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L’obiettivo fissato dalla strategia Europa 2020 di un tasso di occupazione del 75%, implica una maggiore partecipazione femminile nel mondo del lavoro. La creazione di nuova “occupazione rosa” va di pari passo al miglioramento della qualità dei posti di lavoro e delle politiche di conciliazione dei tempi vita-lavoro.

Nell’ambito della Strategia 2016-2019, la Commissione Europea intende sostenere iniziative volte a:

  • Crescita della partecipazione delle donne nel mercato del lavoro e della loro indipendenza economica rispetto agli uomini
  • Ridurre il gap retributivo e le lacune previdenziali tra sessi nell’ottica di lotta alla povertà tra le donne
  • Promuovere la parità tra donne e uomini nel processo decisionale  
  • Contrastare la violenza di genere e la protezione e sostenere le vittime
  • Promuovere l'uguaglianza di genere e dei diritti delle donne in tutto il mondo.
A livello nazionale, nel 2014, il tasso di occupazione femminile si attesta al 46,8 per cento contro il 59,5 per cento della media Ue28, e la distanza dell’indicatore con l’Europa è aumentata arrivando a 12,7 punti percentuali. Nel complesso, la crescita dell’occupazione femminile nel periodo 2004-2014 è più che dimezzata in confronto al precedente decennio, e il tasso di occupazione femminile aumenta soltanto per le donne con almeno 50 anni, mentre rimane sostanzialmente invariato per le 35-49enni e diminuisce per le più giovani.
Ciò dimostra una difficoltà di conciliazione della maternità con l’attività lavorativa, nonostante le misure previste dal legislatore. Difatti, il Testo unico sul sostegno della genitorialità è stato oggetto di un’implementazione, da ultimo con il Decreto Legislativo n.80/2015.

Con il Decreto Interministeriale del 13 ottobre 2015, sono stati individuati i settori e le professioni con un alto tasso di disparità tra la presenza maschile e femminile.
Con il Codice delle pari opportunità tra uomo e donna (D.lgs. 198/2006), la normativa di genere è stata razionalizzata, dedicando un apposito Libro ai rapporti economici.  Inoltre, al fine di promuovere la partecipazione femminile in ruoli dirigenziali, è intervenuta la Legge n.120/2011, la quale prevede una rappresentanza femminile minima nei Consigli di Amministrazione delle aziende quotate in Borsa, comprese quelle a partecipazione statale. Data la portata innovativa della disposizione, l’applicazione delle “quote rosa” sta avvenendo per gradi, passando dall’attuale quinto riservato, alla quota del 33% nel 2015. Il mancato rispetto della norma prevede l’irrogazione, da parte della CONSOB, di una sanzione pecuniaria. Gli effetti della Legge n. 120/2011 si evincono dall’ultimo Rapporto CONSOB 2014.
La promozione delle parità di genere avviene anche in azienda, cercando gli strumenti utili a valorizzare la presenza femminile. Tra le iniziative finanziate dal FSE, il Progetto LeFemme è volto a fornire un’ampia informativa sul ruolo delle donne nell’impresa, offrendo sia un’attività di consulenza, sia raccogliendo le best practices attuate a livello aziendale o territoriale, tramite la contrattazione di secondo livello. L’attività di consulenza è gratuita e si tratta di un’azione di accompagnamento, dell’arco di alcuni mesi, alle direzioni aziendali o ai referenti sindacali, nell’individuazione delle soluzioni più adeguate rispetto al contemperamento delle esigenze di conciliazione vita-lavoro e di produttività aziendale.

Per avere un quadro internazionale comparato sulla presenza femminile nel mondo degli affari, l'ILO fornisce periodicamente dei dati in materia come da ultimo con il Rapporto 2015 "Women in Business and Management: Gaining momentum".

Rispetto alle indicazioni comunitarie, l’Italia si è mossa anche per favorire l’imprenditoria femminile. La Convenzione del 14 marzo 2013 tra Presidenza del Consiglio dei Ministri - Dipartimento per le Pari Opportunità, il Ministero dello Sviluppo Economico e il Ministero dell'Economia e delle Finanze (sottoscritta ai sensi del Decreto del Ministro dell’Economia e delle Finanze di concerto con il Ministro dello Sviluppo Economico del 26 gennaio 2012) ha istruito la Sezione Speciale “Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento per le pari opportunità” del Fondo di garanzia delle Piccole e Medie Imprese. La Sezione Speciale è uno strumento di politica industriale che favorisce l’accesso delle PMI alle fonti di approvvigionamento finanziario, mediante la concessione di una garanzia pubblica. Infatti, l’impresa femminile che vi si rivolge non ha un contributo in denaro, ma ottiene la possibilità di ottenere finanziamenti senza garanzie aggiuntive sugli importi garantiti dal Fondo.

L’Ente Nazionale per il Microcredito ha avviato il programma Microcredito Donna, finalizzato a supportare le donne nella creazione di una propria impresa, anche organizzando iniziative divulgative e di formazione mirate al target sugli strumenti finanziari disponibili e fornendo servizi ausiliari relativi sia nella fase “pre-erogazione” sia in quella “post-erogazione” del finanziamento.  

A livello locale, Unioncamere e il sistema camerale sono impegnati da anni per promuovere l’imprenditoria femminile attraverso la sottoscrizione di un piano d’intervento descritto dai Protocolli siglati insieme al Ministero dello Sviluppo Economico e la Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento per le Pari Opportunità, il cui ultimo è datato 20 febbraio 2013. Con la sigla dei Protocolli, sono stati progressivamente costituti i Comitati per l’imprenditoria femminile presso le singole Camere di commercio, presso cui siedono imprenditrici individuate dalle Associazioni datoriali di categoria e le Organizzazioni sindacali. I Comitati svolgono un ruolo promozionale e di sensibilizzazione sul tema delle parità opportunità, organizzando iniziative mirate e coinvolgendo anche i vari stakeholder locali impegnati nelle politiche di genere.

Le singole Regioni, poi, nell’ambito delle proprie competenze, possono indire dei bandi rivolti al target femminile, pubblicati sui propri siti istituzionali.


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