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Cassa integrazione

La Cassa Integrazione Guadagni (CIG) è un ammortizzatore sociale, fruito in costanza di rapporto di lavoro, finalizzato a sostenere economicamente il salario dei lavoratori di imprese che si trovano in determinate situazioni di difficoltà, a fronte delle quali richiedono una riduzione o una sospensione del rapporto di lavoro

Il Decreto Legislativo n.148/2015, in attuazione della delega della Legge n.183/2014, razionalizza la normativa in materia di integrazioni salariali ed amplia la platea dei beneficiari, uniformando i periodi di durata massima e commisurando la contribuzione addizionale in funzione del reale utilizzo del trattamento di integrazione salariale.

Il periodo di fruizione massimo della CIGO e della CIGS per singola unità produttiva è individuato in 24 mesi in un quinquennio di riferimento mobile. Per le imprese industriali e artigiane dell’edilizia e affini, nonché per le imprese esercenti l’attività di escavazione e/o lavorazione di materiale lapideo, i trattamenti ordinario e straordinario non possono superare i 30 mesi complessivi in un quinquennio mobile per ciascuna unità produttiva (art. 4).

Possono beneficiare di tali ammortizzatori sociali le seguenti categorie di soggetti che abbiano maturato un’anzianità lavorativa effettiva di 90 giorni presso l’unità produttiva per cui si richiede il trattamento:

- Operai

- Apprendisti assunti con l’apprendistato professionalizzante

- Impiegati

- Quadri

- Lavoratori titolari di un contratto di inserimento

- Lavoratori titolari di un contratto di solidarietà

- Soci delle società di cooperative di produzione e lavoro.

Tra i beneficiari restano esclusi gli apprendisti assunti con apprendistato per la qualifica e il diploma professionale, il diploma di istruzione secondaria superiore e il certificato di specializzazione tecnica superiore e con apprendistato di alta formazione e di ricerca, gli autisti dipendenti da titolari d’impresa, i lavoratori a domicilio e i dirigenti.

Le previsioni del Decreto Legislativo n. 148/2015 sono complementari a quelle del Decreto Legislativo n. 150/2015 relativo al riordino dei servizi per il lavoro e delle politiche attive. È previsto, infatti, che i soggetti coinvolti da processi di CIG con una sospensione o riduzione superiore al 50% dovranno essere convocati presso i Centri per l’Impiego per stipulare il Patto di Servizio Personalizzato (PSP). In caso non siano rispettati gli obblighi indicati dal PSP, il beneficiario del trattamento CIG andrà incontro a un sistema sanzionatorio che prevede dalla decurtazione dell’integrazione fino alla totale decadenza dal beneficio (art. 22, commi 1 e 3, del D.Lgs. n. 150/2015).

 

Le novità della normativa emergenziale

Per far fronte all’emergenza epidemiologica da COVID-19, a partire dal Decreto Legge 17 marzo 2020, n. 18, è stata allargata la platea dei beneficiari dei trattamenti di integrazione salariale.

Da ultimo, la Legge di Bilancio 2021 (L. 30 dicembre 2020, n. 178), art. 1, commi 300-303, ha prorogato di ulteriori 12 settimane la Cassa integrazione ordinaria (CIGO), l’Assegno ordinario e la Cassa integrazione in deroga (CIGD) di cui agli articoli 19-22 quinquies del Decreto Legge 17 marzo 2020, n. 18, convertito con modificazioni in Legge 24 aprile 2020, n. 27.

Si precisa che le 12 settimane devono essere collocate: nel periodo compreso tra il 1° gennaio 2021 e il 31 marzo 2021 per i trattamenti di Cassa integrazione ordinaria; nel periodo compreso tra il 1° gennaio 2021 e il 30 giugno 2021 per i trattamenti di Assegno ordinario e di Cassa integrazione salariale in deroga. I periodi di integrazione salariale precedentemente richiesti e autorizzati ai sensi dell’art. 12 del Decreto Legge 28 ottobre 2020, n. 137 (c.d. Decreto Ristori), convertito con modificazioni in L. 18 dicembre 2020, n. 176, collocati, anche parzialmente, in periodi successivi al 1° gennaio 2021 sono imputati, ove autorizzati, alle 12 settimane previste dalla Legge di Bilancio 2021.

Si segnala, inoltre, che il trattamento di cassa integrazione salariale operai agricoli (CISOA), di cui all’art. 19, comma 3 bis, del Decreto Legge 17 marzo 2020, n. 18, convertito con modificazioni in Legge 24 aprile 2020, n. 27, richiesto per eventi riconducibili all’emergenza epidemiologica, è concesso, in deroga ai limiti di fruizione riferiti al singolo lavoratore e al numero di giornate lavorative da svolgere presso la stessa azienda, per una durata massima di 90 giorni, nel periodo compreso tra il 1° gennaio 2021 e il 30 giugno 2021. I periodi di integrazione precedentemente richiesti e autorizzati ai sensi del Decreto Agosto (D.L. n. 104/2020), convertito con modificazioni in L. 13 ottobre 2020, n. 126, collocati, anche parzialmente, in periodi successivi al 31 dicembre 2020 sono imputati ai 90 giorni stabiliti dalla Legge di Bilancio 2021 (comma 304).

I trattamenti di integrazione salariale sono riconosciuti anche in favore dei lavoratori assunti dopo il 25 marzo 2020 e, in ogni caso, in forza alla data di entrata in vigore della Legge di Bilancio 2021, cioè il 1° gennaio 2021 (comma 305).

In alternativa ai trattamenti di integrazione sopra indicati, ai datori di lavoro privati (con esclusione del settore agricolo) vengono riconosciute ulteriori 8 settimane di esonero contributivo, previsti dall’art. 3 del Decreto Agosto, fruibili entro il 31 marzo 2021 (commi 306-308).

Con riferimento ai trattamenti di integrazione salariale introdotti dalla normativa emergenziale precedente alla Legge di Bilancio 2021 si segnala la circolare INPS n. 139/2020 con cui vengono illustrate le specifiche modalità di accesso e i termini di presentazione delle domande.

Di seguito, infine, le ultime novità in materia di Cassa integrazione straordinaria (CIGS).

Ai sensi del DM del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali del 15 dicembre 2020, per l’anno 2020 e, comunque, fino al termine dell'emergenza epidemiologica, ai fini dell'approvazione del programma di crisi aziendale conseguente all'evento improvviso ed imprevisto della pandemia da COVID-19, esterno alla gestione aziendale, di cui all'art. 21, comma 1, lettera b), del Decreto Legislativo 14 settembre 2015, n. 148 e all'art. 1 del DM del Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali n. 94033 del 13 gennaio 2016, la fattispecie viene valutata, ferma restando la salvaguardia occupazionale:

- anche in assenza del piano di risanamento di cui alla lettera c) dell'art. 2 del Decreto Ministeriale n. 94033/2016;

- con sospensioni del lavoro anche in deroga al limite dell'80% delle ore lavorabili nell’unità produttiva nell'arco di tempo di cui al programma autorizzato, previsto dall'art. 22, comma 4, del Decreto Legislativo 14 settembre 2015, n. 148, con riferimento ai periodi di vigenza dei provvedimenti emergenziali di limitazione dell'attività produttiva.

La Legge di Bilancio 2021 (art. 1, comma 290), al fine di assicurare la prosecuzione degli interventi di cassa integrazione guadagni straordinaria e di mobilità in deroga, nelle aree di crisi industriale complessa individuate dalle Regioni per l’anno 2020 e non autorizzate per mancanza di copertura finanziaria, ha istituito nello stato di previsione del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali un Fondo per il sostegno al reddito dei lavoratori delle aree di crisi industriale complessa con una dotazione di 10 milioni di euro per l’anno 2021 i cui criteri di riparto saranno stabiliti con apposito Decreto interministeriale.

Viene, altresì, prorogata per gli anni 2021 e 2022 la CIGS straordinaria per crisi aziendale di cui all’art. 44 del D.L. 28 settembre 2018, n. 109, convertito con modificazioni in L. 16 novembre 2018, n. 130, per un periodo massimo complessivo di 12 mesi (Legge di Bilancio 2021, art. 1, comma 278).

Ulteriore novità, in linea con quanto in precedenza disposto dalla Legge n. 205/2017 (Legge di Bilancio del 2018) ed esplicitato dalla circolare congiunta del 7 giugno 2018 del Ministero del Lavoro e dell’ANPAL, risiede nella previsione che l’assegno di ricollocazione di cui all’art. 23 del Decreto Legislativo 14 settembre 2015, n. 150, venga riconosciuto dal Centro per l’impiego anche a coloro che si trovino in una delle seguenti condizioni (Legge di Bilancio 2021,art. 1, comma 325):

- collocazione in CIGS ai sensi dell’art. 24 bis del Decreto Legislativo n. 148/2015 (riorganizzazione o crisi aziendale per quali non sia previsto il completo recupero occupazionale);

- sospensione del rapporto di lavoro e collocazione in CIGS per cessazione dell’attività (ai sensi dell’art. 44 del Decreto Legge n. 109/2018, convertito con modificazioni in L. 16 novembre 2018, n. 130);

- percezione della NASpI e dell’indennità mensile di disoccupazione da oltre 4 mesi.

La Legge di Bilancio 2021 (art. 1, comma 349) ha previsto, altresì, il finanziamento volto a consentire alle imprese di minori dimensioni (almeno 500 unità lavorative) di ricorrere anche nel 2021 allo strumento del contratto di espansione interprofessionale. Questo strumento è attivabile anche dalle imprese con più di 500 dipendenti, che scendono a 250 nel caso in cui le stesse accompagnino le nuove assunzioni a uno scivolo per i lavoratori più vicini all'età pensionabile. Per le aziende che occupano più di 1.000 dipendenti, a fronte di un impegno ad assumere un lavoratore ogni 3 in uscita, viene ulteriormente alleggerito il costo legato al prepensionamento.

Si precisa, infine, che in conseguenza dell'emergenza pandemica da COVID-19 è stata prevista dalla legge la possibilità per le imprese, che hanno in corso un trattamento di cassa integrazione guadagni straordinaria (CIGS), di sospendere il programma di CIGS e di accedere al trattamento di integrazione salariale ordinario per COVID-19 se rientrano in un settore per il quale sussista il diritto di accesso alla prestazione di cassa integrazione ordinaria.

 

Vediamo nel dettaglio le diverse tipologie di sostegno del reddito e le loro rispettive finalità.

La Cassa Integrazione Guadagni Ordinaria (CIGO) è un ammortizzatore sociale che può essere richiesto al verificarsi di situazioni aziendali dovute ad eventi transitori e non imputabili all’imprenditore o ai lavoratori, ovvero determinate da situazioni temporanee di mercato. La transitorietà implica la previsione certa della ripresa dell’attività lavorativa. L’integrazione salariale avviene a fronte di una sospensione dell’attività o di una semplice riduzione dell’orario di lavoro.

La disciplina è contenuta nel Decreto Legislativo n. 158/2015 e il Decreto Ministeriale del 15 aprile 2016 illustra il procedimento d'esame e le causali per cui può essere richiesto l'ammortizzatore.

Dopo la Circolare n.197/2015 con cui sono stati resi i primi chiarimenti successivi al Decreto Legislativo n. 148/2015, l’INPS ha pubblicato il Messaggio n. 2908/2016 che indica come presentare le istanze e la Circolare n.139/2016 in cui viene illustrato il procedimento di presentazione delle domande - da inoltrare a mezzo PEC entro 15 giorni dalla riduzione o sospensione dell’attività lavorativa - e la successiva attività di valutazione.

Inoltre, a seguito delle modifiche introdotte dal Decreto Legislativo n. 185/2016, in caso di eventi oggettivamente non evitabili, per la presentazione delle istanze della CIGO si applica il termine della fine del mese successivo a quello in cui si è verificato l’evento (art. 15 Decreto Legislativo n. 148/2015).

Le aziende che possono far ricorso alla CIGO devono appartenere ai seguenti settori (art. 10):

- Imprese industriali manifatturiere, di trasporti, estrattive, di installazione di impianti, produzione e distribuzione dell'energia, acqua e gas

- Cooperative di produzione e lavoro che svolgano attività lavorative similari a quella degli operai delle imprese industriali, ad eccezione delle cooperative elencate dal D.P.R. n. 602/1970

- Imprese dell'industria boschiva, forestale e del tabacco

- Cooperative agricole, zootecniche e loro consorzi che esercitano attività di trasformazione, manipolazione e commercializzazione di prodotti agricoli propri per i soli dipendenti con contratto di lavoro a tempo indeterminato

- Imprese addette al noleggio e alla distribuzione dei film e di sviluppo e stampa di pellicola cinematografica

- Imprese industriali per la frangitura delle olive per conto terzi

- Imprese produttrici di calcestruzzo preconfezionato

- Imprese addette agli impianti elettrici e telefonici

- Imprese addette all'armamento ferroviario

- Imprese industriali degli enti pubblici, salvo il caso in cui il capitale sia interamente di proprietà pubblica

- Imprese industriali e artigiane dell'edilizia e affini

- Imprese industriali esercenti l'attività di escavazione e/o lavorazione di materiale lapideo

- Imprese artigiane che svolgono attività di escavazione e di lavorazione di materiali lapidei, con esclusione di quelle che svolgono strutture ed escavazione.

Al di fuori dei casi relativi ad eventi oggettivamente non evitabili, il trattamento di CIGO può durare (art. 12):

- 13 settimane continuative, prorogabili trimestralmente fino ad un massimo complessivo di 52 settimane

- 52 settimane in un biennio mobile se relativo a più periodi non consecutivi.

All’interno di detti limiti di durata non possono essere autorizzate ore di integrazione salariale ordinaria eccedenti il limite di un terzo delle ore ordinarie lavorabili nel biennio mobile, con riferimento a tutti i lavoratori dell'unità produttiva mediamente occupati nel semestre precedente la domanda di concessione dell'integrazione salariale. Inoltre, l’impresa deve comunicare nella domanda di concessione il numero dei lavoratori mediamente occupati nel semestre precedente (distinti per orario contrattuale), con riferimento all'unità produttiva oggetto di sospensione o riduzione dell'orario di lavoro.

Per fruire dell’integrazione salariale i lavoratori devono possedere, eccetto le ipotesi di eventi oggettivamente non evitabili, almeno 90 giorni di anzianità effettiva di lavoro presso l’unità produttiva per la quale è richiesto il trattamento (art. 1).

L’integrazione salariale è dovuta nella misura dell’80% della retribuzione globale che sarebbe spettata ai lavoratori interessati per le ore di lavoro non prestate comprese tra le zero ore e il limite orario contrattuale (art. 3).

La gestione della Cassa integrazione ordinaria è di competenza della “Gestione prestazioni temporanee ai lavoratori dipendenti”, istituita presso l'INPS, ma è anticipata ai lavoratori interessati dal datore di lavoro. Tuttavia, l’INPS provvede a versare l’integrazione direttamente ai lavoratori beneficiari nel caso in cui l’impresa versi in comprovate e documentate difficoltà di ordine finanziario.

A seguito della procedura di informazione e consultazione sindacale (art.14), l’invio della domanda di concessione va effettuata in via telematica all’INPS e ai Centri per l’impiego ai fini dei meccanismi di condizionalità.

Per ulteriori informazioni clicca qui.

Procedura di informazione e consultazione sindacale semplificata: non è previsto l’espletamento della procedura di consultazione sindacale di cui all’art. 14 del Decreto Legislativo n. 148/2015 è richiesta soltanto l’informazione, la consultazione e l’esame congiunto che devono essere svolti anche in via telematica entro i tre giorni successivi a quello della comunicazione preventiva.

La Cassa Integrazione Guadagni Straordinaria (CIGS) è un'indennità erogata dall'INPS per integrare la retribuzione di lavoratori di aziende che devono affrontare situazioni di crisi e riorganizzazione o contratti di solidarietà difensivi.

Per fruire del sussidio è necessario che il lavoratore abbia maturato un'anzianità aziendale di almeno 90 giorni presso di un'azienda destinataria della normativa CIGS (Decreto Legislativo n. 148/2015).

La CIGS spetta a tutti i lavoratori (ivi compresi quelli con contratto di apprendistato) ad eccezione di dirigenti e lavoratori a domicilio:

- dalle imprese di seguito elencate che abbiano occupato mediamente più di 15 dipendenti, inclusi apprendisti e dirigenti, nel semestre precedente la presentazione della domanda (art. 20, comma 1):

a) imprese industriali, comprese quelle edili e affini;

b) imprese artigiane che procedono alla sospensione dei lavoratori in conseguenza di sospensioni o riduzioni dell'attività dell'impresa che esercita l'influsso gestionale prevalente;

c) imprese appaltatrici di servizi di mensa o ristorazione, che subiscano una riduzione di attività in dipendenza di situazioni di difficoltà dell'azienda appaltante, che abbiano comportato per quest'ultima il ricorso al trattamento ordinario o straordinario di integrazione salariale;

d) imprese appaltatrici di servizi di pulizia, anche se costituite in forma di cooperativa, che subiscano una riduzione di attività in conseguenza della riduzione delle attività dell'azienda appaltante, che abbia comportato per quest'ultima il ricorso al trattamento straordinario di integrazione salariale;

e) imprese dei settori ausiliari del servizio ferroviario, ovvero del comparto della produzione e della manutenzione del materiale rotabile;

f) imprese cooperative di trasformazione di prodotti agricoli e loro consorzi;

g) imprese di vigilanza;

- dalle imprese di seguito elencate che abbiano occupato mediamente più di 50 dipendenti, inclusi apprendisti e dirigenti, nel semestre precedente la presentazione della domanda (art. 20, comma 2):

a) imprese esercenti attività commerciali, comprese quelle della logistica;

b) agenzie di viaggio e turismo, compresi gli operatori turistici;

- dalle categorie di datori di lavoro di seguito elencate, a prescindere dal numero dei dipendenti occupati (art. 20, comma 3):

a) imprese del trasporto aereo e di gestione aeroportuale e società da queste derivate, nonché imprese del sistema aeroportuale;

b) partiti e movimenti politici e loro rispettive articolazioni e sezioni territoriali, nei limiti di spesa definiti annualmente.

L’integrazione salariale è dovuta nella misura dell’80% della retribuzione globale che sarebbe spettata ai lavoratori interessati per le ore di lavoro non prestate comprese tra le zero ore e il limite orario contrattuale (art. 3). Di norma l’integrazione salariale è anticipata dal datore di lavoro; tuttavia, l’INPS provvede a versare l’integrazione direttamente ai lavoratori beneficiari secondo quanto indicato dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali nel caso in cui l’impresa versi in comprovate difficoltà di ordine finanziario accertate dal servizio ispettivo dell'ITL.

L'intervento straordinario può essere richiesto quando la sospensione o la riduzione dell'attività lavorativa sia determinata da una delle seguenti causali (art. 21):

a) riorganizzazione aziendale;

b) crisi aziendale, ad esclusione, a decorrere dal 1° gennaio 2016, dei casi di cessazione dell'attività produttiva dell'azienda o di un ramo di essa;

c) contratto di solidarietà.

La Durata massima del trattamento straordinario di integrazione salariale per ciascuna unità produttiva è:

- per la causale di riorganizzazione aziendale, è prevista una durata massima di 24 mesi, anche continuativi, in un quinquennio mobile (art. 22, comma 1);

- per la causale di crisi aziendale è prevista una durata massima di 12 mesi, anche continuativi. Una nuova autorizzazione non può essere concessa prima che sia decorso un periodo pari a due terzi di quello relativo alla precedente autorizzazione (art. 22, comma 2);

- per la causale di contratti di solidarietà difensivi è prevista una durata massima di 24 mesi, anche continuativi, in un quinquennio mobile, estensibile fino a 36 mesi alle condizioni previste dal comma 5 secondo cui, ai fini del calcolo della durata massima complessiva (CIGO+CIGS), la durata viene computata nella misura della metà per la parte non eccedente i 24 mesi e per intero per la parte eccedente (art. 22, commi 2 e 5).

Dal 2019 è poi possibile fruire di un ulteriore intervento di CIGS nei casi di crisi o di riorganizzazione complessa, previo accordo stipulato in sede governativa presso il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali. L’intervento è: di massimo 12 mesi qualora il programma di riorganizzazione aziendale sia caratterizzato da investimenti complessi non attuabili nel limite temporale di durata di ventiquattro mesi, ovvero qualora il programma di riorganizzazione aziendale presenti piani di recupero occupazionale per la ricollocazione delle risorse umane e azioni di riqualificazione non attuabili nel medesimo limite temporale; di ulteriori 6 mesi di proroga qualora l'avviato processo di cessione aziendale, per le azioni  necessarie al suo completamento e per la salvaguardia occupazionale, abbia incontrato  fasi  di  particolare  complessità; di ulteriori 12 mesi per la causale contratto di solidarietà, qualora permanga, in tutto o in parte, l'esubero di personale già dichiarato nell'accordo (art. 22 bis, Decreto Legislativo n. 148/2015).

L'art. 41 del Decreto Legislativo n. 148/2015, come novellato dall'art. 26 quater del D.L. 30 aprile 2019, n. 34, convertito con modificazioni in L. 28 giugno 2019, n. 58 ha introdotto in via sperimentale, per gli anni 2019-2020, il contratto di espansione (esteso a determinate condizioni anche al 2021 dalla Legge di Bilancio 2021).

Nello specifico, l'art. 41 prevede che le imprese, con un numero elevato di dipendenti in organico, qualora intendano avviare percorsi di reindustrializzazione e riorganizzazione che comportano modifiche dei processi aziendali, possono stipulare un contratto di espansione con il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali e con le associazioni sindacali comparativamente più rappresentative sul piano nazionale o con le loro rappresentanze sindacali aziendali ovvero con la rappresentanza sindacale unitaria, per recepire e sviluppare attività lavorative a contenuto più tecnico e assumere nuovi lavoratori con profili professionali compatibili con i piani di reindustrializzazione o riorganizzazione.

Il contratto di espansione, definito espressamente di natura gestionale, deve contenere (art. 41, comma 2):

a) il numero dei lavoratori da assumere e l'indicazione dei relativi profili professionali compatibili con i piani di reindustrializzazione o riorganizzazione;

b) la programmazione temporale delle assunzioni;

c) l'indicazione della durata a tempo indeterminato dei contratti di lavoro, compreso il contratto di apprendistato professionalizzante di cui all'art. 44 del Decreto Legislativo 15 giugno 2015, n. 81;

d) relativamente alle professionalità in organico, la riduzione complessiva media dell'orario di lavoro e il numero dei lavoratori interessati, nonché il numero dei lavoratori che possono accedere al trattamento pensionistico previsto dall'art. 41, comma 5, del Decreto Legislativo n. 148/2015.

Il contratto può prevedere (articolo 41, comma 5) per i lavoratori che si trovano in determinate condizioni di anzianità o vecchiaia una fuoriuscita agevolata ai fini del trattamento pensionistico. Per i lavoratori che non possono aderire al trattamento pensionistico sopra citato, al fine di garantire loro un'adeguata attività formativa finalizzata alla riqualificazione e all'aggiornamento delle competenze professionali, l'impresa può procedere a riduzioni orarie integrate con un trattamento straordinario di integrazione salariale nei limiti delle risorse finanziarie stanziate (art. 41, comma 7).

Al riguardo, la Circolare dell'INPS n. 143 del 9 dicembre 2020, conformemente all’orientamento del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, rende dettagliate indicazioni relative all'esonero dall'obbligo del versamento del contributo addizionale per il datore di lavoro che accede al contratto di espansione.

Competente ad esaminare le istanze presentate dalle aziende per usufruire del trattamento è la “Direzione Generale degli Ammortizzatori Sociali e della formazione” del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali.

La cassa integrazione guadagni in deroga (cd. CIGD) è uno strumento di politica passiva, aggiuntivo rispetto a quelli esistenti della cassa integrazione guadagni ordinaria e straordinaria, introdotto a partire del 2005, per garantire un sostegno economico a lavoratori di quelle imprese che beneficiano degli ordinari interventi d’integrazione salariale.

Concepito come strumento sperimentale di sostegno al reddito in costanza di rapporto, l’ammortizzatore è stato oggetto di diverse proroghe nel corso degli anni.

Da ultimo, la Legge di Bilancio 2021 in conseguenza dell’emergenza epidemiologica da COVID-19 ha ulteriormente prorogato tutti i trattamenti di integrazione salariale, compresa la CIGD, già previsti a partire dal Decreto Cura Italia.

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