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Naspi

La NASPI (Nuova Assicurazione Sociale per l'Impiego) fornisce un sostegno al reddito a chi ha perso il lavoro. Operativa dal 1° maggio 2015, ha sostituito  l’ASPI e la mini-ASPI, in base al Decreto Legislativo n.22/2015. La stessa norma ha stabilito le caratteristiche dell’ammortizzatore sociale, prevedendo in particolare come fruizione e durata siano legate principalmente alla contribuzione versata del soggetto beneficiario.

Vediamo nel dettaglio requisiti, importi e modalità per presentare la domanda.

Chi?
Possono accedere alla NASPI tutti i lavoratori con rapporto di lavoro subordinato – ad eccezione di quelli agricoli - in possesso dei seguenti requisiti:

  • Stato di disoccupazione involontario. Oltre all’ipotesi del licenziamento, è possibile accedere al beneficio anche a seguito di dimissioni per giusta causa riconducibili al venir meno del vincolo fiduciario con il datore di lavoro. A titolo esemplificativo, si tratta delle seguenti situazioni: mancato pagamento della retribuzione o versamento della contribuzione, modificazioni peggiorative delle mansioni lavorative, mobbing e altre ipotesi. Possono inoltre accedere alla NASPI anche le lavoratrici madri durante il cd. “periodo tutelato” che inizia trecento giorni prima della data presunta del parto e si conclude al compimento del primo anno di vita del figlio. Stesso discorso vale per le risoluzioni consensuali avvenute nell’ambito della procedura di conciliazione preventiva presso l‘ITL (ex Direzione Territoriale del Lavoro) introdotta dalla Legge 92/2012. L’interpello n.13/2015 e la circolare INPS n.142/2015 hanno confermato che la possibilità di accesso al beneficio riguarda anche i licenziamenti con accettazione dell’offerta conciliativa ex art.6 del D.lgs. 23/2015 e quelli intimati per motivi disciplinari. 
  • Tredici settimane di contribuzione contro la disoccupazione nei quattro anni precedenti l'inizio del periodo di disoccupazione. Sono valide a tal fine tutte le settimane retribuite, purché in tale periodo risulti corrisposta una retribuzione non inferiore ai minimali settimanali. Per i lavoratori addetti ai servizi domestici e familiari, gli operai agricoli e gli apprendisti, si applicano invece le disposizioni già vigenti. Non sono considerati utili i periodi del rapporto di lavoro durante i quali non sia prevista la contribuzione, come ad esempio durante la cassa integrazione ordinaria o straordinaria a zero ore, la fruizione di permessi per l’assistenza a disabili, i periodi di malattia per cui non sia prevista l’integrazione datoriale. La circolare n.142/2015 chiarisce nel dettaglio i meccanismi di neutralizzazione, ossia la definizione di quei periodi che ampliano il quadriennio di riferimento.    
  • Trenta giornate di lavoro effettivo, a prescindere dal minimale contributivo, nei dodici mesi che precedono l’inizio del periodo di disoccupazione. Le giornate di lavoro effettivo sono le giornate di reale presenza al lavoro a prescindere dall’orario prestato. Il riferimento è il flusso mensile UNIEMENS mediante il quale i datori di lavoro trasmettono i dati retributivi e contributivi del personale. La circolare INPS n.94/2015 esplicita alcuni casi particolari che, se si verificano o siano in corso nei dodici mesi che precedono l’inizio del periodo di disoccupazione, determinano un ampliamento del periodo di dodici mesi all’interno del quale ricercare il requisito delle trenta giornate (malattia, CIGO o CIGS a zero ore, maternità obbligatoria).

Sono beneficiari anche gli apprendisti, i soci lavoratori di cooperativa che abbiano stabilito, con la propria adesione - o successivamente all’instaurazione del rapporto associativo - un rapporto di lavoro in forma subordinata, nonché il personale artistico con rapporto di lavoro subordinato e i dipendenti a tempo determinato delle pubbliche amministrazioni. Sono invece esclusi: gli operai agricoli, i lavoratori extracomunitari con permesso di soggiorno stagionale, coloro che hanno maturato i requisiti per la pensione (anticipata e di vecchiaia), i titolari dell’assegno ordinario di invalidità che non optino per la NASPI.

Per i lavoratori che hanno alternato periodi di lavoro nel settore agricolo e periodi di lavoro in settori non agricoli, tali periodi sono cumulabili per poter usufruire della NASPI. È comunque necessario che nel quadriennio di osservazione risulti prevalente la contribuzione non agricola e che la relativa domanda sia presentata nel termine di sessantotto giorni rispetto alla cessazione dell’ultimo rapporto di lavoro, anche se avvenuto in agricoltura.

Quanto?
L'indennità mensile è pari al 75% della retribuzione, fino ad un massimo di 1.328,76 euro per il 2019. Nei casi in cui la retribuzione mensile di riferimento sia superiore a 1.221,44 euro (per il 2019), l'indennità è pari al 75% del predetto importo incrementato di una somma pari al 25% del differenziale tra la retribuzione mensile e il predetto importo.

Ma cosa si intende per “retribuzione”? La base di calcolo è determinata dalla retribuzione imponibile ai fini previdenziali degli ultimi quattro anni (comprensiva degli elementi continuativi e non continuativi e delle mensilità aggiuntive) divisa per il totale delle settimane di contribuzione e moltiplicata per il coefficiente numerico 4,33.

La NASPI è corrisposta mensilmente, per un numero di settimane pari alla metà di quelle di contribuzione degli ultimi quattro anni. La durata massima è fissata a 24 mesi, secondo quanto disposto dal Decreto Legislativo n.148/2015. Non sono considerati utili i periodi contributivi che hanno già dato luogo ad erogazione di altre prestazioni di disoccupazione, anche nei casi in cui dette prestazioni siano state fruite anticipatamente in un'unica soluzione.
Per avviare un'attività autonoma è possibile richiedere l’erogazione in un'unica soluzione . 

A partire dal 91° giorno di fruizione, la NASPI si riduce progressivamente del 3 per cento ogni mese. L'importo dell'indennità può diminuire, inoltre, in caso di nuova occupazione con contratto di lavoro subordinato o parasubordinato che genera un reddito annuo pari a 8.000 euro o di un’attività di lavoro autonomo che genera un reddito annuo pari a 4.800 euro.

Per quanto riguarda la compatibilità dell’ammortizzatore con lo svolgimento di attività lavorativa o con alcuni redditi, le casistiche sono riepilogate nella circolare INPS 174/2017. In particolare per il lavoro intermittente o come operai a tempo determinato in agricoltura (OTD), sono stati forniti appositi chiarimenti nel messaggio INPS n.1162/2018. Mentre la circolare INPS n.88/2019 delinea i rapporti tra NASPI e trattamenti pensionistici anticipati disciplinati dal decreto-legge n. 4/2019 (come ”Quota 100”) e l’assegno ordinario di invalidità.

Come?
La domanda per beneficiare della NASPI deve essere presentata all’INPS esclusivamente in via telematica, scegliendo una delle seguenti modalità:  

  • WEB - direttamente dal cittadino tramite PIN dispositivo attraverso il portale dell’Istituto
  • Enti di Patronato
  • Contact center integrato INPS-INAIL - n. 803164 da rete fissa e 06 - 164 164 da rete mobile.

La domanda va inoltrata, comunque, entro 68 giorni dalla data di cessazione del rapporto di lavoro. La richiesta inoltrata all'INPS equivale alla Dichiarazione di Immediata Disponibilità al Lavoro. Il beneficiario sottoscriverà con il CPI un patto personalizzato per il reinserimento al lavoro. 

Per saperne di più sugli strumenti di politica attiva consulta il portale dell'Agenzia Nazionale Politiche Attive del Lavoro.   

A partire dal 1° gennaio 2013 fino al 30 aprile 2015 è stato possibile richiedere l'Assicurazione sociale per l’impiego (ASPI) e la mini-ASPI

La Circolare INPS n. 142/2012 aveva fornito i chiarimenti operativi per entrambi gli ammortizzatori sociali.

L’indennità mensile dell'ASPI è pari al 75% - rivalutata in base all’inflazione stabilita dall’indice Istat - nei casi di retribuzione uguale o inferiore a 1.180 euro
Per gli stipendi superiori è previsto un ulteriore 25%, calcolato sulla differenza tra la retribuzione del lavoratore e i 1.180 euro, ma in ogni caso l’importo mensile non può essere superiore a quello mensile massimo previsto dalla Legge n. 427/1980
Dopo i primi sei mesi, è prevista una riduzione del 15%, che diventerà pari al 30% dopo ulteriori sei mesi.
A partire dal 1° gennaio 2015 i periodi di durata massima di fruizione del beneficio sono variabili dai 10 ai 16 mesi, in funzione dell'età anagrafica del richiedente.

La mini-ASPI poteva essere richiesta da coloro che avevano versato almeno tredici settimane di contribuzione negli ultimi dodici mesi. L'importo, uguale a quello dell’ASPI, viene però corrisposta per un numero di settimane pari alla metà delle settimane di contribuzione nell’ultimo anno. 

La Legge 99/2013, di conversione del Decreto Legge 76/2013, ha previsto inoltre, in caso di assunzione a tempo indeterminato di disoccupati che fruiscono dell'ASpI, un contributo mensile al datore di lavoro per ogni mensilità corrisposta al lavoratore, pari al 50% dell'indennità mensile residua che sarebbe stata corrisposta al lavoratore se fosse rimasta disoccupato. 

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