provincia di: Tutte
Seguici:

Cerca sportello

più vicino a te per orientarti nel lavoro

Il Terzo Settore in Italia

Terzo Settore o Terzo Sistema, Non profit, Non a scopo di lucro, Non governativo, Non imprenditoriale. Queste alcune delle espressioni per identificare tutte quelle realtà che all’interno del nostro sistema socio-economico si collocano a metà tra Stato e Mercato.

Istituzioni che non sono riconducibili né all’uno né all’altro. Soggetti organizzativi di natura privata volti a produrre beni e servizi di pubblica utilità. Negli ultimi vent’anni, in Italia così come in Europa, assistiamo ad un risveglio della società civile organizzata e allo sviluppo del Terzo Settore, a seguito di importanti processi di trasformazione sociale, politica e culturale. La crisi del welfare state, infatti, ha costretto gli Stati e le società dei Paesi cosiddetti avanzati a rivedere priorità e modalità di erogazione dei servizi sociali. Il settore delle imprese ha subito e continua a subire trasformazioni. La Pubblica Amministrazione si snellisce. Il mondo del non profit cresce e si diversifica.

Diverse per struttura organizzativa – associazioni riconosciute e non riconosciute, fondazioni, comitati – e natura giuridica  - cooperative sociali, associazioni di promozione sociale, organizzazioni di volontariato, organizzazioni non governative, società di mutuo soccorso, imprese sociali e Onlus – le realtà del Terzo Settore hanno in comune alcune caratteristiche fondamentali, tra le quali l’assenza di scopo di lucro, che si traduce nell’obbligo di reinvestire gli utili nelle attività istituzionali, e la natura giuridica privata. Operano in numerosi settori: assistenza sociale, sanità, cultura, sport, cooperazione internazionale, istruzione e ricerca, ambiente, sviluppo economico e sociale, promozione e formazione religiosa, promozione del volontariato.

Lo sviluppo del settore non profit ha determinato nel tempo una sempre maggiore professionalizzazione del capitale umano impiegato e una progressiva tendenza a garantirne la stabilizzazione a livello contrattuale, seppur la vera ricchezza del settore non profit è costituita dalla forza lavoro volontaria (personale non retribuito).
Le risorse umane impiegate si intersecano, si sovrappongono.

È difficile delineare un quadro completo dell’universo professionale dell’area, comunque è possibile distinguere le figure trasversali, cioè riferibili a funzioni/processi traversali e di gestione, e le figure settoriali, cioè riferibili a funzioni/processi erogativi.

I primi risultati del 9° Censimento ISTAT su Industria, Servizi e Istituzioni non profit rilevano 4.425.950 imprese, 12.183 istituzioni pubbliche e 301.191 istituzioni non profit.

L’insieme di queste unità occupa 19 milioni 946 mila addetti, di cui 16 milioni 424 mila impiegati nelle imprese (pari all’82,3% del totale), 2 milioni 840 mila nelle istituzioni
pubbliche (14,2%) e 681 mila nelle istituzioni non profit (3,4%).

Rispetto ai dati emersi nel 2001 si registra un aumento delle imprese (+8,4%) e in misura ancora più significativa delle istituzioni non profit (+28%), mentre le istituzioni pubbliche sono in diminuzione (-21,8%).

Il trend positivo interessa anche la percentuale delle risorse umane coinvolte
. Le istituzioni che operano grazie all’apporto di volontari sono 243.482 (un incremento del 10,6% rispetto al 2001) per un numero totale di 4 milioni 759 mila volontari. Le istituzioni che dispongono di lavoratori retribuiti a vario titolo sono 41.744 con addetti (pari al 13,9% delle istituzioni attive), 35.977 con lavoratori esterni (pari al 11,9%) e 1.796 con lavoratori temporanei (0,6%).

Le risorse umane retribuite sono costituite da 681 mila dipendenti, 271 mila lavoratori esterni (lavoratori con contratto di collaborazione) e più di 5 mila lavoratori temporanei.

Circa il 90% del personale opera principalmente in tre aree: Assistenza Sociale (33,1%), Sanità (23,3%)e dell’Istruzione e Ricerca (17.8%). I lavoratori esterni sono occupati per poco meno del 50% del loro totale nel settore della Cultura, sport e ricreazione. I lavoratori temporanei sono concentrati per oltre l’80% del loro totale nei quattro settori sopra citati. Circa il 60% dei volontari svolge la propria attività nel settore della Cultura, sport e ricreazione, mentre una ulteriore quota del 12,6% opera prevalentemente del settore dell’Assistenza sociale e Protezione civile.

9° Censimento ISTAT su Industria, Servizi e Istituzioni non profit. Primi risultati
  • Il Project Manager è a capo di un’équipe di progetto e ne segue tutto il processo: dalla ideazione, alla presentazione alle autorità finanziatrici, al coordinamento della sua realizzazione fino alla valutazione finale.
    Il valore aggiunto di un Project Manager consiste nel creare progetti che siano una reale leva di cambiamento sociale, che producano risultati “di impatto” nella vita delle comunità destinatarie del progetto attraverso l’utilizzo di capacità specifiche. Deve saper pianificare, coinvolgere gli stakeholder e/o beneficiari nella progettazione in ambito cooperazione internazionale e nel processo di valutazione e monitoraggio.
    Risponde direttamente alla direzione dell’organizzazione e si coordina con il personale sul territorio del progetto. Collabora con i settori Comunicazione e Fundraising.
  • L'Addetto alla comunicazione è generalmente uno stagista o un professionista in ingresso che prepara bozze di presentazioni e materiali. Dovrà apprendere le stesse competenze del responsabile, cogliendo le opportunità di crescita. Il Responsabile della comunicazione è colui che pianifica strategicamente la comunicazione interna ed esterna (ufficio stampa), ha una conoscenza approfondita dell’organizzazione, un’ottima conoscenza degli strumenti redazionali. Deve saper pianificare, organizzare l’agenda, gli eventi, saper gestire una riunione, saper valutare i risultati. Spesso è una persona laureata in Comunicazione, che ha seguito corsi post-laurea e ha già maturato esperienza.
  • Il Fundraiser riveste un ruolo centrale nell’organizzazione. È colui che raccoglie i fondi e gestisce la relazione con il donatore. Deve saper attivare una serie di strategie finalizzate ad assicurare nel tempo un continuo afflusso di risorse finanziarie, elargite a titolo di donazione, per sostenere le attività istituzionali dell’organizzazione; gestire adeguatamente i fondi raccolti ed essere in grado di documentarne il corretto utilizzo. Le competenze richieste vanno dalla psicologia, all’economia, alla comunicazione, al marketing, al diritto, fino alle pubbliche relazioni.
    Anche se non esistono percorsi standard per l’accesso al ruolo, è spesso richiesta una laurea, preferibilmente in discipline economiche. Sono numerosi i corsi anche universitari e i master che iniziano a sorgere su questi temi. Non di rado il Fundraiser può diventare manager di un’ONP.
  • Il Responsabile dei Programmi o Campaigner  deve progettare, pianificare e sviluppare tutte le attività che danno vita ad azioni dirette a sostenere la mission dell’organizzazione. Realizzare e valutare le campagne sociali, coordinando e valorizzando persone (volontari e professionisti) e risorse per il raggiungimento degli obiettivi.
    Generalmente è una persona laureata nel settore specifico di azione dell’organizzazione ove si intende operare.  Il percorso di carriera inizia, molto spesso, da una specializzazione in un settore (ad esempio i Campaigner di Greenpeace presentano una formazione nel campo ambientale, quelli di organizzazioni che si occupano di assistenza e recupero in discipline mediche o in scienze sociali, ecc.). Sia in Italia che all’estero i percorsi formativi del Campaigner rientrano per la maggior parte nei corsi/master in comunicazione, marketing sociale e Fundraising.
  • Il People Raiser è il reclutatore dei volontari. Recluta, coordina, valorizza e fidelizza i volontari. È una figura nuova nel panorama delle organizzazioni di volontariato italiane ed è presente nelle realtà più strutturate. Deve saper comprendere il punto di vista del volontario (per non deluderne le aspettative in un’ ottica di scambio) e quello dell’associazione (persuasività nel considerare il volontario un valore aggiunto non una risorsa residuale) e deve possedere un’ottima conoscenza dell’associazione. A lui spetta il compito di formare i volontari alle attività specifiche, coinvolgerli nelle decisioni dell’associazione, valorizzare le loro capacità, mettendoli nella condizione di poterle utilizzare e sviluppare, creare e mantenere i giusti rapporti tra volontari e il personale retribuito. Il People Raiser deve avere ottima conoscenza delle tecniche di selezione ed esperienza nella gestione delle risorse umane.
  • L’Operatore Socio Assistenziale (OSA) è una figura professionale dotata di preparazione teorica e pratica. Collabora con le equipe (medici, infermieri, psicologi, assistenti sociali, educatori, insegnanti, ecc.) di strutture private in cui si svolgono attività di prevenzione, sostegno, cura ed integrazione a favore dei vari ambiti del disagio sociale: bambini, disabili, anziani, tossicodipendenti ed extracomunitari.
    L’OSA ha l'obiettivo di migliorare le condizioni di vita delle persone in stato di necessità, di incentivare i progetti di vita dell’assistito, favorire l’autosufficienza nelle attività quotidiane. Presta aiuto agli utenti se non autosufficienti; accompagna l’utente a visite mediche o appuntamenti burocratici; favorisce l’integrazione sociale dell’utente.
    Conosce lo statuto e i regolamenti degli enti. Si aggiorna costantemente per svolgere la propria professione. Mantiene il segreto professionale cui è tenuto l’Operatore Socio Assistenziale come tutte le altre figure che operano nel sociale.
  • L’Educatore professionale è colui che programma, supervisiona e valuta specifici progetti educativi e riabilitativi, nell'ambito di un progetto terapeutico elaborato da un'equipe multidisciplinare. Si occupa principalmente di: assistenza domiciliare ad anziani, handicappati e malati di Aids, ai minori disabili a scuola e in centri diurni; assistenza in casa di riposo di anziani ed interventi in carcere con adulti e minori, in comunità per alcoolisti, per disabili psichici adulti e minori; sostegno educativo a domicilio. Opera sulle famiglie e sul contesto sociale dei pazienti, allo scopo di favorire il reinserimento nella comunità, in modo coordinato e integrato con altre figure professionali presenti nelle strutture, con il coinvolgimento diretto dei soggetti interessati e/o delle loro famiglie, dei gruppi, della collettività.
    Può svolgere la sua attività professionale in strutture e servizi socio-sanitari e socio-educativi pubblici o privati, e possiede una laurea specifica e l'abilitazione.
  • La figura del Mediatore Culturale e Interculturale è una figura professionale nuova che ha il compito di facilitare l’inserimento dei cittadini stranieri, persone in stato di difficoltà, individui portatori di un disagio sociale o di culture diverse nel contesto sociale del paese di accoglienza. Questa figura favorisce quindi il positivo inserimento degli immigrati nella società e mira alla realizzazione delle pari opportunità dei cittadini stranieri nei vari ambiti sociali. Orienta, quindi, gli stranieri rispetto all’utilizzo dei servizi, li informa e li sensibilizza sulle diversità culturali, sulla cultura locale e sulle regole di buon funzionamento.
    Il Mediatore culturale deve avere un’ottima conoscenza della lingua italiana e sapere perfettamente almeno una delle lingue parlate dai gruppi etnici maggiormente rappresentati nel territorio in cui opera. Sono stati istituiti corsi di laurea ad hoc e corsi di formazione di II livello, generalmente post-diploma, che rilasciano la qualifica di Mediatore culturale.
  • Il Counselor familiare agisce come facilitatore, aiuta ad appianare contrasti tra le persone del gruppo ed è di supporto ai singoli che vivono situazioni conflittuali o problematiche. Il Counselor interviene su persone senza disagi profondi che si trovano ad affrontare un momento particolarmente difficile della loro vita (al lavoro, in famiglia, ecc.). Le sostiene attraverso il dialogo e l’ascolto affinché possano chiarirsi le idee, prender contatto con le proprie emozioni, mettere ordine nei propri sentimenti. Non interviene su tutto, ma su problematiche specifiche. E indica le strade precise con cui possono essere risolte. Non è né psicologo né psicoterapeuta, né psichiatra né psicoanalista. Il suo intervento è concentrato e di breve durata, mentre psicologi e psicoterapeuti agiscono sul medio-lungo periodo.
    Nonostante l’assenza di regolamentazione, esistono vari corsi formativi che garantiscono comunque una buona formazione teorica e pratica per esercitare la professione di Counselor.
  • Socialidarity, è un’associazione di volontariato e Onlus, costituita da una rete di persone dislocate sul territorio nazionale, che volontariamente lavorano dalla propria postazione per dare vita al progetto web, che ha come mission quella di valorizzare opportunità e iniziative del settore sociale. www.socialidarity.it
  • ConfiniOnline, offre servizi di formazione e consulenza per lo sviluppo del non profit. Sul sito è disponibile anche una bacheca informativa con annunci di lavoro. www.confinionline.it
  • VIS (Volontariato Internazionale per lo sviluppo), è un’Organizzazione Non Governativa, che porta avanti progetti di cooperazione internazionale in oltre 40 Paesi del mondo. Si occupa anche di favorire l’accesso all’informazione e alla formazione sui temi della cooperazione internazionale e dei diritti umani. Nella bacheca delle offerte di lavoro sono pubblicati annunci delle diverse realtà della cooperazione che offrono posizioni lavorative nelle loro sedi nazionali o nei loro progetti internazionali; è dato spazio anche alle iniziative e ai corsi di formazione sulla cooperazione organizzati in Italia e all’estero.
  • Vita.it, il portale di riferimento per chi si occupa di terzo settore. Offre informazioni aggiornate e complete;  ha previsto una sezione dedicata al cerco/offro lavoro, che dà la possibilità ai candidati di caricare il cv e agli enti di inserire gli annunci.

Copia il contenuto: Stampa il contenuto: