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02/07/2026

La Bioeconomia in Italia tra sviluppo e nuova opportunità

Il ruolo della ricerca scientifica e dell'innovazione tecnologica centrali per l'evoluzione del comparto

bioeconomia

Un valore complessivo che supera i tre miliardi di euro e occupa oltre 17 milioni di persone. Sono i numeri raggiunti dalla bioeconomia europea nel 2025, uno dei pochi ambiti in cui l’Europa conserva una leadership industriale e tecnologica globale. All’interno di questo scenario l’Italia si conferma tra i protagonisti assoluti, con il valore della produzione che ha raggiunto 433,3 miliardi di euro, in crescita del 2,7%, con oltre 2 milioni di occupati. E un nuovo stimolo al settore arriva con un nuovo bando Circular Bio-based Europe, con un budget complessivo di oltre 170 milioni.

In particolare, oggi la bioeconomia genera circa il 10% delle attività economiche nazionali e il 7,6% dell’occupazione complessiva. Secondo quanto emerge dall'ultima edizione del rapporto La bioeconomia in Europa, l'eccellenza italiana risiede sia nella capacità di generare valore così come per l’elevato livello di specializzazione delle proprie filiere bio-based. Il pilastro fondamentale su cui poggia l'intera struttura è il principio della sostenibilità interconnesso a quello dell'economia circolare. In un sistema bioeconomico maturo, il concetto stesso di rifiuto viene eliminato, poiché ogni scarto o sottoprodotto di una specifica lavorazione diventa la materia prima seconda per un nuovo processo industriale. 

Ad esempio, i residui della lavorazione agricola o i reflui degli allevamenti non sono più considerati un costo di smaltimento o un fattore inquinante, ma vengono convogliati verso impianti di digestione anaerobica per la produzione di biometano, oppure utilizzati all'interno di bioraffinerie avanzate per estrarre molecole ad alto valore aggiunto destinate alla bio-plastica. 

Il ruolo della ricerca scientifica e dell'innovazione tecnologica è assolutamente cruciale per l'evoluzione della bioeconomia, poiché la transizione verso questo modello richiede la scoperta e l'ottimizzazione di nuovi enzimi, microrganismi e processi catalitici in grado di scomporre la biomassa complessa, come la lignocellulosa, nei suoi 

La sfida tecnologica consiste proprio nel garantire che l'approvvigionamento delle biomasse avvenga nel pieno rispetto della biodiversità, della rigenerazione del suolo e della sicurezza alimentare, evitando che la coltivazione di piante destinate all'industria sottragga terreni fertili alla produzione di cibo o causi fenomeni di deforestazione. La bioeconomia circolare porta questo modello un passo oltre: i materiali di origine biologica — per loro natura rinnovabili e spesso biodegradabili — vengono valorizzati lungo tutta la catena del valore, dalla produzione al recupero, riducendo contestualmente la dipendenza da combustibili fossili e risorse non rinnovabili. Ricerca, sviluppo e innovazione sono le basi su cui poggia questo modello, rendendo strategica la collaborazione tra imprese, startup innovative, università, centri di ricerca, istituzioni e mondo finanziario.

In questo senso, con il nuovo bando Circular Bio-based Europe da 170 milioni, le imprese possono attingere per finanziare progetti mirati a:

  • Accelerare e sostenere lo sviluppo di processi e soluzioni innovative bio-based;
  • Facilitare l’accesso al mercato di soluzioni bio-based innovative che abbiano già dimostrato maturità;
  • Assicurare un elevato livello di performance ambientale ai sistemi industriali bio-based.

L'obiettivo della misura è chiaro: supportare lo sviluppo di filiere industriali circolari, competitive e a basso impatto ambientale, con scadenza fissata per il 22 settembre 2026.