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6 minuti di lettura
26/05/2026

3Bee: dalla provincia di Como alla sfida europea per salvare la biodiversità

La nature tech company italiana che ha sviluppato una piattaforma di AI per monitorare e rigenerare gli ecosistemi

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C'è una startup italiana che è partita da un alveare in provincia di Como e oggi collabora con l'Agenzia Spaziale Europea, ha vinto uno dei bandi più competitivi dell'Unione Europea e ha costruito una rete di oltre 3.000 coltivatori di biodiversità in tutta Italia. Si chiama 3Bee, è stata fondata nel 2017 da Niccolò Calandri e Riccardo Balzaretti, e si occupa di qualcosa di cui il pianeta ha urgente bisogno: proteggere e rigenerare la biodiversità usando la tecnologia.

La missione di 3Bee nasce da una convinzione precisa. "Immaginiamo un futuro in cui la biodiversità fiorisce in ogni angolo del pianeta, un mondo in cui ogni individuo riconosce e apprezza la ricchezza della diversità naturale, sfidando la monotonia delle monocolture non solo nella natura ma anche nelle comunità umane", afferma Niccolò Calandri, e questo quadro orienta ogni scelta dell'azienda, dalla tecnologia sviluppata ai partner con cui lavora.

La storia comincia però molto prima, nei laboratori di ricerca e in un piccolo paese della provincia di Como. "3Bee nasce da tre ragazzi che nel 2016 volevano realizzare un progetto e non sapevano se avrebbe funzionato. Eravamo io Niccolò, Riccardo Balzaretti ed Elia Nipoti. Io ero appena uscito dal percorso di dottorato in elettronica, Riccardo da quello in biologia ed Elia all'epoca era un tecnologo alimentare", racconta il co-founder. I due amici di infanzia avevano intrapreso percorsi accademici molto diversi ma condividevano la stessa stanchezza per una ricerca che produceva paper senza applicazioni concrete. 
Il momento di svolta è arrivato osservando gli alveari di Riccardo, che continuavano a morire. Tutti attribuivano il problema genericamente agli agrofarmaci, ma la realtà era più complessa e soprattutto non misurata. L'intuizione fu semplice: mettere dei sensori dentro gli alveari per capire davvero cosa stesse succedendo.

"3Bee nasce dall'unione delle nostre capacità. Se da una parte le mie conoscenze ingegneristiche ci hanno permesso di sviluppare la tecnologia, dall'altra questo è stato possibile grazie alle conoscenze biologiche di Riccardo, che ci hanno permesso di interpretare e comprendere i dati ricavati dal monitoraggio degli alveari e delle api", spiega Calandri. La parte più difficile all'inizio non era tecnica, quella la sapevano gestire. 
Era convincere il mercato che una startup poteva occuparsi seriamente di api e biodiversità trasformandola in un modello di business sostenibile. "Dal 2017 ad oggi siamo cresciuti molto. Oggi il team conta più di 40 professionisti multidisciplinari, ben oltre quello che ci saremmo aspettati, e siamo riconosciuti come la climate tech company leader nella tutela della biodiversità", sostiene il CEO, aggiungendo che nei primissimi anni lo sguardo degli interlocutori era spesso di perplessità.

Il modello di business si articola su due anime complementari. La prima è XNatura, la piattaforma B2B di Nature Intelligence: un SaaS ambientale che permette ad aziende, comuni e parchi naturali di monitorare il proprio impatto su biodiversità, clima e acqua, in conformità con gli standard europei ESRS E-4 e i principali framework internazionali come TNFD e SBTN. La seconda è il mondo consumer, dove chiunque può partecipare concretamente: con "Adotta un Alveare" si sceglie un apicoltore, si monitora il proprio alveare in tempo reale e si riceve il miele artigianale a casa. "I feedback dei consumatori sono molto positivi: molti raccontano di essere rimasti sorpresi da quanto un gesto semplice come adottare un alveare generi una connessione emotiva reale con la natura", afferma il CEO. I numeri dell'impatto sono significativi: i sensori IoT di 3Bee monitorano oltre 10 milioni di impollinatori, le camere trap documentano più di 500 specie animali, vengono analizzati circa 2 miliardi di dati all'anno grazie alle immagini satellitari, e l'app Biodiversa raccoglie dati su oltre un milione di piante ogni anno grazie alla community di utenti. Sono state create oltre 200 Oasi della Biodiversità in 18 regioni italiane, con più di 50.000 alberi nettariferi piantati, e l'azienda ha supportato oltre 500 partner aziendali estendendo il proprio impatto su 25 nazioni in tre continenti.

Il vantaggio competitivo si gioca su due livelli. Sul piano tecnologico, 3Bee è tra i primi a combinare reti estese di sensori IoT sul campo con dati satellitari, bioacustica, camera trap e citizen science. Sul piano della proposta di valore, la differenza è la verticalità: non ci si limita a segnalare un problema di biodiversità, ma si aiuta a risolverlo con progetti di rigenerazione attiva. "Chi ci fa concorrenza di solito fa solo analisi, o solo sensibilizzazione. Noi facciamo entrambe le cose, e le colleghiamo in un ecosistema coerente", precisa Calandri. A supportare questa visione c'è una tecnologia proprietaria sviluppata nel tempo. Hive-Tech è il dispositivo IoT progettato per gli alveari, che rileva temperatura, umidità e spettro sonoro per monitorare la salute delle api in tempo reale. Spectrum è il sensore IoT dedicato agli impollinatori selvatici, in grado di clusterizzare fino a 18 tipologie tramite bioacustica. Birdy è il sensore per il monitoraggio dell'avifauna, che ha già permesso di identificare oltre 160 specie di uccelli nelle Oasi. Tutti i dati confluiscono nella piattaforma XNatura, che elabora miliardi di dati all'anno anche tramite immagini satellitari, e che con i suoi algoritmi di machine learning trasforma i dati in Crediti di Biodiversità certificati.
I riconoscimenti più importanti arrivano dall'Europa. 3Bee è una delle pochissime aziende ad aver vinto l'EIC Accelerator due volte: la prima per Hive-Tech, la seconda per i Crediti di Biodiversità. "Tra le 648 aziende europee che hanno presentato domanda al Consiglio Europeo per l'Innovazione, solo il 5% ha avuto accesso al finanziamento. Nelle 3 startup made in Italy c'è 3Bee", racconta Calandri. L'EIC Accelerator ha permesso di pianificare l'espansione internazionale della piattaforma XNatura su 250 siti in quattro Paesi europei (Italia, Francia, Germania e Spagna) accelerando la roadmap di almeno tre anni. Un passo precedente altrettanto significativo era stato aggiudicarsi il bando SME Fase 2 di Horizon 2020, assegnato a meno dell'1% delle pmi, che ha dato visibilità internazionale e credibilità scientifica nelle fasi iniziali.

Il percorso non è stato privo di deviazioni istruttive. Nelle prime fasi, 3Bee aveva tentato approcci di monitoraggio troppo costosi da scalare, che hanno convinto il team a puntare sull'integrazione satellitare. Ma la lezione più preziosa è arrivata dal mondo consumer: inizialmente il team sottovalutava quanto fosse difficile far capire alle persone il valore di dati ambientali invisibili. "La svolta è arrivata quando abbiamo smesso di comunicare la tecnologia e abbiamo iniziato a raccontare le storie: l'apicoltore che manda foto delle sue fioriture, le api che cominciano a cantare più forte a primavera, il vasetto di miele che arriva a casa con il nome dell'alveare sull'etichetta", racconta Calandri. "I dati da soli non emozionano. Le storie che i dati rendono possibili, sì", conclude.

Guardando avanti, tre tendenze guideranno lo sviluppo di 3Bee nei prossimi anni: la normativa europea CSRD e Nature Restoration Law stanno rendendo obbligatoria la misurazione dell'impatto sulla biodiversità per migliaia di aziende, l'intelligenza artificiale applicata al riconoscimento di specie da immagini e suoni, e la crescente consapevolezza ambientale delle nuove generazioni, che vogliono poter misurare il proprio impatto, non solo dichiararlo.

C'è però un aspetto del lavoro che Calandri definisce inatteso e in un certo senso il più prezioso. Quando 3Bee ha aperto le iscrizioni per la visita pubblica all'Oasi della Biodiversità di Pavia: un progetto di rigenerazione con 4.063 piante di 17 specie autoctone nettarifere, in poche ore le richieste erano già centinaia: famiglie con bambini, anziani, appassionati di natura, persone che scrivevano per ringraziare perché finalmente avevano un luogo fisico in cui portare i propri figli a capire cosa significa biodiversità.

È un tipo di impatto che non si misura con sensori o algoritmi, ma che racconta forse meglio di ogni altra metrica perché 3Bee esiste.