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I tirocini (stage)

Il tirocinio formativo è un contratto volto a favorire l'ingresso dei giovani nel mondo del lavoro. È definito come una misura di politica attiva consistente in un orientamento al lavoro e formazione. Pur non configurandosi come un rapporto di lavoro, è finalizzato all’arricchimento delle conoscenze, all’acquisizione di competenze professionali e all’inserimento e reinserimento lavorativo. I tirocini si distinguono in “curriculari”, quelli inclusi in un processo di apprendimento formale svolto all’interno di piani di studio delle università e degli istituti scolastici, e “non curriculari”.

Per realizzare un tirocinio formativo è necessaria una convenzione tra lente promotore (università, scuole superiori (pubbliche e private), provveditorati agli studi, agenzie per l'impiego, centri pubblici di formazione professionale e/o orientamento, fondazioni dei consulenti del lavoro, comunità terapeutiche e cooperative sociali, servizi di inserimento lavorativo per disabili, istituzioni formative private non a scopo di lucro) e il soggetto ospitante (azienda, studio professionale, cooperativa, enti pubblici etc.), corredata da un progetto formativo redatto dal datore di lavoro.

La Legge 196/97, che detta le norme in materia di promozione del lavoro all’art. 18, ha disciplinato l’istituto del tirocinio formativo e di orientamento e il relativo Decreto del Ministro del lavoro e della previdenza sociale 25 marzo 1998, n.142 ne ha disciplinato i criteri e modalità di utilizzo. L’art. 60 del Decreto Legislativo 276/2003 ha introdotto i tirocini estivi di orientamento.

Con la Circolare n.24 del 12 settembre 2011, il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali ha fornito alcuni importanti chiarimenti in merito all’applicazione dell'art.11 del D.L. 138/2011 - convertito con modifiche nella Legge 148/2011 - che aveva introdotto delle modifiche relative ai tirocini formativi e di orientamento “non curriculari” legati ai percorsi di transizione dalla scuola o dall'Università al lavoro. In questa circostanza, nella Circolare sono elencate tutte le tipologie di tirocinio non rientranti nelle stringenti valutazioni della nuova normativa:
  • i tirocini curriculari”: inclusi nei piani di studio delle università e degli istituti scolastici, la cui finalità è quella di affinare il processo di apprendimento e di formazione. Devono essere promossi da soggetti ed istituzioni formative (università o istituti di istruzione secondaria abilitati ai rilasci di titoli accademici, da istituzioni scolastiche che rilascino titoli di studio con valore legale, da centri professionali operanti in regime di convenzione con regioni o Province) a favore dei propri studenti e allievi frequentanti, per realizzare momenti di alternanza tra studio e lavoro;
  • i cosiddetti “tirocini di reinserimento o inserimento al lavoro”, cioè quelli svolti a favore dei disoccupati, compresi i lavoratori in mobilità, e degli inoccupati. La disciplina di questi rapporti resta integralmente affidata alle Regioni;
  • i tirocini promossi a favore degli immigrati nell’ambito dei decreti flussi (previsti dall’articolo 27, lettera f), Testo Unico 286 del 1998);
  • i periodi di praticantato richiesti dagli ordini professionali, che restano disciplinati da normative di settore.
L'art. 11 del D.L. 138/2011, con cui si stabiliva che i tirocini formativi e di orientamento “non curriculari” non potessero avere una durata superiore a sei mesi, proroghe comprese, e che gli stessi potessero essere promossi unicamente a favore di neo-diplomati o neolaureati entro e non oltre dodici mesi dal conseguimento del relativo titolo di studio, è stato dichiarato illegittimo dalla Corte Costituzionale (sentenza 287/2012), in quanto la regolamentazione statale invade la competenza regionale in materia di tirocini.

Per consentire lo svolgimento di tirocini all’interno delle pubbliche amministrazioni, l’art.2 comma 6 del Decreto legge n.76/2013 ha istituito presso il Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali un fondo di 2 milioni l’anno per il periodo 2013-2015. Accanto a questa, il decreto prevede altri incentivi volti a promuovere i tirocini: il primo (art.2 comma 10-13) è rivolto alle Università che, previo accordo specifico con il Miur, agevolino la realizzazione di tirocini a favore di studenti iscritti ai corsi di laurea nell’anno 2013-2014; il secondo coinvolge i giovani Neet di età compresa tra i 18 ei 29 anni, residenti o domiciliati nel Mezzogiorno (art.3 coma 1 lettera c) e stanzia risorse per il periodo 2013-2015.Consulta le FAQ relative ai tirocini

La L. 92/2012 ha previsto l’introduzione di linee guida finalizzate a stabilire degli standard minimi uniformi in tutta Italia e ad evitare un uso distorto e illegittimo dei tirocini.

Le Linee-guida in materia di tirocini 2013 sono state adottate dalla Conferenza Unificata Stato, Regioni e Province Autonome in data 24 gennaio e sono applicabili sono ad alcuni tipi di tirocini.

Le Linee-guida si muovono nel contesto del documento di lavoro "Un quadro per la qualità dei tirocini", adottato dalla Commissione Europea il 18 aprile del 2012, che ha individuato nel tirocinio lo strumento fondamentale per l'inserimento dei giovani nel mondo del lavoro, nonché nel contesto dell’Accordo Stato Regioni che ha dato luogo alle "Linee guida per la formazione nel 2010" e dettano principi e criteri minimi, anche nel caso in cui il soggetto ospitante sia una Pubblica Amministrazione.

Nelle Linee-Guida si stabiliscono gli standard minimi previsti a cui le Regioni e le Province autonome si sono uniformate nell'adeguamento della propria normativa:

  • revisione della disciplina dei tirocini formativi, anche in relazione alla valorizzazione di altre forme contrattuali a contenuto formativo;
  • previsione di azioni e interventi volti a prevenire e contrastare un uso distorto dell'istituto, anche attraverso la puntuale individuazione delle modalità con cui il tirocinante presta la propria attività;
  • individuazione degli elementi qualificanti del tirocinio e degli effetti conseguenti alla loro assenza;
  • riconoscimento di una congrua indennità, anche in forma forfettaria, in relazione alla prestazione svolta: l’indennità minima stabilita per le attività svolte dal tirocinante dovrà essere non inferiore a 300 euro lordi mensili che le Regioni possono elevare nella messa a punto delle norme regionali.

La mancata corresponsione della suddetta indennità comporta a carico del trasgressore l’irrogazione di una sanzione amministrativa pecuniaria il cui ammontare è proporzionato alla gravità dell’illecito commesso, in misura variabile da un minimo di € 1.000 ad un massimo di € 6.000.

Gli standard minimi previsti dalle linee-guida si applicano anche a tutti quegli interventi e iniziative che, a diverso titolo denominati, abbiano le medesime finalità e caratteristiche.

Una mappatura completa delle normative regionali in materia di stage e tirocini è disponibile all’interno del Rapporto di monitoraggio di Adapt “La regolazione dei tirocini formativi in Italia dopo la legge Fornero”, che analizza lo stato di implementazione delle Linee Guida nazionali pubblicate il 24 gennaio 2013. Le schede di sintesi descrivono per ogni regione le tipologie di tirocinio regolate e la durata, i soggetti promotori, le indennità di partecipazione e i limiti numerici.

La Legge 99/2013, di conversione del D.L. 76/2013, con il fine di facilitare gli adempimenti per i soggetti promotori, stabilisce che per i tirocini formativi e di orientamento trattati dalle Linee guida, i datori di lavoro pubblici e privati con sedi in più regioni possono fare riferimento alla sola normativa della regione dove è ubicata la sede legale e possono accentrare le comunicazioni obbligatorie presso il Servizio informatico nel cui ambito territoriale è ubicata tale sede.

Le tipologie di tirocini a cui si applicano le linee-guida sono: 
  • tirocini formativi e di orientamento, svolti da soggetti che abbiano conseguito un titolo entro e non oltre i 12 mesi, finalizzati ad agevolare le scelte professionali e loccupabilità dei giovani nella transizione scuola lavoro. Non potranno durare più di sei mesi
  • tirocini di inserimento o reinserimento nel mercato del lavoro, finalizzati a percorsi di recupero occupazionale a favore di inoccupati e disoccupati, anche in mobilità, nonché a beneficiari di ammortizzatori sociali sulla base di specifici accordi in attuazione di politiche attive del lavoro. Non potranno durare più di 12 mesi
  • tirocini di orientamento e formazione oppure di inserimento/reinserimento in favore di disabili, persone svantaggiate e richiedenti asilo politico o titolari di protezione internazionale. I tirocini in favore di persone svantaggiate non potranno durare più di 12 mesi, mentre i tirocini in favore di soggetti disabili possono avere una durata complessiva di 24 mesi, tenendo presente che le Regioni e le province autonome potranno disciplinare misure di agevolazione e deroghe alla durata e ripetibilità

Nei limiti di durata indicati, i periodi di tirocinio possono essere prorogati e, in caso di maternità o malattia pari o superiore ad 1/3 del tirocinio possono essere sospesi e la sospensione non concorre al computo della durata massima.
 

Le Linee guida non si applicano ai:

  • tirocini curriculari promossi dalle università o dalle scuole, o comunque non soggetti alle comunicazioni obbligatorie in quanto svolti allinterno di un percorso formale di istruzione o formazione
  • tirocini finalizzati allo svolgimento della pratica professionale ed allaccesso alle professioni ordinistiche
  • tirocini transnazionali realizzati nell'ambito di specifici programmi europei (LLP) tirocini per soggetti extracomunitari promossi allinterno delle quote di ingresso tirocini estivi

I tirocini si attivano mediante una Convenzione stipulata tra i soggetti promotori, pubblici e privati, ed i soggetti ospitanti, che può riguardare anche diverse tipologie di tirocini ed alla quale va allegato il piano formativo individuale di ciascun tirocinante.

Il piano dovr
à contenere:

  • lanagrafica dei tre soggetti che sottoscrivono il documento (promotore, ospitante e tirocinante), con indicazione dei referenti per il progetto formativo
  • gli elementi descrittivi del tirocinio quali la tipologia del tirocinio, il settore dellazienda ospitante, larea professionale di riferimento secondo la classificazione ISTAT, la sede, gli estremi delle assicurazioni obbligatorie, durata e periodo di svolgimento del tirocinio ed importo dellindennità corrisposta al tirocinante
  • le specifiche del progetto formativo quali la figura professionale di riferimento secondo il repertorio delle professioni così come definito ai sensi della L. 92/2012, le attività affidate al tirocinante, le modalità e gli obiettivi del tirocinio, nonché le competenze che si intendono acquisire al termine del medesimo
  • diritti e doveri di ciascuno dei soggetti coinvolti

Spetta alla normativa regionale fissare il numero di tirocini attivabile contemporaneamente da parte dellazienda ospitante. Per limitare gli abusi e riqualificare listituto, sono stati posti alcuni divieti nellattivazione del tirocinio.

E vietato:

  • attivare tirocini per lo svolgimento di attività lavorative ritenute a bassa specializzazione che non necessitano di una azione formativa
  • assumere tirocinanti per sostituire lavoratori assenti a causa di malattia, congedi parentali, ferie ed altro, così pure per sopperire a temporanee esigenze di organico in determinati periodi di particolare intensità di lavoro
  • realizzare per il soggetto ospitante più di un tirocinio con il medesimo tirocinante, il quale non può essere utilizzato per attività che non siano coerenti con gli obiettivi formativi del tirocinio stesso ospitare tirocinanti per aziende che abbiano effettuato licenziamenti nei 12 mesi precedenti lattivazione del tirocinio (o che abbiano in corso procedure di cassa integrazione per attività equivalenti a quelle del tirocinio).
Le linee-guida per lattivazione di tirocini prevedono la descrizione della modalità di attuazione del tirocinio con specifico riferimento ai compiti e ruoli di ciascuno dei soggetti stipulanti la Convenzione (promotore, ospitante e tirocinante).

Il soggetto promotore nomina un referente o tutor per la stesura del progetto formativo e il monitoraggio delle attivit
à; anche il soggetto ospitante nomina un tutor per favorire linserimento del tirocinante e predisporre la documentazione relativa allapprendimento.

I due tutor collaborano per definire le condizioni organizzative e didattiche, monitorare lo stato di avanzamento del percorso formativo, garantire lattestazione dellattività svolta.
Le competenze e i risultati raggiunti dal tirocinante sono registrati sul libretto formativo che dovrà attestare le competenze professionali conseguite secondo gli standard del repertorio delle professioni, tenendo presente che il tirocinante dovrà aver partecipato ad almeno il 70% della durata del progetto formativo.

Al tirocinante è garantita la copertura assicurativa contro gli infortuni (INAIL) e per responsabilità per danni verso terzi. Gli oneri delle garanzie assicurative possono essere anche a carico delle Regioni e province autonome.

Pur non costituendo un rapporto lavorativo, i tirocini disciplinati nelle linee-guida sono soggetti allobbligo di comunicazione obbligatoria da parte del soggetto ospitante.

Al fine di evitare un uso distorto del tirocinio
è previsto il riconoscimento di una indennità minima per le attività svolte dal tirocinante, non inferiore a 300 euro lordi mensili che le Regioni possono elevare nella messa a punto delle norme regionali.

Nel caso non venga corrisposta lindennità scatteranno le sanzioni di legge indicate dalla L. 92/2012 (multa da un minimo di mille a un massimo di seimila euro).
Le Regioni e Province autonome individuano i soggetti pubblici e privati, autorizzati o accreditati, che possono promuovere i tirocini e tra questi rientrano (ferma restando la facoltà della legislazione regionale di modificare o integrare):
  • le università e le scuole superiori (pubbliche e private) abilitate al rilascio di titoli di studio con valore legale
  • i servizi per limpiego e le agenzie regionali per il lavoro
  • i centri pubblici di formazione professionale e/o orientamento
  • le comunità terapeutiche e cooperative sociali, servizi di inserimento lavorativo per disabili, istituzioni formative private non a scopo di lucro, sulla base di specifica autorizzazione regionale
  • i soggetti autorizzati alla intermediazione dal Ministero del lavoro e delle politiche sociali ai sensi del D. Lgs. 276/2003

Il Ministero del lavoro e delle politiche sociali può promuovere, nel rispetto della normativa nazionale e regionale, speciali programmi e sperimentazione, anche per il tramite dei propri enti.

Le linee-guida individuano la generalità dei soggetti pubblici e privati che possono ospitare i tirocinanti. Rientrano tra questi soggetti coloro che hanno regolarmente e preventivamente attuato le disposizioni in materia di salute e sicurezza sul lavoro (D. Lgs. 81/2008) ed in materia di collocamento obbligatorio (L. 68/99), nonché coloro che non abbiano proceduto ad effettuare licenziamenti, ad esclusione dei soli licenziamenti per giusta causa e che non abbiano in essere sospensioni o riduzioni di orario lavorativo a causa di procedure di cassa integrazione con riguardo a lavoratori dipendenti impegnati, nella medesima unità operativa, in attività ritenute equivalenti a quelle previste per lo svolgimento del tirocinio.

In assenza della normativa regionale che fissa il numero di tirocini attivabile contemporaneamente dallazienda ospitante, si prevede che il numero sia stabilito in proporzione alle dimensioni dellazienda:
  • le imprese fino a 5 dipendenti a tempo indeterminato possano avere un solo tirocinante
  • quelle tra 6 e 20 dipendenti due tirocinanti contemporaneamente
  • per le imprese più grandi si specifica che si possono attivare tirocini in misura non superiore al 10% dei dipendenti a tempo indeterminato
Sono esclusi da tali limiti i tirocini in favore di disabili, persone svantaggiate e richiedenti asilo politico o titolari di protezione internazionale.

In caso di soggetto ospitante multi localizzato il tirocinio è regolato dalla normativa della Regione o della Provincia Autonoma nel cui territorio il tirocinio è realizzato (e non, come prima previsto, la normativa della Regione ove il soggetto ospitante ha sede legale).
Lapplicazione della disciplina risultante dalle linee-guida è sottoposto al monitoraggio da parte delle amministrazioni titolari, anche attraverso le comunicazioni obbligatorie, mentre, ferme restando le competenze statali in materia di vigilanza, controllo ispettivo e disciplina sanzionatoria le regioni e le Province autonome possono prevedere ulteriori misure di controllo per prevenire forme di abuso e per favorire il conseguimento delle finalità del tirocinio.