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Lavoratori extra UE

L’ingresso e l’accesso al lavoro dei cittadini di Paesi che non appartengono all’Unione Europea o degli apolidi (cioè, i soggetti del tutto privi di cittadinanza) sono regolati dal cosiddetto Testo unico sull'immigrazione, di cui al Decreto Legislativo 25 luglio 1998, n. 286 (recante il Testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell'immigrazione e norme sulla condizione dello straniero) e dal relativo Regolamento di attuazione, di cui al D.P.R. 31 agosto 1999, n. 394 (Regolamento recante norme di attuazione del testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell'immigrazione e norme sulla condizione dello straniero, a norma dell'articolo 1, comma 6, del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286). 

In particolare, l'ingresso nel territorio dello Stato è consentito ai cittadini extra UE in possesso di passaporto valido (o documento equipollente) e del visto di ingresso, salvi i casi di esenzione previsti dalle normative vigenti (art. 4 del Testo Unico). 

Possono soggiornare nel territorio dello Stato gli stranieri entrati regolarmente (ai sensi dell'art. 4) che siano muniti di permesso di soggiorno rilasciato, e in corso di validità, a norma del Testo Unico (art. 5), o che siano in possesso di permesso di soggiorno o titolo equipollente rilasciato dalla competente autorità di uno Stato appartenente all'Unione Europea, nei limiti e alle condizioni previsti da specifici accordi. 

Il permesso di soggiorno deve essere richiesto entro 8 giorni lavorativi dall’ingresso sul territorio italiano alla Questura della Provincia in cui il cittadino extra UE intende soggiornare (art. 5, comma 2 del T.U. e art. 9 del Regolamento di attuazione). 

Peraltro, a seguito delle modifiche apportate al Testo Unico dal Decreto Legislativo 4 marzo 2014, n. 40 attuativo della Direttiva del Parlamento europeo del 13 dicembre 2011, n. 2011/98/UE, si segnala che nel permesso di soggiorno che autorizza l'esercizio di attività lavorativa è ormai inserita la dicitura "Permesso unico lavoro", salve le eccezioni espressamente previste (art. 5, comma 8.1 del T.U.). 

I cittadini di Paesi extra UE possono accedere al mercato del lavoro italiano se già regolarmente soggiornanti in Italia e, quindi, in possesso di regolare permesso di soggiorno, previa sottoscrizione di un contratto di soggiorno con il datore di lavoro e in presenza di tutte le condizioni di legge; oppure, se provenienti dall’estero, nell’ambito delle quote stabilite dal cosiddetto Decreto Flussi. 

In proposito, il Testo Unico prevede che con uno o più Decreti del Presidente del Consiglio dei Ministri sono annualmente definite, entro il 30 novembre dell'anno precedente a quello di riferimento del decreto, sulla base dei criteri generali individuati nel documento programmatico, le quote massime di stranieri da ammettere nel territorio dello Stato per lavoro subordinato, anche per esigenze di carattere stagionale, e per lavoro autonomo, tenuto conto dei ricongiungimenti familiari e delle misure di protezione temporanea eventualmente disposte.

Pertanto, i visti di ingresso ed i permessi di soggiorno per lavoro subordinato, anche per esigenze di carattere stagionale, e per lavoro autonomo, vengono rilasciati entro il limite delle quote predette (art. 3 comma 4 e art. 21, comma 1 del T.U.).

Il Decreto Flussi – da ultimo, il DPCM del 7 luglio 2020 - stabilisce quindi annualmente le quote di ingresso per motivi di lavoro sulla base delle esigenze del sistema produttivo.

Per ulteriori informazioni è possibile consultare la pagina dedicata.

Con specifico riferimento al lavoro subordinato a tempo determinato e indeterminato, il Testo Unico prevede che il datore di lavoro italiano o straniero regolarmente soggiornante in Italia che intende instaurare in Italia un rapporto di lavoro subordinato con uno straniero residente all'estero, previa verifica presso il Centro per l'impiego competente dell’indisponibilità di un lavoratore presente sul territorio nazionale, allo Sportello unico per l'immigrazione della Provincia di residenza o di quella in cui ha sede legale l'impresa oppure di quella in cui avrà luogo la prestazione lavorativa, deve presentare la seguente documentazione (art. 22, comma 2):

- la richiesta nominativa di nulla osta al lavoro;

- idonea documentazione relativa alle modalità di sistemazione alloggiativa per il lavoratore straniero;

- la proposta di contratto di soggiorno con specificazione delle relative condizioni, comprensiva dell'impegno al pagamento da parte dello stesso datore di lavoro delle spese di ritorno dello straniero nel Paese di provenienza;

- la dichiarazione di impegno a comunicare ogni variazione concernente il rapporto di lavoro. 

Lo Sportello unico per l'immigrazione, nel termine massimo complessivo di 60 giorni dalla presentazione della richiesta, a condizione che siano state rispettate le prescrizioni sopra elencate, nonché quelle del CCNL applicabile al rapporto di lavoro, rilascia - sentito il Questore - il nulla osta nel rispetto dei limiti numerici, quantitativi e qualitativi determinati dal Decreto Flussi e, a richiesta del datore di lavoro, trasmette la documentazione, incluso il codice fiscale, agli uffici consolari.

Il nulla osta al lavoro subordinato ha validità per un periodo non superiore a 6 mesi dalla data del rilascio (art. 22, comma 5, del T.U.).

Il datore di lavoro dovrà chiedere tale nulla osta attraverso la procedura telematica disponibile sul portale del Ministero dell’Interno. Una volta acquisito il parere della Questura e dell'ITL. In proposito, è possibile anche consultare la pagina dedicata all’assunzione di lavoratori extra UE.

Per maggiori informazioni relative alle “procedure flussi” si rinvia al portale del Ministero dell’Interno.

Si precisa, in ogni caso, che entro 8 giorni dall'ingresso nel territorio nazionale, il lavoratore straniero si deve recare presso lo Sportello unico competente dove, previa verifica dell’esistenza di tutte le condizioni, sottoscrive il contratto di soggiorno per lavoro subordinato (art. 35 del Regolamento di attuazione).

Quanto al rilascio del permesso di soggiorno per lavoro, all'atto della sottoscrizione del contratto di soggiorno lo Sportello unico provvede anche a far sottoscrivere al lavoratore straniero il modulo di richiesta del permesso di soggiorno (art. 36 del Regolamento di attuazione).

Da ultimo, si rileva che la perdita del posto di lavoro non costituisce motivo di revoca del permesso di soggiorno al lavoratore extra UE e ai suoi familiari legalmente soggiornanti. Infatti, il lavoratore straniero in possesso del permesso di soggiorno per lavoro subordinato che perde il posto di lavoro, anche per dimissioni, può essere iscritto nelle liste di collocamento per il periodo di residua validità del permesso e, comunque, salvo che si tratti di permesso di soggiorno per lavoro stagionale, per un periodo non inferiore ad 1 anno o per tutto il periodo di durata della prestazione di sostegno al reddito percepita dal lavoratore straniero, qualora superiore (art. 22, comma 11 del T.U.).

Fermo restando il rispetto delle quote stabilite dal Decreto Flussi, il Testo Unico prevede delle specificità per il lavoro stagionale nei settori agricolo e turistico/alberghiero (art. 24 del T.U.).

In particolare, i datoro di lavoro (o le associazioni di categoria per conto dei loro associati) che intendono instaurare in Italia un rapporto di lavoro subordinato a carattere stagionale nei settori agricolo e turistico/alberghiero con un cittadino extra UE, devono presentare richiesta nominativa allo Sportello unico per l'immigrazione della Provincia di residenza, con applicazione, in quanto compatibili, delle disposizioni in tema di lavoro subordinato a tempo determinato o indeterminato (art. 22 del T.U.).

Lo Sportello unico per l'immigrazione rilascia il nulla osta al lavoro stagionale, anche pluriennale, per la durata corrispondente a quella del lavoro stagionale richiesto, non oltre 20 giorni dalla data di ricezione della richiesta del datore di lavoro.

Qualora lo Sportello unico per l'immigrazione, decorsi 20 giorni, non comunichi al datore di lavoro il proprio diniego, la richiesta si intende accolta, nel caso in cui ricorrano congiuntamente le seguenti condizioni (art. 24, comma 6 del T.U.):

- la richiesta riguarda uno straniero già autorizzato almeno una volta nei 5 anni precedenti a prestare lavoro stagionale presso lo stesso datore di lavoro richiedente;

- il lavoratore è stato regolarmente assunto dal datore di lavoro e ha rispettato le condizioni indicate nel precedente permesso di soggiorno.

Il nulla osta al lavoro stagionale autorizza lo svolgimento di attività lavorativa sul territorio nazionale fino ad un massimo di 9 mesi in un periodo di 12 mesi (art. 24, comma 7).

Fermo restando tale limite di 9 mesi, il nulla osta al lavoro stagionale si intende prorogato e il permesso di soggiorno può essere rinnovato in caso di nuova opportunità di lavoro stagionale offerta dallo stesso o da altro datore di lavoro fino alla scadenza del nuovo rapporto di lavoro stagionale. In tale ipotesi, il lavoratore è esonerato dall'obbligo di rientro nello Stato di provenienza per il rilascio di ulteriore visto da parte dell'autorità consolare.

Al termine del periodo di 9 mesi, il lavoratore deve rientrare nello Stato di provenienza, salvo che sia in possesso di permesso di soggiorno rilasciato per motivi diversi dal lavoro stagionale.

Esistono, inoltre, procedure semplificate per il lavoratore stagionale già ammesso a lavorare in Italia almeno una volta nei 5 anni precedenti che, infatti, ha diritto di precedenza per il rientro per ragioni di lavoro stagionale presso lo stesso o altro datore di lavoro, rispetto a coloro che non hanno mai fatto regolare ingresso in Italia per motivi di lavoro (art. 24, comma 9).

Da ultimo, si segnala che il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali ha aderito alla campagna europea "Rights for all seasons" per i diritti dei lavoratori stagionali transfrontalieri, promossa dall'Autorità Europea del Lavoro (European Labour Authority ELA), volta a tutelare il lavoro stagionale e sensibilizzare tutti i cittadini dell'Unione Europea sui diritti e sugli obblighi di tali lavoratori.

Per quanto attiene al lavoro autonomo, il Testo Unico dispone che l'ingresso in Italia dei lavoratori extra UE che intendono esercitare nel territorio dello Stato un'attività non occasionale di lavoro autonomo può essere consentito a condizione che l'esercizio di tali attività non sia riservato dalla legge ai cittadini italiani o a cittadini di uno degli Stati membri dell'Unione Europea (art. 26, comma 1).

In ogni caso, lo straniero che intenda esercitare in Italia un’attività industriale, professionale, artigianale o commerciale, o costituire società di capitali o di persone o accedere a cariche societarie, deve dimostrare (art. 26, comma 2 del T.U.):

- di disporre di risorse adeguate per l'esercizio dell'attività che intende intraprendere in Italia;

- di essere in possesso dei requisiti previsti dalla legge italiana per l'esercizio della singola attività, compresi, ove richiesti, i requisiti per l'iscrizione in albi e registri;

- di essere in possesso di un’attestazione dell'autorità competente in data non anteriore a 3 mesi che dichiari che non esistono motivi ostativi al rilascio dell'autorizzazione o della licenza prevista per l'esercizio dell'attività che intende svolgere;

- di disporre di idonea sistemazione alloggiativa e di un reddito annuo di importo superiore al livello minimo previsto dalla legge per l'esenzione dalla partecipazione alla spesa sanitaria (art. 26, comma 3).

La rappresentanza diplomatica o consolare, accertato il possesso dei requisiti sopra indicati ed acquisiti i nulla osta del Ministero degli Affari Esteri, del Ministero dell'Interno e del Ministero eventualmente competente in relazione all'attività che il lavoratore extra UE intende svolgere in Italia, rilascia il visto di ingresso per lavoro autonomo, con l'espressa indicazione dell'attività a cui il visto si riferisce, nei limiti numerici stabiliti dal Decreto Flussi.

Il visto di ingresso per lavoro autonomo deve essere rilasciato o negato entro 120 giorni dalla data di presentazione della domanda e della relativa documentazione e deve essere utilizzato entro 180 giorni dalla data del rilascio.

Il lavoratore extra UE che intende svolgere in Italia attività per le quali è richiesto il possesso di una autorizzazione o licenza o l'iscrizione in apposito registro o albo, oppure la presentazione di una dichiarazione o denuncia ed ogni altro adempimento amministrativo, è tenuto a richiedere alla competente autorità amministrativa, anche tramite proprio procuratore, la dichiarazione che non esistono motivi ostativi al rilascio del titolo abilitativo o autorizzatorio, comunque denominato, osservati i criteri e le procedure previsti per il rilascio dello stesso.

Oltre a quanto previsto dagli articoli 49, 50 e 51 del Regolamento di attuazione in tema di diritto allo studio e professioni, per le attività che richiedono l'accertamento di specifiche idoneità professionali o tecniche, l’organo competente per materia provvede, nei limiti  delle quote del Decreto Flussi, al riconoscimento dei titoli o degli attestati delle capacità professionali rilasciati da Stati esteri (art. 39 del Regolamento di attuazione).

Si segnala, inoltre, che anche il Decreto Flussi 2020 (D.P.C.M. 7 luglio 2020, art. 5) consente l’ingresso in Italia per motivi di lavoro autonomo a cittadini stranieri che intendono costituire imprese start-up innovative ai sensi del Decreto Legge 18 ottobre 2012, n. 179 (art. 25), convertito con modificazioni in Legge 17 dicembre 2012, n. 221, in presenza dei requisiti previsti dalla stessa legge e che sono titolari di un rapporto di lavoro di natura autonoma con l'impresa. A tal riguardo, si segnala che, ai fini dell’ottenimento del nulla osta dal Comitato tecnico Italia Startup Visa, è possibile consultare il portale dedicato italiastartupvisa.mise.gov.it.

Infine, per il riconoscimento delle qualifiche acquisite all’estero è possibile consultare la pagina dedicata.

Il Testo Unico disciplina, inoltre, l’ingresso in Italia per lavoro di cittadini extra UE in casi particolari, al di fuori delle quote del Decreto Flussi (art. 26, commi 1 e 2, del T.U.).

In particolare, il Regolamento di attuazione (art. 40) disciplina modalità e termini per il rilascio delle autorizzazioni al lavoro, dei visti di ingresso e dei permessi di soggiorno per lavoro subordinato, per ognuna delle seguenti categorie di lavoratori stranieri (elencati all’art. 27 del T.U.):

- dirigenti o personale altamente specializzato di società;

- lettori universitari di scambio o di madre lingua;

- professori universitari destinati a svolgere in Italia un incarico accademico;

- traduttori e interpreti;

- collaboratori  familiari  aventi  regolarmente  in  corso all'estero, da almeno un anno, rapporti di lavoro domestico a tempo pieno con cittadini italiani o di uno degli Stati membri dell'Unione europea residenti all'estero, che si trasferiscono in Italia, per la prosecuzione del rapporto di lavoro domestico;

- persone che, autorizzate a soggiornare per motivi di formazione professionale, svolgano periodi temporanei di addestramento presso datori di lavoro italiani;

- lavoratori marittimi occupati nella misura e con le modalità stabilite nel regolamento di attuazione;

- lavoratori dipendenti regolarmente retribuiti da datori di lavoro, persone fisiche o giuridiche, residenti o aventi sede all'estero e da questi direttamente retribuiti, i quali siano temporaneamente trasferiti dall'estero presso persone fisiche o giuridiche, italiane o straniere, residenti in Italia, al fine di eseguire nel territorio italiano determinate prestazioni oggetto di contratto di appalto;

- lavoratori occupati presso circhi o spettacoli viaggianti all'estero;

- personale artistico e tecnico per spettacoli lirici, teatrali, concertistici o di balletto;

- ballerini, artisti e musicisti da impiegare presso locali di intrattenimento;

- artisti  da  impiegare  da  enti  musicali  teatrali  o cinematografici o da imprese radiofoniche o televisive, pubbliche o private, o da enti pubblici, nell'ambito di manifestazioni culturali o folcloristiche;

- stranieri che siano destinati a svolgere qualsiasi tipo di attività sportiva professionistica presso società sportive italiane ai sensi della L. 23 marzo 1981, n. 91;

- giornalisti corrispondenti ufficialmente accreditati in Italia e dipendenti regolarmente retribuiti da organi di stampa quotidiani o periodici, ovvero da emittenti radiofoniche o televisive straniere;

- persone che, secondo le norme di accordi internazionali in vigore per l'Italia, svolgono in Italia attività di ricerca o un lavoro occasionale nell'ambito di programmi di scambi di giovani o di mobilità di giovani o sono persone collocate "alla pari";

- infermieri professionali assunti presso strutture sanitarie pubbliche e private;

- i lavoratori dello spettacolo che devono essere assunti da datori di lavoro per esigenze connesse alla realizzazione  e  produzione  di  spettacoli.

Per quanto riguarda l’ingresso e soggiorno per lavoratori altamente qualificati, il Testo Unico consente il rilascio al di fuori delle quote del Decreto Flussi della cosiddetta “Carta blu UE”, ovvero un permesso di soggiorno di durata biennale, nel caso di contratto di lavoro a tempo indeterminato, oppure con durata pari a quella del rapporto di lavoro più 3 mesi, negli altri casi (art. 27 quater del T.U.).

È previsto, inoltre, il rilascio del Permesso di soggiorno anche per gli studenti stranieri in possesso del visto per motivi di studio, valido per l'intera durata del corso di studio e della relativa dichiarazione di presenza (art. 5, comma 1 bis, del T.U.). Si precisa che il permesso di soggiorno per motivi di studio o formazione consente, per il periodo di validità dello stesso, l'esercizio di attività lavorative subordinate per un tempo non superiore a 20 ore settimanali, anche cumulabili per 52 settimane, fermo restando il limite annuale di 1.040 ore (art. 14 del Regolamento di attuazione).

Da ultimo, si rileva che il cittadino extra UE che si trova all'estero e che, per finalità formativa, vuole attivare presso aziende in Italia un rapporto di tirocinio, funzionale al completamento di un percorso di formazione iniziato nel proprio Paese, deve richiedere presso le Rappresentanze diplomatico-consolari italiane dove risiede, un visto di ingresso per motivi di studio/formazione che viene rilasciato nei limiti di un contingente triennale determinato con Decreto Interministeriale 9 luglio 2020.

Per ulteriori informazioni al riguardo è possibile consultare la pagina dedicata.

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