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Approfondimento sul lavoro sportivo: la disciplina di riferimento, il lavoro subordinato, contenuti del contratto, il lavoro autonomo

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Si segnala che l’art. 52, comma 1, lett. b), del Decreto Legislativo 28 febbraio 2021, n. 36 (recante il “Riordino e riforma delle disposizioni in materia di enti sportivi professionistici e dilettantistici, nonché di lavoro sportivo”), ha disposto l’abrogazione della Legge 23 marzo 1981, n. 91 a decorrere dal 1° gennaio 2023. In particolare, le disposizioni del D.Lgs. n. 36/2021 trovano applicazione a decorrere dal 1° gennaio 2023, ad esclusione delle disposizioni di cui agli articoli 10 (Riconoscimento ai fini sportivi), 39 (Fondo per passaggio al professionismo e l’estensione delle tutele sul lavoro negli sport femminili) e 40 (Promozione della parità di genere) e del Titolo VI (Disposizioni in materia di pari opportunità per le persone con disabilità nell’accesso ai gruppi sportivi militari e dei corpi civili dello stato) che si applicano dal 1° gennaio 2022 (art. 51, comma 1).

  

Il rapporto di lavoro degli sportivi professionisti è attualmente disciplinato dalla Legge 23 marzo 1981, n. 91, oltre che dalla legislazione in materia di lavoro in quanto compatibile, dalle disposizioni del Codice civile, nonché dalla regolamentazione interna di ciascuna Federazione sportiva.

Sono considerati sportivi professionisti gli atleti, gli allenatori, i direttori tecnico-sportivi ed i preparatori atletici, che esercitano l'attività sportiva a titolo oneroso con carattere di continuità nell'ambito delle discipline regolamentate dal CONI e che conseguono la qualificazione dalle Federazioni sportive nazionali, secondo le norme emanate dalle federazioni stesse, con l'osservanza delle direttive stabilite dal CONI per la distinzione dell'attività dilettantistica da quella professionistica (art. 2)

Possono stipulare contratti con atleti professionisti soltanto società sportive costituite nella forma di società per azioni o di società a responsabilità limitata (art. 10, comma 1).

Il rapporto di lavoro sportivo subordinato è costituito con assunzione diretta e con la stipulazione di un contratto in forma scritta, a pena di nullità, tra lo sportivo e la società destinataria delle prestazioni (art. 4). Il contratto deve rispettare il contratto tipo predisposto conformemente all'accordo sottoscritto ogni 3 anni dalla federazione sportiva nazionale e dai rappresentanti delle categorie interessate. Infatti, eventuali clausole contenenti deroghe peggiorative sono sostituite di diritto da quelle del contratto tipo. La società ha l'obbligo di depositare il contratto presso la federazione sportiva nazionale di appartenenza per l'approvazione.

Quanto ai contenuti, nel contratto individuale:

  • deve essere prevista la clausola contenente l'obbligo dello sportivo al rispetto delle istruzioni tecniche e delle prescrizioni impartite per il conseguimento degli scopi agonistici (art. 4, comma 4);
  • è consentita la previsione di clausole compromissorie con cui le parti stabiliscono che eventuali controversie concernenti l'esecuzione del contratto vengano deferite ad un collegio arbitrale, indicando la nomina degli arbitri oppure il numero degli stessi (art. 4, comma 5);
  • è consentita l'apposizione di un termine risolutivo, non superiore a cinque anni dalla data di inizio del rapporto (art. 5, comma 1). Peraltro, si ammette la successione di contratti a termine fra gli stessi soggetti (art. 5, comma 2).

Il contratto, invece, non può contenere clausole di non concorrenza o, comunque, limitative della libertà professionale dello sportivo per il periodo successivo alla risoluzione del contratto, né può essere integrato, durante lo svolgimento del rapporto, con tali pattuizioni (art. 4, comma 6). È, inoltre, consentita la cessione del contratto, prima della scadenza, da una società sportiva ad un'altra, purché vi consenta l'altra parte e siano osservate le modalità fissate dalle federazioni sportive nazionali (art. 5, comma 3).

La normativa di settore prevede, peraltro, nel caso di primo contratto, che sia stabilito dalle Federazioni sportive nazionali un premio di addestramento e formazione tecnica in favore della società o associazione sportiva presso la quale l'atleta ha svolto la sua ultima attività dilettantistica o giovanile. A questa società o associazione è, inoltre, riconosciuto il diritto di stipulare il primo contratto professionistico con lo stesso atleta (art. 6)

Si precisa che al rapporto di lavoro sportivo subordinato non si applicano l’art. 18 dello Statuto dei Lavoratori (art. 4, comma 8), né il Decreto Legislativo n. 23/2015 (che disciplina i rapporti di lavoro cosiddetti “a tutele crescenti”). Pertanto, è esclusa la disciplina sui licenziamenti individuali, ma, qualora il contratto sia a tempo indeterminato, troveranno applicazione le norma del codice civile sul recesso dal contratto a tempo indeterminato (art. 2118 c.c.) e sul recesso per giusta causa (art. 2119 c.c.).

Il rapporto di lavoro tra atleta professionista e società sportiva può avere anche natura autonoma al ricorrere di almeno uno dei seguenti requisiti (art. 3, comma 2):

  • l'attività è svolta nell'ambito di una singola manifestazione sportiva o di più manifestazioni tra loro collegate in un breve periodo di tempo;
  • l'atleta non è contrattualmente vincolato per ciò che riguarda la frequenza a sedute di preparazione o allenamento;
  • la prestazione oggetto del contratto, pur avendo carattere continuativo, non supera 8 ore settimanali, oppure 5 giorni ogni mese, o 30 giorni ogni anno.

Dal 1° gennaio 2022 trovano applicazione alcune norme del Decreto Legislativo 28 febbraio 2021, n. 36 avente ad oggetto il “Riordino e riforma delle disposizioni in materia di enti sportivi professionistici e dilettantistici, nonché di lavoro sportivo”.

In particolare, in merito al riconoscimento ai fini sportivi delle associazioni dilettantistiche, si prevede che le associazioni e le società sportive dilettantistiche sono riconosciute dalle Federazioni Sportive Nazionali, dalle Discipline Sportive Associate, dagli Enti di Promozione Sportiva. Inoltre, la certificazione dell’effettiva natura dilettantistica dell’attività svolta da società e associazioni sportive, ai fini delle norme che l’ordinamento ricollega a tale qualifica, avviene mediante l’iscrizione del Registro nazionale delle attività sportive dilettantistiche, tenuto dal Dipartimento per lo Sport, il quale trasmette annualmente al Ministero dell’economia e delle Finanze - Agenzia delle entrate l’elenco delle società e delle associazioni sportive iscritte (art. 10, commi 1 e 2, D.Lgs. n. 36/2021).

Il D.Lgs. n. 36/2021 prevede, altresì, l’estensione delle tutele sul lavoro negli sport femminili nonché misure volte a promuovere la parità di genere (articoli 39 e 40, D.Lgs. n. 36/2021).

Di particolare rilievo, poi, tutte le disposizioni introdotte in materia di pari opportunità per le persone con disabilità nell’accesso ai gruppi sportivi militari e dei corpi civili dello stato (Titolo VI, articoli 43-50, D.Lgs. n. 36/2021).

Da ultimo, dal punto di vista previdenziale, si ricorda che tutti gli sportivi professionisti (subordinati e autonomi), nonché gli addetti agli impianti sportivi godono dell’assicurazione obbligatoria per l’invalidità, la vecchiaia ed i superstiti presso l’INPS che, dal 1° gennaio 2012, ha assorbito l’ENPALS.

 

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