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Lavoro marittimo

La disciplina del settore marittimo presenta alcune peculiarità. Ad esempio, il rapporto di lavoro della gente di mare regolato dalla normativa sul contratto di arruolamento; l’applicazione di disposizioni speciali contenute nel Codice di navigazione; la temporaneità del rapporto di lavoro; la permanenza a bordo per lunghi periodi su ambienti instabili. 

Analizziamo la normativa di riferimento.

Il Decreto del Presidente della Repubblica del 18 aprile 2006 n. 231 (Regolamento recante disciplina del collocamento della gente di mare, a norma dell'articolo 2, comma 4, del D. Lgs. 19 dicembre 2002, n. 297) specifica le qualifiche professionali del personale marittimo e i requisiti minimi per l’accesso alla professione.  Il Decreto Legislativo 71/2015 ha poi recepito nel nostro ordinamento la direttiva 2012/35/UE riguardante i requisiti minimi di formazione della gente di mare applicabili ai lavoratori marittimi a bordo di navi battenti bandiera italiana.

Il Decreto Legislativo n.151/2015 ha abolito il collocamento speciale per la gente di mare (Uffici di collocamento della gente di mare - UCGM), introducendo la competenza del collocamento ordinario e semplificando quindi le modalità di incontro tra domanda e offerta di lavoro in questo settore.

Le Agenzie per il lavoro possono svolgere attività di intermediazione per i lavoratori rientranti della cd. tipologia della “gente di mare”; il Decreto Ministeriale del 23 novembre 2013 individua i requisiti e le modalità per il rilascio dell'autorizzazione e la Nota dell’1 agosto 2014 ne determina le modalità operative.

Il D. Lgs. 271/1999 integra il Testo Unico in modo da adeguare la normativa sulla sicurezza e la salute sul luogo di lavoro alle particolari esigenze dei lavoratori marittimi. Per quanto riguarda l’organizzazione dell’orario di lavoro, la Legge 97/2013 ha previsto la possibilità per la contrattazione collettiva di apportare alcune modifiche derogatorie, rispetto ai limiti fissati dal Decreto Legislativo 271/1999, previa autorizzazione del Ministero del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministero delle infrastrutture. 

Con la Legge 122/2010 le competenze che erano dell’IPSEMA (l’Istituto di previdenza sociale per il settore marittimo) sono state assorbite dall'INAIL. In base a quanto disposto dalla L. 99/2013, di conversione del D.L. 76/2013, a decorrere dal 1 gennaio 2014, l’Inps è subentrata nella gestione delle pratiche relativa ai contributi malattia comune e maternità ed alle denunce delle retribuzioni e delle malattia (fondamentale e complementare) con la relativa certificazione medica (Circolare congiunta INAIL ed INPS).

Ai sensi dell’art. 114 del Codice della navigazione, il personale marittimo comprende:

  • gente di mare: chi desidera lavorare su una nave con questa specifica deve rivolgersi agli appositi uffici di collocamento che si trovano presso le Capitanerie di porto;
  • personale addetto ai servizi dei porti (piloti, lavoratori portuali, palombari in servizio locale, ormeggiatori, barcaioli);
  • personale tecnico delle costruzioni navali (ingegneri navali; costruttori navali; maestri d’ascia e i calafati).

Leggi l'elenco delle qualifiche professionali e gli annessi requisiti  

La Convenzione sul Lavoro Marittimo (MLC 2006), ratificata dalla Legge 113/2013, riunisce un insieme di disposizioni che garantiscono condizioni di lavoro e di vita sostenibili a bordo delle navi di oltre 500 tonnellate di stazza lorda che effettuano viaggi internazionali o tratte fra porti stranieri. 

Gli obiettivi della Convenzione sono: gestire la globalizzazione e garantire condizioni di concorrenza più eque; rafforzare la sicurezza marittima; accrescere l’attrattività della professione.

Le norme riguardano: condizioni minime richieste in occasione dell'assunzione; condizioni di occupazione e i diritti del lavoratore; alloggio a bordo; protezione sociale; definizione delle responsabilità nell’applicazione della convenzione.

Nel 2007 l’Unione Europea ha invitato i suoi stati membri a ratificare la Convenzione,  dato che la sua entrata in vigore era subordinata alla ratifica di almeno 30 Stati Membri dell’ILO, rappresentanti un totale pari al 33 per cento della stazza lorda della flotta mercantile mondiale. 



Il Decreto Legislativo n.151/2015 prevede l’emanazione di un decreto interministeriale che individuerà il modello di comunicazione, gli standard e i dizionari terminologici della scheda anagrafico-professionale della gente di mare.

Le qualifiche professionali del personale marittimo ed i relativi requisiti minimi sono definiti tenendo in considerazione il D.lgs. 16 gennaio 2013, n. 13 relativo all’individuazione e validazione degli apprendimenti non formali e informali e degli standard minimi di servizio del sistema nazionale di certificazione delle competenze.

In attesa delle modifiche ai modelli ministeriali (“Borsa Continua Nazionale del Lavoro Marittimo” e al Modello “Scheda Anagrafico-Professionale”), si riportano di seguito le categorie ed i requisiti richiesti al personale appartenente alla categoria della “gente di mare”.

La gente di mare si compone di tre categorie:  
  • 1ª Categoria: personale di stato maggiore e di bassa forza addetto ai servizi di coperta, di macchina e in genere ai servizi tecnici di bordo
  • 2ª Categoria: personale addetto ai servizi complementari di bordo
  • 3ª Categoria: personale addetto al traffico locale e alla pesca costiera, a servizi ausiliari sulle navi e in porto

La gente di mare è iscritta in elenchi anagrafici gestiti da apposti Uffici di collocamento (UCGM), che dipendono funzionalmente dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, ma che sono incardinati presso le Capitanerie di Porto - Uffici della Guardia Costiera dipendenti dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. Gli UCGM si occupano dell'assunzione dei lavoratori marittimi appartenenti alla gente di mare disponibili a prestare servizio a bordo di navi italiane per conto di un armatore o di una società di armamento.

I requisiti per ottenere l’iscrizione nelle matricole della Gente di mare di 1ª e 2ª Categoria, sono:

  • cittadinanza comunitaria
  • età non inferiore a 15 anni
  • idoneità al nuoto e alla voga
  • idoneità fisica
  • essere domiciliato nel territorio dello Stato
  • non essere condannato per un delitto punibile con pena minima non inferiore a tre anni di reclusione, oppure per contrabbando, furto, truffa, appropriazione indebita, ricettazione, o per un delitto contro la fede pubblica, salvo riabilitazione
Per l’iscrizione nelle matricole della Gente di mare di 3ª categoria occorrono minori requisiti: 
  • cittadinanza comunitaria
  • età non inferiore a 15 anni
  • idoneità al nuoto e alla voga
  • essere domiciliati in uno dei comuni compresi nella circoscrizione del circondario marittimo

L’immatricolazione della terza categoria si effettua con la qualifica di “mozzo per il traffico locale” o di “mozzo per la pesca costiera”.

La gente di mare di 1ª e 2ª Categoria è munita di un libretto di navigazione. Solo per la 3ª categoria si parla di foglio di ricognizione.

Gli iscritti di 1ª e 2ª categoria possono esercitare anche le attività consentite agli iscritti della terza categoria. Le matricole di 1ª e 2ª categoria sono tenute da tutte le Capitanerie di Porto e dagli Uffici Circondariali Marittimi autorizzati. Le matricole della Gente di mare di 3ª categoria sono tenute, invece, da tutte le Capitanerie di Porto, dagli Uffici Marittimi Minori e dagli uffici consolari autorizzati.

A livello di formazione, sono gli istituti tecnici nautici a preparare le figure professionali qualificate per svolgere il loro lavoro sulle navi mercantili o all’interno dei cantieri navali.

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