile, ad esempio a seguito di una malattia o incidente. Grazie difatti alle indicazioni del professionista sull’uso intelligente e mirato delle tecnologie, si potrebbe permettere a qualunque “lavoratore neo disabile”, di continuare a svolgere le funzioni coerenti con le competenze acquisite negli anni di servizio, senza dovervi obbligatoriamente rinunciare, rivedendo gli incarichi e disperdendo capacità preziose per l’azienda. I recenti esoscheletri o le brain-computer interface (tutti quei mezzi che permettono un collegamento diretto fra il cervello umano e un dispositivo esterno, quale un pc) sono esempi concreti di tecnologia al servizio dell’uomo, che ci permettono di comunicare, muoverci e svolgere compiti anche professionali.

Inoltre, il supporto dell’ergonomo può essere applicato anche a situazioni non per forza di disabilità, ma in generale di difficoltà social-ambientali, come la crescente anzianità delle persone sul posto di lavoro: con una pensione sempre più lontana, i casi over60 aumenteranno e saper utilizzare le tecnologie per mantenere inalterate tenuta fisica e psicologica dei lavoratori sarà sicuramente una delle peculiarità centrali dell’ergonomo dell’inclusione che opera correttamente a 360 gradi.

È per questa polifunzionalità così spiccata, che la professione dell’ergonomo è destinata a svilupparsi sempre più nel panorama dei mestieri del futuro. Senza ignorare che il numero di disabili che lavora regolarmente è in aumento, anche grazie alla maggiore sensibilità sociale sul tema e le recenti normative di tutela messe in campo. Il dibattito su politiche, progetti e azioni concrete per rendere effettivi i diritti delle persone con disabilità è tuttora in corso e sempre più urgente. Recentemente l’Organizzazione delle Nazioni Unite ha richiesto ai Paesi membri, maggiore inclusività nella gestione delle risorse umane, inserendo il tema negli obiettivi di sviluppo sostenibile dell’agenda 2030.

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