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Andrea Zorzetto, il giovane manager alla guida di Plug and Play

Il giovanissimo manager guida dal 2019 la più grande piattaforma di Open Innovation al mondo

22 mar 2022
4 minuti di lettura

Oltre 10mila startup e 300 partner aziendali ufficiali tra i quali Carrefour, Coca Cola e Mercedes. E ancora eventi, progetti di accelerazione per startup e attività connesse al mondo dell'innovazione. È questo l’orizzonte di Plug and Play, la più grande piattaforma di Open Innovation al mondo. Sbarcata in Italia nel 2019, l’azienda è guidata in Italia da Andrea Zorzetto, giovanissimo manager che ci ha spiegato il funzionamento della piattaforma. A partire dagli obiettivi: “Il nostro core business è di connettere le startup alle grandi aziende, ovvero i nostri clienti: loro ci dicono qual è la loro richiesta in termini di innovazione, le loro sfide tecnologiche. Inoltre, siamo noi stessi finanziatori di startup. Come Plug and Play siamo partiti dalla Silicon Valley, e oggi siamo in una quarantina di città nel mondo: abbiamo più di 500 clienti, e siamo tra i primi gruppi al mondo anche negli investimenti in startup, specialmente nella fascia di avvio dell’attività imprenditoriale”, racconta Zorzetto.

In un mondo sempre più digitalizzato, il modo di fare innovazione tramite startup si sta diffondendo in ogni settore, risultando il metodo più efficiente per innovare nell’economia digitale e dando luogo a opportunità potenzialmente infinite. Nato per il modello legato all’universo dei software, adesso si è esteso a tantissimi altri ambiti, dal settore farmaceutico a quello dell’energia pulita, dell’automotive e in altri ancora. Per affrontare il futuro, Zorzetto guida un team composto da una ventina di persone, di età media sui 27 anni. “A Milano, dove abbiamo aperto inizialmente in Italia, ci sono una decina di persone; l’anno scorso ho guidato anche l’apertura a Modena, e sto seguendo uffici anche in altri Paesi, in particolare Svizzera, Marocco ed Egitto, dove Plug&Play sta aprendo. Nel nostro team c’è chi si occupa di contattare le aziende, chi di contattare e selezionare le startup e infine chi segue i clienti e imbastisce i programmi di accelerazione”, spiega.

Giunto in Plug and Play nella Silicon Valley, dove ha svolto un periodo di stage, Zorzetto ha successivamente iniziato a cercare clienti in Italia, su impulso del fondatore dell’azienda. “Il mio primo anno l’ho dedicato interamente a contattare praticamente tutte le grandi aziende italiane, per vedere se ci fosse interesse nella nostra attività: i riscontri sono arrivati subito, con i nostri primi partner arrivati nel 2019, quando siamo partiti. Da allora, può accadere sia di essere cercati dalle grandi aziende, sia il contrario: questa è la parte centrale nelle mie giornate, a cui si aggiunge una parte dedicata alle strategie e al management”. Proprio nel 2019, l’ecosistema italiano di startup era finalmente in ascesa, un fermento palpabile in un Paese che scontava qualche ritardo rispetto ai concorrenti internazionali. L’avvento della pandemia ha rallentato questo processo, ma la crescita è ripresa a ritmi sostenuti sin dalla fine del 2020, per proseguire, pur non senza difficoltà di contesto, per tutto il 2021. “L’Italia è un Paese ricco, con aziende in alcuni settori che sono gioielli industriali, capaci di esportare all’estero: siamo un paese avanzato sia dal lato industriale che da quello dei consumatori. È chiaro, però, che nel mondo dell’innovazione la differenza è rappresentata dagli investimenti nei giovani, nell’istruzione, nella ricerca: una mentalità volta al rischio, con grandi città metropolitane capaci di attrarre talenti e grandi aziende da tutto il mondo, e l’Italia purtroppo è carente da questo punto di vista. Ma esistono delle eccezioni. Milano si è reinventata ormai da qualche anno una città simbolo dell’innovazione: un modo di fare che si sta diffondendo anche in altre zone del nostro Paese, nonché nei distretti industriali”, dice Zorzetto. La strada da seguire, dunque, è tracciata, e deve riguardare diverse aree: “Io sono piemontese, e l’approdo a una stagione postindustriale riguarda anche la mia terra, ma sarei moderatamente ottimista. L’anno scorso abbiamo aperto a Modena, una delle città più piccole dove Plug&Play abbia mai lavorato. A Napoli, Catania e Bari esistono poli tecnologici di rilievo, comunità di sviluppatori e innovatori. Quello che abbiamo a disposizione, inoltre, è un patrimonio umano di grande qualità: abbiamo ottimi ingegneri, laureati, programmatori con skill di livello. Dovremmo formarne di più”, aggiunge.

Infine, le sfide quotidiane che deve affrontare chi è alla guida di una piattaforma innovativa così importante: “La prima è che essendo in un mondo che cambia sempre più in fretta, dobbiamo reinventare continuamente il nostro modo di fare innovazione, una sfida strategica che ci tiene sempre all’erta. Oltre a questo, noi siamo nati come piattaforma operativa nelle grandi città che vende ad aziende con fatturati molto elevati: il tessuto imprenditoriale italiano è diverso, ragion per cui è una bella sfida cercare di adattare il nostro modello all’ecosistema del nostro Paese. Infine, stiamo crescendo come team, e assumere persone di talento e assicurarsi che tutti crescano, imparino e siano soddisfatti del proprio lavoro è fondamentale per continuare ad attrarre i talenti giovani”.

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