Chi torna in ufficio nel 2023? Dipende da abitudini e cultura

In Asia ed Europa il ritorno in ufficio è stato spinto fin dal primo calo di contagi, mentre negli Stati Uniti si fatica ancora a tornare in sede

21 ago 2023

Tre anni e mezzo fa milioni di lavoratori in tutto il mondo venivano mandati a casa, iniziando una stagione per le aziende in cui l’unica occasione di produttività era rappresentata dal lavoro da remoto. Da allora sono emersi studi e ricerche che ne confermano i benefici, eppure in molte nazioni – una volta che l’emergenza si è ridotta esponenzialmente – ci si divideva tra chi ormai premeva per continuare con il lavoro ibrido e chi auspicava un “ritorno alla normalità” fatto di giornate di lavoro in presenza.

Attraverso Paesi e culture è interessante notare chi appartiene alle due categorie. In Asia e in Europa il ritorno in ufficio è stato spinto fin dal primo calo di contagi e continua progressivamente a ridurre il lavoro ibrido, mentre negli Stati Uniti si fatica ancora a tornare in sede.

L’Asia è il continente che con maggiore successo ha contenuto il Covid-19 durante il primo anno di pandemia, il periodo di smartworking in questo modo è durato troppo poco perché i dipendenti si abituassero a lavorare a distanza e sono tornati senza problemi in ufficio. In Europa invece si registrano tendenze diverse: mentre la Gran Bretagna ha - ad oggi - la percentuale maggiore di lavoratori in remote working, la Francia detiene il record inverso. In entrambi i casi, si tratta di decisioni influenzate da cultura e politica, soprattutto perché dai governi si è preteso intervento e decisioni immediate, per quanto flessibili in base alle ondate dei contagi.

In America i legislatori hanno preferito mantenere un neutro silenzio, lasciando che fossero le aziende stesse a decidere con gli impiegati come procedere. Il risultato è che ognuna ha scelto diversamente: per esempio attualmente alla Walt Disney Inc si preferisce un lavoro ibrido con 4 giorni in presenza, mentre Amazon e Google preferiscono limitarsi a 3.

Dopo tre anni questa incertezza e disparità di scelte attraverso il globo "stranisce", ma per molti ci sono ragioni comportamentali e strutturali che, essendo diverse per ogni Paese, non possono che portare a conclusioni opposte, anche per nazioni vicine culturalmente.

Secondo Phil Ryan, direttore di JLL City Futures, a influenzare queste decisioni sono maggiormente le abitudini e la cultura dei Paesi, soprattutto se riguarda il trasporto pubblico. A Hong Kong la ridotta dimensione delle case e l’efficienza del trasporto pubblico fa preferire il ritorno in ufficio, mentre negli Stati Uniti, dove i mezzi pubblici sono snobbati in favore delle macchine, il costo della benzina non vale il ritorno in ufficio. Il business che si è creato intorno all’arredamento della “postazione da casa perfetta” inoltre ha reso più comodo per gli americani proseguire in casa, producendo più di prima. Sedie ergonomiche, scrivanie ampie e di altezza variabile, con simili comodità il semplice ufficio, spesso scomodo e con computer inadeguati perde di ogni attrattiva o no?

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