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Contratto di espansione

Per i datori di lavoro che accedono al contratto di espansione è previsto l’esonero dal versamento del contributo addizionale.

In particolare, l'art. 41 del Decreto Legislativo 14 settembre 2015, n. 148, come novellato dall'art. 26 quater del D.L. 30 aprile 2019, n. 34, convertito con modificazioni in L. 28 giugno 2019, n. 58 ha introdotto, in via sperimentale, per gli anni 2019-2020, il contratto di espansione (esteso a determinate condizioni anche al 2021 dalla Legge di Bilancio 2021).

Nello specifico, l'art. 41 prevede che le imprese, che abbiano un numero elevato di dipendenti in organico, qualora intendano avviare percorsi di reindustrializzazione e riorganizzazione che comportano modifiche dei processi aziendali, possono stipulare un contratto di espansione con il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali e con le organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative sul piano nazionale o con le loro rappresentanze sindacali aziendali ovvero con la rappresentanza sindacale unitaria, per recepire e sviluppare attività lavorative a contenuto più tecnico e assumere nuovi lavoratori con profili professionali compatibili con i piani di reindustrializzazione o riorganizzazione.

Il contratto di espansione, definito espressamente di natura gestionale, deve contenere (art. 41, comma 2):

- il numero dei lavoratori da assumere e l'indicazione dei relativi profili professionali compatibili con i piani di reindustrializzazione o riorganizzazione;

- la programmazione temporale delle assunzioni;

- l'indicazione della durata a tempo indeterminato dei contratti di lavoro, compreso il contratto di apprendistato professionalizzante di cui all'art. 44 del Decreto Legislativo 15 giugno 2015, n. 81;

- relativamente alle professionalità in organico, la riduzione complessiva media dell'orario di lavoro e il numero dei lavoratori interessati, nonché il numero dei lavoratori che possono accedere al trattamento pensionistico previsto dall'art. 41, comma 5, del Decreto Legislativo n. 148/2015.

L'intervento straordinario di integrazione salariale può essere richiesto per un periodo non superiore a 18 mesi, anche non continuativi (art. 41, comma 3).

Il contratto può prevedere (articolo 41, comma 5) per i lavoratori che si trovano in determinate condizioni di anzianità o vecchiaia una fuoriuscita agevolata ai fini del trattamento pensionistico. Per i lavoratori che non possono aderire al trattamento pensionistico sopra citato, al fine di garantire loro un'adeguata attività formativa finalizzata alla riqualificazione e all'aggiornamento delle competenze professionali, l'impresa può procedere a riduzioni orarie integrate con un trattamento straordinario di integrazione salariale nei limiti delle risorse finanziarie stanziate (art. 41, comma 7).

Si segnala al riguardo la Circolare dell'INPS n. 143 del 9 dicembre 2020 che, conformemente all’orientamento del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, rende dettagliate indicazioni relative all'esonero dall'obbligo del versamento del contributo addizionale per il datore di lavoro che accede al contratto di espansione.

Da ultimo, la Legge di Bilancio 2021 (Legge 30 dicembre 2020, n. 178, art. 1, comma 349), esclusivamente per il 2021, ha previsto il finanziamento volto a consentire alle imprese di minori dimensioni (almeno 500 unità lavorative) di ricorrere allo strumento del contratto di espansione interprofessionale. Questo strumento è attivabile anche dalle imprese con più di 500 dipendenti che scendono a 250, nel caso in cui le stesse accompagnino le nuove assunzioni a uno scivolo per i lavoratori più vicini all'età pensionabile. Per le aziende che occupano più di 1.000 dipendenti, a fronte di un impegno ad assumere un lavoratore ogni 3 in uscita, viene ulteriormente alleggerito il costo legato al prepensionamento (art. 41, commi 1 bis e 5 bis).

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