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Partita IVA

Per Partite IVA si intendono comunemente le prestazione professionali dei lavoratori autonomi che offrono, dietro corrispettivo e senza alcun vincolo di subordinazione nei confronti del committente, un servizio o la realizzazione di un’opera bene. Partita IVA è quindi il regime fiscale cui fa riferimento questa tipologia contrattuale riconducibile all’articolo 2222 del Codice Civile su contratto di prestazione d’opera

Rientrano, ad esempio, in questa fattispecie: cooperatori, liberi professionisti, consulenti e altre figure professionali autonome.

La Legge 22 maggio 2017 n. 81 è intervenuta per dare un quadro definito di tutele e diritti per questa categoria, da cui sono esclusi gli imprenditori o i piccoli imprenditori ai sensi dell’articolo 2083 c.c.

Il contratto deve essere in forma scritta e non possono essere inserite – in quanto inefficaci - clausole che prevedano la modifica unilaterale delle condizioni da parte del committente e l’assenza di un congruo periodo di preavviso per le prestazioni rese in via continuativa. Sono prive di efficacia anche le clausole che stabiliscano un periodo superiore ai 60 giorni per il pagamento delle fatture. Il professionista soggetto a questo tipo di clausole abusive ha diritto al risarcimento del danno arrecato sia in via giudiziale, che tramite conciliazione presso i soggetti abilitati.

Nella legge n. 81/2017 viene affermato il principio generale che vieta l’abuso di dipendenza economica da parte del committente tramite uno squilibrio dei diritti e degli obblighi presenti nel contratto (articolo 9 della Legge n.192/1998).

Inoltre, è consolidato il diritto di utilizzazione economica di apporti originali ed invenzioni realizzati durante la prestazione in capo al lavoratore, salvo che questi apporti non siano l’oggetto stesso del contratto.

La norma ha introdotto delle forme di assistenza per i momenti di difficoltà. La DIS-COLL è lo strumento di sostegno al reddito introdotto dal Jobs Act per gli iscritti in via esclusiva alla Gestione Separata dell’INPS. Con la legge n. 81/2017 tale misura diventa strutturale e viene estesa anche agli assegnisti e dottorandi di ricerca con borsa.
Parallelamente, una delega al Governo prevede la possibilità di introdurre delle prestazioni sociali per i professionisti che subiscano una battuta d’arresto alla loro attività, anche qualora fosse causata da gravi patologie.
Sul versante delle politiche attive, è prevista la costituzione di uno sportello unico per il lavoro autonomo presso i centri per l’impiego e gli operatori accreditati all’intermediazione. Sono disponibili informazioni sulle opportunità di lavoro disponibili nel settore privato e pubblico, nonché sulle agevolazioni di livello nazionale o locale.

Nell’ottica di favorire i processi di conciliazione tra i tempi di vita e di lavoro, il congedo parentale per i lavoratori, iscritti in via esclusiva alla Gestione Separata presso l’INPS, può essere fruito fino a sei mesi durante i primi tre anni di vita del bambino. Inoltre, durante il periodo di astensione obbligatoria la lavoratrice autonoma potrà emettere fatture senza decadere dal trattamento della maternità.

I redditi dei professionisti con partita IVA sono classificati come redditi di lavoro autonomo e sono soggetti ad imposizione fiscale qualora superino l’importo di 4.800 euro annui.

Il reddito derivante dall’esercizio di lavoro autonomo è costituto dalla differenza tra l’ammontare dei compensi in denaro o in natura percepiti nel periodo d’imposta, anche sotto forma di partecipazione agli utili, e quello delle spese sostenute nel periodo stesso nell’esercizio dell’attività. Sono interamente detraibili i costi legati all’aggiornamento professionale e alla formazione continua, come ad esempio le spese legate all’iscrizione a master e corsi di formazione, alla partecipazione a convegni e congressi.

La legge n. 81/2017 stabilisce in 10.000 euro il limite massimo per questa detrazione fiscale. Mentre il limite massimo annuo per la deducibilità è fissato a 5.000 euro per i servizi personalizzati di certificazione delle competenze, orientamento, ricerca e sostegno all’autoimprenditorialità.

La procedura per aprire una partita IVA è particolarmente semplice, ma non onerosa, anche se ha un costo di mantenimento totalmente a carico del lavoratore.

 Dal momento in cui si apre la Partita iva, per ogni prestazione effettuata si deve emettere fattura che, oltre al compenso pattuito, deve contenere:

  •  l'IVA al 22%;
  •  la ritenuta d’acconto al 20%.

Le spese sono interamente deducibili dal reddito solo se inerenti all’attività. Le spese relative all’acquisto di beni adibiti promiscuamente all’esercizio della professione e all’uso personale sono deducibili nella misura del 50%.

I titolari di partita IVA sono obbligati a:

  • fare la dichiarazione dei redditi anche in caso di reddito zero;
  • registrare le fatture su appositi registri.

Il reddito imponibile è tassato al momento della dichiarazione secondo il principio di acconto e saldo, applicando le aliquote progressive vigenti per scaglioni di reddito (Irpef, addizionali regionali e comunali). Con la stessa dichiarazione dei redditi si dovrà versare l’Irap nella misura del 4,25% per i redditi oltre 8.000 euro.

La registrazione delle fatture avviene su appositi registri (registro delle fatture emesse e registro degli acquisti) alla liquidazione trimestrale e/o mensile dell’IVA, nonché alla relativa liquidazione annuale.

La Legge di stabilità 2015, nell’ l’art. 1 commi 54-89, ha previsto un nuovo regime per i contribuenti cd. minimi, che viene significativamente modificato dall’art. 1, commi da 111 a 113, della Legge di stabilità 2016

Coloro che esercitano attività d’impresa, arti e professioni in forma individuale, dall’1° gennaio 2015 possono usufruire di un particolare imposta sostitutiva pari al 15%. Chi rientra in questo particolare regime fiscale:

  • è escluso dall’applicazione degli studi di settore e dei parametri;
  • ha adempimenti contabili e fiscali ridotti;
  • può accedere ad un regime contributivo agevolato.

I limiti reddituali per cui si può accedere a tale regime forfettario sono 15.000 euro per le attività professionali e 40.000 euro per quelle del commercio. Inoltre, per chi inizia una nuova attività, è previsto che per i primi 3 anni il reddito imponibile sia ridotto di un terzo.

Altre importanti novità del nuovo regime sono le seguenti:

  • previsione di forfait da applicare ai ricavi (coefficienti di redditività) che variano in base ai diversi tipi di attività. Con la Legge di stabilità 2016 sono state incrementate le soglie dei ricavi e dei compensi che consentono l’accesso al regime forfetario, rendendolo in tal modo fruibile ad una platea più ampia di contribuenti.
  • accesso sia per chi sostiene spese per il personale (fino a 5.000 euro), sia per quelli chi effettua cessioni all'esportazione;
  • il limite degli investimenti in beni strumentali non è più calcolato sugli acquisti effettuati nel triennio precedente, ma sul valore degli stessi alla fine dell'esercizio precedente che non deve superare € 20.000.

Fino al 31 dicembre 2015 i giovani imprenditori, i disoccupati e i lavoratori in mobilità che iniziano una nuova attività potranno comunque adottare il precedente regime semplificato per i contribuenti minimi, modificato con l’art. 27 del D.L. 98/2011, che prevede un’imposta sostitutiva dell’Irpef e delle relative addizionali regionali e comunali pari al 5%. Tale regime si applica per il periodo d’imposta in cui l’attività è iniziata e per i quattro successivi, ma non oltre il compimento del 35° anno di età, a condizione che sussistano i seguenti requisiti:

  • ricavi o compensi non superiori a 30.000 euro nell’anno precedente
  • non siano state sostenute spese per lavoro dipendente o collaboratori
  • nel triennio precedente non hanno effettuato acquisti di beni strumentali superiori a 15.000 euro

Con la legge di bilancio 2017, è formalmente prevista l’abolizione degli studi di settore e dell’IRAP per i liberi professionisti e gli imprenditori senza dipendenti o con un solo lavoratore dipendente. Viene anche introdotta un’imposta fissa pari al 24% del reddito d’impresa di ditte individuali, professionisti e lavoratori autonomi.

Per quanto riguarda gli aspetti previdenziali, la contribuzione è a totale carico del prestatore che ha la possibilità di addebitare nella fattura il 4% del compenso lordo a titolo di rivalsa previdenziale.

L’iscrizione alla gestione separata Inps è obbligatoria per i titolari di Partiva IVA che:

  • esercitano un’attività professionale che non preveda l’iscrizione a un albo o a un ordine provvisto di cassa previdenziale specifica
  • hanno eventuali contributi versati nel fondo dei lavoratori dipendenti (in tal caso c’è solo una riduzione dell’aliquota dovuta).

I titolari di Partita IVA provvedono da soli all’obbligo contributivo, versando il contributo alla gestione separata Inps attraverso un meccanismo che prevede un acconto del 40% del contributo dovuto sui redditi di lavoro percepiti nell’anno precedente e un saldo finale. Se al momento del saldo risultano versate a titolo di acconto somme superiori al contributo dovuto, il professionista può presentare richiesta di rimborso all’Inps, oppure dedurre la somma eccedente da eventuali importi dovuti nell’anno successivo.

Chi beneficia del regime fiscale forfetario ha particolari vantaggi anche dal punto di vista contributivo  come una modalità di calcolo dei contributi basata su una percentuale del reddito dichiarato.

Per i soggetti titolari di Partita IVA senza cassa di previdenza, la legge di bilancio 2017 ha fissato, da ultimo, l’aliquota contributiva al 25%.

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