Imprenditoria femminile: gli strumenti per avviare o far crescere la propria attività
Dai bandi regionali alla certificazione di parità di genere per orientarsi tra le opportunità concrete

Secondo il report "Imprenditoria al femminile" realizzato da Cribis, le imprese guidate da donne hanno superato quota un milione, raggiungendo circa 1.068.000 attività, pari al 19,4% del totale nazionale. Un dato in forte espansione: negli ultimi due anni la crescita è stata alta, con oltre 120.000 nuove imprese femminili nate dal 2024. Un segnale che racconta una trasformazione qualitativa profonda del modo in cui le donne partecipano all'economia italiana. Dal punto di vista settoriale, le imprese femminili si concentrano principalmente nei servizi, con una forte presenza in turismo, ristorazione, commercio e nei servizi alla persona, mentre il contributo femminile in agricoltura raggiunge il 31,5% delle aziende condotte da donne.
Il dato strutturalmente più significativo riguarda la solidità delle imprese, non solo il loro numero. Secondo il Global Gender Gap Report del World Economic Forum, nel 2026 l'Italia ha colmato circa il 70,4% del divario di genere complessivo. Il 31% delle posizioni di leadership aziendale è oggi ricoperto da donne: la presenza femminile è significativa all'ingresso nel mercato del lavoro al 51%, si riduce al primo livello manageriale al 36% e diventa più contenuta nei ruoli dirigenziali apicali al 23%. Una direzione di marcia definita, dunque, anche se il percorso è ancora lungo.
In questo contesto si inseriscono diversi sostegni a favore del comparto rosa.
Il bando Donne e Impresa 2026 promosso da Lazio Innova è uno degli strumenti più accessibili e concreti per le imprenditrici laziali. Offre un contributo a fondo perduto fino a 100.000 euro per le pmi femminili con sede o unità locale nel Lazio, con l'obiettivo di sostenere avvio, sviluppo e consolidamento delle attività imprenditoriali femminili sul territorio regionale. È rivolto a imprese a maggioranza femminile in tutti i settori produttivi e si distingue per una procedura di accesso relativamente snella rispetto ad altri strumenti nazionali. Le domande possono essere inviate entro le ore 17:00 del 10 giugno 2026.
La Regione Veneto ha stanziato invece 3 milioni di euro per sostenere le pmi femminili nei settori artigianato, industria, commercio e servizi. Una delle caratteristiche più interessanti di questo bando è la quota riservata di 750.000 euro esclusivamente alle libere professioniste, una platea spesso esclusa dai bandi più generalisti, che qui trova invece uno spazio dedicato. La scadenza per la presentazione delle domande è fissata al 10 dicembre 2026.
Per le startup innovative femminili con sede in Puglia, TecnoNidi è lo strumento che mette a disposizione agevolazioni fino a 350.000 euro con una copertura fino al 90% a fondo perduto sulle spese ammissibili. È rivolto a startup nelle fasi early stage, con un focus su progetti ad alto contenuto tecnologico e innovativo. Per le startup con sede nell'area JTF di Taranto, l'importo massimo finanziabile sale fino a 500.000 euro. Le candidature sono aperte a sportello, senza click day, il che significa che è fondamentale presentare la domanda nel modo corretto prima che le risorse si esauriscano.
Autoimpiego Centro-Nord di Invitalia è il bando con la dotazione più alta tra quelli dedicati all'imprenditoria femminile e giovanile nelle regioni del Centro-Nord: 219,6 milioni di euro complessivi, accessibili a donne under 35 che vogliono avviare una nuova impresa o un'attività di lavoro autonomo in 12 regioni. Il contributo arriva fino al 65% a fondo perduto, con sportello aperto e gestione delle domande in ordine cronologico di arrivo. È uno strumento finanziato dal FSE+ 2021-2027 e rappresenta una delle risposte più concrete al tema del lavoro femminile giovanile nelle aree geograficamente meno servite dagli strumenti per il Mezzogiorno.
A fianco dei bandi di finanziamento, nel 2026 le imprese femminili hanno a disposizione uno strumento ulteriore che vale la pena conoscere: la certificazione di parità di genere secondo la prassi UNI/PdR 125:2022. Non si tratta di un finanziamento diretto, ma di un riconoscimento che produce vantaggi concreti e misurabili. Secondo i dati di Unioncamere, oggi oltre 12.000 imprese italiane hanno ottenuto la certificazione di parità di genere, segno di un interesse crescente verso strumenti che promuovono politiche eque.
I vantaggi per chi la ottiene sono tre:
- un esonero contributivo fino all'1% nel limite massimo di 50.000 euro annui;
- un punteggio premiale nelle gare d'appalto pubbliche;
- una maggiore attrattività verso investitori, clienti e talenti.
La certificazione è stata progettata anche per le piccole e microimprese, con un sistema di valutazione semplificato e indicatori proporzionati alla dimensione organizzativa. Alcune Camere di Commercio regionali hanno attivato bandi specifici per cofinanziare il percorso: un esempio concreto è la Camera di Commercio dell'Umbria, che ha pubblicato il bando 2026 per la Certificazione della Parità di Genere con un contributo a fondo perduto pari al 50% della spesa ammissibile, fino a un massimo di 2.000 euro, aperto dal 15 giugno al 15 luglio 2026.
Le imprese femminili crescono in solidità più che in numero e il segnale è chiaro: quando le donne imprenditrici hanno accesso agli strumenti giusti, costruiscono imprese competitive e durature.






