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Borghi d’Italia, le misure per salvaguardare il patrimonio Unesco

Culla della nostra cultura millenaria, i borghi oggi sono oggetto di attenzione per la loro valorizzazione e digitalizzazione anche in ottica di lavoro agile

7 giu 2023
4 minuti di lettura

Il nostro Paese grazie alla sua storia è ricca di luoghi antichi, monumenti, piazze di una bellezza straordinaria, tali da diventare “protetti”. I piccoli borghi italiani, arricchiti da una cultura millenaria che ha radici lontane, sono diventati Patrimonio dell’Umanità. Non si tratta solo delle piazze dei grandi centri storici di città come Firenze, Roma, Venezia, ma anche dei molteplici piccoli borghi distribuiti lungo tutta la penisola, a volte sconosciuti.

Per non sprecare questo patrimonio e valorizzare appieno i borghi, dando la possibilità di viverli pienamente, le istituzioni stanno varando misure atte ad evitare che i giovani e i meno giovani si spostino per avere maggiori servizi.

Il Pnrr, all’interno della missione “Digitalizzazione, innovazione, competitività e culturale”, “Rigenerazione di piccoli siti culturali, patrimonio culturale, religioso e rurale” (investimento “Attrattività dei borghi storici”), prevede la misura “Imprese Borghi”.

Promossa dal Ministero della Cultura e gestita da Invitalia, promuove l’avvio o il consolidamento di iniziative imprenditoriali nei territori dei 294 comuni assegnatari delle risorse indicate nell’Avviso per la rigenerazione culturale, sociale ed economica dei borghi a rischio abbandono o abbandonati. La dotazione finanziaria complessiva è di 188 milioni di euro.

La nascita di piccole realtà imprenditoriali permette infatti al piccolo borgo di “rivivere”, avere maggiore attrattività sia per i residenti che per i turisti, rafforzare l’economia locale, promuovere il territorio per far conoscere, sia in Italia che all’estero, le sue eccellenze commerciali, agroalimentari, artigianali.

Per aiutare l’avvio di piccole imprese, sono previsti contributi a fondo perduto per un importo massimo pari a 75.000 euro, fino alla misura massima del 90% delle spese ammissibili (percentuale elevabile al 100% in alcuni casi specificati da Invitalia).

I progetti imprenditoriali possono essere localizzati in una o più unità locali ubicate nei comuni/borghi storici assegnatari di risorse per i “Progetti locali di rigenerazione culturale e sociale”, “nel campo delle attività culturali, creative, turistiche, commerciali, agroalimentari e artigianali, volti a rilanciare le economie locali valorizzando i prodotti, i saperi e le tecniche del territorio”.

L’Avviso specifica che la rigenerazione dei piccoli Comuni deve avvenire in modo innovativo, attraverso l’offerta di servizi, con un’attenzione particolare alla sostenibilità ambientale.

Le agevolazioni sono rivolte a micro, piccole e medie imprese che presentano iniziative imprenditoriali in forma singola o aggregata, già costituite o che intendono costituirsi, incluse le ditte individuali e le società cooperative, le associazioni non riconosciute, le organizzazioni non profit, gli Enti del Terzo settore, iscritti o in corso di iscrizione al RUNTS (Registro Nazionale Terzo Settore).

Le domande possono essere presentate online sul sito di Invitalia dalle ore 12.00 dell’8 giugno alle ore 18.00 dell’11 settembre 2023.

La valorizzazione dei borghi italiani viene vista anche in ottica di potenziamento del lavoro agile. Se la pandemia ha portato 6 milioni e mezzo di dipendenti a lavorare da remoto, il post pandemia fa tesoro di questa esperienza: il Ministero delle Imprese e del Made in Italy ha annunciato dopo l’estate una legge sull’attrazione in Italia dei navigatori digitali, secondo il principio “lavora nel mondo e vivi in Italia”, proprio per rafforzare il tessuto produttivo e l’economia locale. Investire nei borghi con nuovi progetti imprenditoriali, ma anche aumentare gli spazi di coworking, estendere la digitalizzazione anche nei borghi che si trovano in località meno agiate e difficilmente raggiungibili, può portare i lavoratori digitali stranieri a lavorare anche in Italia (come anche i lavoratori italiani a spostarsi e lavorare nei borghi). Un modo per contrastare l’esodo, ripopolare i piccoli Comuni e renderli più competitivi nell’economia globale.

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