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Ricollocamento e Invecchiamento attivo

Gli interventi previsti dalla Legge 92/2012 per favorire il ricollocamento dei lavoratori adulti e il prolungamento dell'attività lavorativa, anche in risposta al graduale innalzamento dell'età pensionistica, sono i seguenti: 
  • Sgravio contributivo permanente per le nuove assunzioni. Dopo alcuni interventi contingenti per gli anni 2010, 2011 e 2012, dal 2013 è stata introdotta una riduzione del 50% dei contributi a carico del datore di lavoro, per la durata di 12 mesi, in relazione alle assunzioni con contratto di lavoro dipendente, a tempo determinato e in somministrazione di lavoratori di età pari o superiore a 50 anni e disoccupati da oltre 12 mesi. Se il contratto viene successivamente trasformato a tempo indeterminato, la riduzione dei contributi si prolunga  fino al 18° mese dalla data di assunzione. Nel caso in cui l’assunzione sia effettuata, sin dal principio, con contratto di lavoro a tempo indeterminato, la riduzione dei contributi spetta per un periodo di 18 mesi dalla data di assunzione. Per maggiori approfondimenti sulle modalità di erogazione degli incentivi, consultare la sezione dedicata.

  • Nuove forme di sostegno al reddito. Nei casi di eccedenze di personale, compresi i casi di procedure di mobilità, possono essere siglati accordi, tra datori di lavoro - che impiegano mediamente più di 15 dipendenti - e le organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative  in azienda, per il prepensionamento dei soggetti a cui mancano al massimo 4 anni per raggiungere i requisiti per la pensione di vecchiaia o anticipata.  In tali accordi, il datore di lavoro si impegna sia a corrispondere ai lavoratori, individuati come in esubero, il trattamento di “isopensione” (ossia una prestazione economica pari al trattamento di pensione che spetterebbe al lavoratore in base alle regole vigenti), sia a corrispondere all’INPS la contribuzione utile al fine del raggiungimento dei requisiti minimi per il pensionamento. Tali accordi possono essere siglati anche per il personale dirigenziale, qualora siano sottoscritti dall’organizzazione sindacale di categoria firmataria del CCNL. 
     
  • Interventi normativi. È possibile stipulare un contratto di lavoro intermittente, in qualsiasi caso, per soggetti aventi più di 55 anni di età (oltre che con soggetti aventi meno di 24 anni di età).      

Nella Legge di Stabilità 2016 (Legge 208/2015) è stata inserita una disposizione per favorire l’invecchiamento attivo dei lavoratori del settore privato con contratto a tempo indeterminato e orario full-time, i quali matureranno i requisiti per la pensione di vecchiaia entro il 31 dicembre 2018.

Se decideranno insieme all’azienda di ridurre il proprio orario di lavoro tra il 40 e il 60%,  si vedranno riconosciuti dal datore di lavoro il versamento di una somma corrispondente alla contribuzione previdenziale a fini pensionistici relativa alla prestazione lavorativa non effettuata. Tale somma non è soggetta ad aliquote contributive e fiscali e non concorre alla formazione del reddito da lavoro dipendente.

Il Decreto Interministeriale del 7 aprile 2016 spiega come accedere a questa forma sperimentale di part-time. Il datore di lavoro deve trasmettere alla Direzione territoriale del lavoro competente per territorio il “contratto di lavoro a tempo parziale agevolato”, acquisito il suo parere positivo può essere inviata l’istanza telematica all'INPS che ne comunicherà l’esito entro 5 giorni.





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