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Agevolazioni e finanziamenti
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Le misure della Legge di Bilancio 2026 (legge 30 dicembre 2025, n. 199) e il nuovo Codice degli incentivi (D.Lgs. n. 27 novembre 2025, n.184) delineano una serie di strumenti a sostegno di investimenti innovativi e progetti sostenibili per le piccole e medie imprese.

Dal 1° gennaio 2026, è entrato in vigore il Codice degli incentivi, che dà attuazione alla legge delega n. 160/2023 e ha avviato per la prima volta una riforma organica dell’intero sistema degli incentivi, basata sulla digitalizzazione, la semplificazione e la trasparenza.

La riforma prende il via dal potenziamento di due strumenti digitali già esistenti presso il Ministero delle Imprese e del Made in Italy: la piattaforma Incentivi.gov.it e il Registro nazionale degli aiuti di Stato, che costituiranno il nucleo del nuovo “Sistema incentivi Italia”, con l’obiettivo di semplificare e uniformare le procedure di accesso alle agevolazioni. Il Codice prevede percorsi standardizzati per tutte le misure e i criteri di selezione orientati alle priorità attuali, con particolare attenzione alla sostenibilità ambientale, alla transizione ecologica e alla digitalizzazione. In altre parole, l’architettura degli aiuti pubblici alle imprese viene ripensata per supportare in modo più efficace i progetti che puntano su green economy e innovazione 4.0, riducendo burocrazia e frammentazione.

Di seguito, i principali strumenti attualmente a disposizione:

- Il c.d. Iper-ammortamento 2026: maxi-deduzione per investimenti 4.0 e tecnologie verdi

L’art. 1, commi 427-436, della Legge 30 dicembre 2025, n. 199 (Legge di Bilancio 2026) ha introdotto la maxi-deduzione delle quote di ammortamento per gli investimenti eseguiti dal 1° gennaio 2026 al 30 settembre 2028. Si tratta di una misura che sostituisce, per il periodo 2026-2028, i crediti d'imposta previsti dai Piani Transizione 4.0 e 5.0.

Le aliquote di iper-ammortamento previste variano in base all’entità dell’investimento:

  • 180% di maggiorazione del costo (cioè 2,8 volte la deduzione normale) per investimenti fino a 2,5 milioni di euro;
  • 100% di maggiorazione per la parte di investimenti oltre 2,5 milioni e fino a 10 milioni;
  • 50% di maggiorazione per la quota di investimento tra 10 e 20 milioni.

Oltre i 20 milioni di euro di spesa, l’agevolazione non spetta sulla parte eccedente. 

Le tipologie di beni ammesse all’iper-ammortamento ricalcano e ampliano il perimetro dei beni della misura “Industria 4.0”. Si tratta dei beni prodotti nell’UE o nello Spazio Economico Europeo che appartengono alle seguenti categorie:

  • beni materiali 4.0 (macchinari, impianti e dispositivi high-tech interconnessi) e i beni immateriali 4.0 (software, sistemi, piattaforme digitali) funzionali alla trasformazione tecnologica e digitale delle imprese, già elencati negli Allegati A e B annessi alla Legge n. 232/2016 (Legge di Bilancio per il 2017);
  • gli impianti per la produzione di energie rinnovabili destinati all’autoconsumo, inclusi i sistemi di accumulo energetico, purché integrati e funzionali al processo produttivo dell’azienda.

È attesa l’emanazione di un decreto attuativo di concerto fra il Ministero delle Imprese e del Made in Italy e il Ministero dell’Economia e delle Finanze e per definire nel dettaglio le procedure di fruizione.

- Strumenti finanziari potenziati: Nuova Sabatini, Contratti di Sviluppo e altri supporti

Accanto alle agevolazioni prettamente fiscali (crediti d’imposta e deduzioni) la Legge di Bilancio 2026 ha rifinanziato e potenziato strumenti finanziari agevolati che da anni sostengono gli investimenti delle piccole e medie imprese.

Anzitutto, va menzionata la cosiddetta Nuova Sabatini, programma di agevolazione per l’acquisto di macchinari, impianti e attrezzature da parte di piccole e medie imprese. 

La c.d. Nuova Sabatini consiste in un contributo in conto impianti (erogato dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy) abbinato a finanziamenti bancari e/o leasing per nuovi beni strumentali, coprendo parte degli interessi del finanziamento e abbattendo il costo effettivo dell’investimento. 

La manovra finanziaria 2026 garantisce continuità a questo strumento, stanziando 650 milioni di euro aggiuntivi complessivi per i prossimi anni (200 milioni per il 2026 e 450 milioni per il 2027 ). Grazie a queste risorse, le piccole e medie imprese potranno continuare ad accedere ai finanziamenti Sabatini e ottenere il contributo statale in tempi rapidi. 

Va ricordato che la Nuova Sabatini copre fino al 10% circa dell’investimento sotto forma di contributo a fondo perduto calcolato sul valore finanziato. 

In secondo luogo, vanno ricordati i Contratti di Sviluppo, strumento dedicato ai progetti di investimento di più ampia portata. I Contratti di Sviluppo sono gestiti da Invitalia e supportano investimenti industriali di grandi dimensioni (almeno 20 milioni di euro, soglia ridotta a 7,5 milioni per il settore agroindustriale) attraverso una combinazione di contributi a fondo perduto e finanziamenti agevolati. La Legge di Bilancio 2026 ha rifinanziato i Contratti di Sviluppo stanziando complessivamente 550 milioni di euro fino al 2029 (con risorse concentrate dal 2027 in poi). 

Ciò garantisce la prosecuzione di nuovi bandi e accordi negoziali per favorire investimenti strategici sul territorio nazionale, compresi progetti di transizione ecologica, mobilità sostenibile, biotech, nuovi impianti industriali e persino iniziative di "reshoring" (rilocalizzazione in Italia delle produzioni dall’estero). Negli ultimi aggiornamenti normativi sono stati introdotti criteri premianti proprio per progetti di reshoring produttivo o di particolare impatto innovativo/sostenibile (ad esempio, rafforzare filiere strategiche, creare occupazione in aree svantaggiate, ecc.). Grazie ai Contratti di Sviluppo, imprese singole o consorziate possono ottenere aiuti fino al 50-70% dei costi ammissibili (in funzione della localizzazione e dimensione aziendale) su piani di investimento pluriennali, con un significativo effetto leva finanziaria.

- Credito d’imposta Ricerca & Sviluppo e Design

La Legge di Bilancio 2026 conferma, altresì, il Credito d’imposta Ricerca & Sviluppo quale strumento fondamentale per le imprese che investono in nuova conoscenza. Il credito R&S continuerà ad essere fruibile anche negli anni successivi, con un’aliquota pari al 10% delle spese ammissibili. Si tratta di una misura ormai strutturale – prevista fino al 2031 dall’attuale assetto normativo – che consente di trasformare una parte dei costi dei progetti di ricerca in un risparmio fiscale diretto, migliorando la sostenibilità economica degli investimenti in innovazione. 

Anche il Credito d’imposta Design e Ideazione estetica è stato rifinanziato per il 2026. Si tratta di un incentivo dedicato alle imprese di tutti i settori che svolgono attività di design e ideazione estetica per innovare significativamente i propri prodotti sul piano della forma e dello stile. La legge di bilancio allinea l’aliquota del credito Design al 10%, equiparandola a quella del credito R&S. Di fatto, anche le spese sostenute per concepire nuovi design, migliorare il packaging, il fashion design o il design industriale dei prodotti potranno godere nel 2026 di un credito d’imposta pari al 10%. Questa misura riconosce l’importanza del design come leva di innovazione: non solo l’aspetto tecnico e funzionale (tipico della R&S), ma anche l’innovazione estetica e creativa contribuiscono infatti al valore aggiunto e alla competitività, specialmente in settori manifatturieri tipici del Made in Italy.

Nel 2026, è operativo il nuovo Patent Box, che permette una super-deducibilità del 110% dei costi di R&S legati a beni immateriali (brevetti, software, design registrato, ecc.). Questo regime opzionale di tassazione agevolata, combinato con il credito R&S, consente alle imprese innovative di ottenere un doppio beneficio fiscale, rispettivamente sulla fase di spesa (credito) e sulla redditività futura dei beni intangibili generati (detassazione parziale dei redditi).

- Incentivi per la transizione ecologica nelle piccole e medie imprese

Un provvedimento di rilievo è la proroga e il potenziamento del Credito d’imposta per investimenti nelle Zone Economiche Speciali (ZES). La ZES Unica (ovvero l’insieme delle zone economiche speciali del Mezzogiorno, ora unificate a livello normativo) viene confermata per il triennio 2026-2028 con una notevole dotazione finanziaria. Le imprese che effettuano investimenti produttivi in regioni del Sud Italia – Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna, Sicilia e in alcune aree dell’Abruzzo, delle Marche e dell’Umbria – potranno continuare a beneficiare di un credito d’imposta sugli investimenti in beni strumentali nuovi (macchinari, impianti, attrezzature) e beni immateriali, fino al 70% dell’importo investito. Questa agevolazione si conferma una delle principali leve di sviluppo territoriale, incentivando progetti di imprenditori locali o l’attrazione di nuovi investimenti nelle regioni meno sviluppate. Da notare che l’agevolazione è concessa nei limiti dei fondi stanziati annualmente e con aliquote effettive variabili in base alla dimensione aziendale e al meccanismo di riparto, ma l’estensione triennale offre una prospettiva di continuità importante per pianificare interventi di medio periodo nel Sud, anche nell’ottica di una transizione ecologica.

Ancora sul fronte green e della sostenibilità, va citato il rinnovato impegno verso l’efficienza energetica e ambientale in settori specifici. Ad esempio, per il settore agricolo e della pesca è stato introdotto un Credito d’imposta “Agricoltura 4.0” destinato alle imprese della produzione primaria che investono nel 2026 in beni strumentali innovativi. L’incentivo è un aiuto di Stato soggetto ad autorizzazione UE e consiste in un credito d’imposta pari al 40% delle spese per beni materiali e software 4.0 fino a 1 milione di euro di investimento. L’obiettivo è favorire l’adozione di tecnologie avanzate e sistemi di agricoltura di precisione, riducendo l’impatto ambientale e aumentando la competitività delle filiere agroalimentari e ittiche. Anche in questo caso, la finestra temporale copre gli investimenti eseguiti nel 2026 (con possibile estensione al 30/6/2027 per completamenti, simile all’iper-ammortamento). Trattandosi di una misura nuova, la sua operatività effettiva è subordinata a un apposito decreto attuativo ministeriale.

Un altro ambito significativo è il settore turistico, dove la manovra finanziaria stanzia 50 milioni di euro annui per il triennio 2026-2028 da destinare a contributi a fondo perduto a sostegno di investimenti privati in progetti di riqualificazione e innovazione nel turismo. Sebbene non strettamente fiscale, questo fondo rappresenta un incentivo diretto per migliorare la qualità e la sostenibilità delle strutture turistiche (ad esempio, interventi di efficientamento energetico negli hotel, digitalizzazione dei servizi turistici, ecc.), con evidenti ricadute anche sull’indotto delle piccole e medie imprese locali.

- Le Misure SIMEST per l’internazionalizzazione

La Legge di Bilancio 2026 ha dedicato un fondo di 500 milioni per sostenere progetti di export verso mercati strategici (in particolare, l’Africa) con condizioni particolarmente favorevoli. Tali strumenti combinano finanziamenti pubblici a tasso quasi zero e una quota di contributo a fondo perduto (10% dell’investimento, elevato al 20% per piccole e medie imprese e start-up innovative e imprese del Sud), incentivando le aziende a espandersi all’estero. 

Tra le Misure Simest vi sono interventi dedicati alla transizione digitale ed ecologica nelle piccole e medie imprese esportatrici, segno che innovazione, sostenibilità e apertura internazionale possono procedere insieme potenziando la competitività dell’impresa.