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Inserimento e collocamento mirato

Secondo la Legge del 12 marzo 1999, n. 68, il collocamento mirato è inteso quale serie di strumenti tecnici e di supporto che permettono di valutare adeguatamente le persone con disabilità nelle loro capacità lavorative e di inserirle nel posto adatto, attraverso analisi di posti di lavoro, forme di sostegno, azioni positive e soluzioni dei problemi connessi con gli ambienti, gli strumenti e le relazioni interpersonali sui luoghi quotidiani di lavoro e di relazione (art. 2).

Dal collocamento mirato derivano degli obblighi di assunzione da parte dei datori di lavoro dei lavoratori appartenenti alle seguenti categorie (articoli 1 e 4, comma 4):

- persone in età lavorativa affette da minorazioni fisiche, psichiche o sensoriali e ai portatori di handicap intellettivo, che comportino una riduzione della capacità lavorativa superiore al 45%, accertata dalle competenti commissioni  per il riconoscimento dell'invalidità civile, in conformità alla tabella indicativa delle percentuali di invalidità per minorazioni  e malattie invalidanti approvata con il Decreto Legislativo 23 novembre 1988, n. 509, nonché le persone la cui capacità lavorativa, in occupazioni confacenti alle proprie attitudini, sia ridotta  in modo permanente a causa di infermità o difetto fisico o mentale a meno di un terzo (art. 1, comma 1, Legge 12 giugno 1984, n. 222);

- persone con un grado di invalidità del lavoro superiore al 33%, come accertata dall’INAIL;

- persone non vedenti o sordomute (di cui alle Legge 27 maggio 1970, n. 382 e alla Legge 26 maggio 1970, n. 381);

- persone invalide di guerra, invalide civili di guerra e invalide per servizio, con minorazioni ascritte dalla prima all'ottava categoria delle tabelle allegate al Testo Unico delle norme in materia di pensioni di guerra (D.P.R. 23 dicembre 1978, n. 915);

- persone che divengono inabili allo svolgimento delle proprie mansioni in conseguenza di infortunio o malattia con una riduzione della capacità lavorativa pari o superiore al 60% o, comunque, divenuti inabili a causa dell'inadempimento da parte del datore di lavoro, accertato in sede giudiziale, delle norme in materia di sicurezza ed igiene del lavoro.

Inoltre, ferme restando le particolarità della relativa disciplina sull’assunzione, sono computabili quali lavoratori diversamente abili le seguenti categorie (art. 1, comma 3):

- i centralinisti telefonici non vedenti;

- massaggiatori e massofisioterapisti non vedenti;

- terapisti della riabilitazione non vedenti;

- insegnanti non vedenti.

Pertanto, ai sensi della normativa vigente, i datori di lavoro pubblici e privati sono tenuti ad avere alle proprie dipendenze un determinato numero di lavoratori disabili, in misura diversificata a seconda delle dimensioni dell’azienda, con riferimento al personale occupato sul territorio nazionale, in base ai criteri definiti dalla Legge per la determinazione delle c.d. quote di riserva (articoli 3 e 4).

Da ultimo, nell’ambito del pubblico impiego, si segnala la Direttiva n. 1/2019 recante “Chiarimenti e linee guida in materia di collocamento obbligatorio delle categorie protette”.

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